di Piero Sansonetti
Il Garantista, 9 aprile 2015
Una sentenza che brucia forte. Ieri la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per il reato di tortura condotta dallo Stato. Il riferimento è ai fatti di Genova del 2001, ma la condanna è molto più vasta. Dice che abbiamo leggi medievali, che vanno cambiate ma nessuno si decide a cambiarle, ed è sulla base di quelle leggi che non è stato possibile punire i responsabili del massacro di Genova, e -sempre sulla base di quelle leggi - la polizia ha la possibilità di tornare a torturare, e in effetti ci sono stati dopo Genova - Cucchi, Aldovrandi, Bianzino, Uva, Bifolco - molti casi noti di tortura e chissà quanti restati segreti.
La sentenza della Corte Europea getta un ombra di vergogna sul nostro paese. E soprattutto sui giorni infernali del luglio 2001 a Genova. La polizia e i carabinieri si scatenarono, uccisero un ragazzo, ne ferirono centinaia, la maggior parte giovanissimi, inermi, pacifici.
La città per tre giorni fu in mano a un terrore poliziesco che fu definito (da un poliziotto pentito) "macelleria messicana, e dal moderato leader dei ds, massimo D'Alema "notte cilena". Sembrava di stare in America latina. Nessuna istituzione reagiva, nessun partito, nessuno cercava di fermare la furia di Stato.
È stata la pagina più nera scritta dal governo Berlusconi nei circa dieci anni nei quali è stato al potere (alternandosi con Prodi). La sinistra non glielo ha mai rinfacciato, perché non gli sembrava così grave. La sinistra, in questi vent'anni, si è occupata molto di più delle avventure amorose di Berlusconi. E, in buona fede, ha creduto che a rovinare l'immagine dell'Italia sia stata Ruby, e non la ferocia dei poliziotti della mattanza di Genova.
Del resto la sinistra - il partito dei Ds, più precisamente - si schierò contro il movimento no-global in quelle giornate, e addirittura, dopo l'uccisione da parte dei carabinieri di Carlo Giuliani - 23 anni, abbattuto a revolverate - ritirò l'adesione al corteo del giorno dopo. Fu un corteo oceanico: giovani, sindacalisti della Fiom, moltissimi cattolici, preti suore: ma la Cgil e i Ds non c'erano e il segretario dei Ds (che era Fassino) se la prendeva coi black block, non con la polizia.
E neppure se la prendeva col vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, ex- fascista, che in quei giorni ebbe un rigurgito della sua vecchia ideologia e si piazzò in caserma, a Genova, a guidare personalmente la polizia scatenata.
Non è stato mai chiaro del tutto chi e perché volle quella vergogna poliziesca. La polizia stessa, i carabinieri, gli ex-fascisti di Fini, Berlusconi in persona, l'America che partecipava al G8 col suo presidente Bush? Mistero.
Certo è che i tempi erano molto aspri in Italia. Qualche mese prima, in marzo, quando il governo Berlusconi ancora non c'era e al governo c'era l'Ulivo di Prodi e il ministero dell'Interno era Enzo Bianco, della Margherita, a Napoli era successo qualcosa di molto simile a quello che poi successe a Genova. I no-global furono chiusi in piazza Plebiscito, fu resa loro impossibile la fuga, e poi furono bastonati per ore. Molti furono portati poi in caserma e bastonati ancora, torturati come a Genova.
Genova provocò un sussulto, in Italia, che durò più o meno un mese. In Parlamento la sinistra si arrabbiò un po'. Poi finì tutto: il movimento no-global, che era un movimento politico, di alternativa, fu sostituito dai Girotondi, un movimento molto vasto, in mano alla magistratura e ai giornali (soprattutto Repubblica). Il movimento dei girotondi spazzò via i temi politici posti dai no-global e concentrò l'attenzione dell'opposizione sulle questioni giudiziarie di Berlusconi. Nessuno chiese le dimissioni di Berlusconi per la mattanza di Genova - né tantomeno di Fini - ma per il Lodo Alfano...
