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di Errico Novi

 

Il Garantista, 24 marzo 2015

 

Il caso Lupi ha certificato la supremazia dei pm sul governo. Ora Renzi rischia di dover pagare questa sudditanza anche su un fronte delicatissimo come quello delle intercettazioni. La scena è questa: sulla materia c'è un emendamento dei soliti alfaniani.

Nel tentativo di aggirare le esitazioni del Pd, il capogruppo dell'Ncd in commissione Giustizia, Alessandro Pagano, ha presentato da oltre un mese una modifica al ddl sulla diffamazione che introduce appunto limiti alla pubblicabilità dei brogliacci.

Prima che deflagrasse il caso Lupi, Renzi si era detto d'accordo, persino in Consiglio dei ministri, sulla necessità di tutelare "chi non è indagato". Pagano torna alla carica e dice: "Bisogna accelerare". La cosa buffa che mette ancora più in difficoltà il Capo del governo è che a invocare una regolamentazione degli ascolti è anche la minoranza Pd. Il capogruppo dem a Montecitorio Roberto Speranza ha posto la questione in modo esplicito. Più defilata ma forse anche più "pesante" è la posizione assunta in proposito da Pier Luigi Bersani. È lui ad aver notato subito che con il sistema che ha messo knock out l'ex ministro delle Infrastrutture "chiunque può essere impallinato".

Una riflessione riportata ieri da Francesco Verderami sul Corriere della sera. E a cui lo stesso Bersani ha dato implicitamente seguito nelle ultimissime ore. A chi gli ha chiesto se un avviso di garanzia comporti un "obbligo" di dimettersi, l'ex segretario del Pd ha risposto che "se uno fa il camionista tutta la vita una volta prende una multa, è inevitabile, e se uno fa il sindaco per vent'anni, un abuso d'ufficio senza danno patrimoniale può succedere".

Non si può dare spazio all'automatismo tra inchieste, notizie di stampa e dimissioni dell'interessato, perché si rischia di subordinare la politica a inchieste e gossip giudiziari, dice in sostanza Bersani. Che ricorda anche come sia necessario "cambiare le leggi, senza illudersi che possa arrivare lo sceriffo per risolvere tutto". Il riferimento è all'eventualità che il ministero delle Infrastrutture sia assegnato a un pm.

Se Bersani e Speranza lanciano segnali per spingere il loro partito a intervenire sulle intercettazioni, il responsabile Giustizia del partito, David Ermini, renziano, dice che di intercettazioni non se ne parlerà prima di maggio. Il sopracitato Alessandro Pagano dell'Ncd gli controbatte: "Sull'abuso mediatico delle intercettazioni serve presto una riforma: lo dice Bersani, lo dice Speranza, lo ha detto pochi giorni fa Serracchiani, lo dice da sempre il Nuovo centrodestra. All' appello però manca Renzi". Guarda un po'. "Se è vero quanto sostiene il suo responsabile Giustizia Ermini", dice Pagano, "e cioè che il provvedimento arriverà in aula solo a ridosso dell'estate, allora si vuole diluire il problema: Renzi batta un colpo".

Glielo dice pure una primissima linea centrista come Maurizio Sacconi: "Il caso Lupi ha messo in evidenza l'abuso mediatico delle intercettazioni, questo è un nodo politico perché riguarda la stabilità delle istituzioni". Oltre alle nuove regole proposte da Pagano per rendere "impermeabile" l'udienza-filtro, Sacconi chiede di riproporre quella che era l'idea iniziale dello stesso guardasigilli Orlando: un'autoregolamentazione della stampa. "Faccio appello a Renzi affinché solleciti il garante della privacy ad adottare autonomamente il codice etico che il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti ha rifiutato di rinnovare, includendo l'abuso di pubblicazione delle intercettazioni". Chiusura con una velenosissima avvertenza per Renzi: "Non ha futuro quella politica che si annichilisce di fronte alla gogna mediatico-giudiziaria: peraltro, oggi a me domani a te". Anche se con la richiesta di proscioglimento presentata per suo padre Tiziano, ora forse Matteo Renzi si sentirà più tranquillo.