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di Francesco Alberti

 

Corriere della Sera, 31 marzo 2015

 

Siamo ancora qui, 35 anni dopo. In uno scenario di guerra processuale attorno al fantasma di quel Dc-9 che la sera del 27 giugno 1980 partì con 81 persone a bordo da Bologna per non arrivare mai a Palermo, scomparso dai cieli tra Ustica e Ponza.

Come in un assurdo gioco dell'oca, che perennemente ti rimanda alla casella di partenza, siamo ancora qui a battagliare su che cosa e perché fece a pezzi quel carico di anime. Disputa odiosa che mette lo Stato contro i familiari delle vittime, aggiungendo al lutto e all'esasperazione dei tempi infiniti, pure la rabbia di sentirsi il nemico in casa.

La Cassazione, nel 2013, rese definitivo che a provocare la strage non fu un'esplosione interna, ma un missile lanciato in uno scenario di guerra, condannando i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza dei cieli e aver ostacolato l'accertamento dei fatti.

Ora lo Stato, tramite l'avvocato Maurilio Mango, nel chiedere alla Corte d'appello civile di Palermo di respingere le domande di risarcimento a 18 familiari, ha sostenuto che molti aspetti del caso Ustica "sono stati talvolta macroscopicamente influenzati dal consolidarsi di un immaginario collettivo che ha individuato la causa del disastro nell'abbattimento del velivolo da parte di un missile".

Una sorta di ipnosi nazionale alla quale avrebbero contribuito "le considerazioni fantasiose alimentate dai media per confermare l'ipotesi di una battaglia aerea". L'avvocato ha poi precisato, consapevole dell'impatto sui familiari, che la sua tesi non è frutto di "un'algida indifferenza all'altrui dolore", ma l'adempimento "di un preciso dovere che la legge impone a tutela dell'Amministrazione".

Precisazione doverosa, ci mancherebbe. Anche se sarebbe altrettanto doveroso tenere nella dovuta considerazione le sentenze della Cassazione, anziché relegarle nel regno della fantasia assieme alle aspettative dei parenti.

I legali dei familiari ora parlano di "feroce offensiva dello Stato". Ricordano con Daria Bonfietti che "la stessa Avvocatura nei vari processi sostenne la tesi del missile". E l'avvocato Vincenzo Fallica bolla così la tesi del collega Mango: "Insiste su un percorso che andrebbe abbandonato: si vuole depistare perfino il depistaggio...". Dal governo, a questo punto, sarebbe doverosa una presa di posizione.