La Corte Europea, con una quindicina d'anni di ritardo, si è pronunciata. E lo ha fatto sulla base di un ricorso presentato da un singolo cittadino, Arnaldo Cestaro, che all'epoca aveva 62 anni e oggi ne ha 76. Cestaro, quella notte del 22 luglio, stava dormendo tranquillo all'interno della scuola Diaz - chiusa per le vacanze estive - che era stata concessa all'organizzazione del contro-G8 per ospitare i "forestieri".
Il contro-G8 era stato convocato da un gran numero di movimenti no global, pacifisti, sindacali e cattolici, per contestare la riunione del G8 (cioè dei capi di Stato delle grandi potenze) che si teneva, appunto a Genova, e che doveva stabilire come i giganti del mercato privato avrebbero dovuto guidare e incanalare la "globalizzazione". Il contro-G8 durò una settimana, ma raggiunse il suo momento più forte negli ultimi tre giorni, quando tenne tre grandi manifestazioni.
Cestaro - dicevamo - quella sera dormiva tranquillo, anche perché ormai le manifestazioni erano finite, erano state oceaniche, e nonostante le defezioni dei partiti di sinistra e le provocazioni della polizia, avevano avuto un clamoroso successo anche internazionale. Tutti i giornali del mondo ne parlavano. La mattina dopo era prevista la smobilitazione. Ma Cestaro, nel cuore della notte, venne svegliato all'improvviso dai rumori di gente che cercava di sfondare la porta. Lui pensò ai black block che rompevano le palle. Invece la porta venne giù ed entrarono centinaia di poliziotti scatenati, e armati fino ai denti, che iniziarono a massacrare a bastonate chiunque trovavano nelle aule.
A lui gli ruppero subito un braccio, poi una gamba, poi lo colpirono in testa, e lui sentiva le urla dei ragazzini, affogati dal sangue, che chiamavano la mamma, in italiano, in inglese, in danese. Durò almeno un 'ora e mezzo. A nessuno da fuori fu permesso di intervenire. Poi trascinarono i prigionieri per strada, chi in ambulanza chi sul cellulare. E chi era in grado di camminare fu portato in questura o a Bolzaneto. Alla caserma degli orrori. E li le torture proseguirono, furono atroci, lunghissime, aiutate anche da medici vigliacchi. Fu l'orgia del sadismo di stato. Quasi nessuno ha pagato. Le vittime, invece, non sono mai riuscite a liberarsi da quell'incubo, hanno avuto, quasi tutte, danni permanenti, fisici o psichici.
La sentenza della Corte Europea adesso ci impone di approvare la legge che istituisce il reato di tortura. Però, oltre alle forze di polizia, ci sono parecchie altre forze, anche in Parlamento, che sono contrarie. Il reato di tortura, tra le migliaia di reati che ogni giorno politici e magistrati riescono a inventarsi, è uno dei pochissimi che limita il potere dello Stato e non i diritti dei cittadini. Dve essere questo il motivo per il quale sarà molto difficile farlo approvare.
P.S. Cestaro ha ottenuto un risarcimento di 45 mila euro. Non è un granché: gli hanno rovinato la vecchiaia e lo pagano con una cifra modesta. Ora però è possibile che centinaia di altre vittime delle torture di Genova presentino il ricorso. E sicuramente vinceranno. Speriamo.
Chi non è stato a Genova in quei giorni non può nemmeno immaginarsi cosa successe. Chi c'è stato non si è mai dimenticato di quel clima di follia. A ripensarci viene in mente che magari non è vero che le cose, in Italia, vadano sempre peggio. Oggi, probabilmente, una mostruosità come Genova non si potrebbe più ripetere. La polizia di oggi non è quella di quel luglio. Meno male, no?










