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di Errico Novi


Il Garantista, 17 aprile 2015

 

Nel calderone dei pm è finita anche la società "Edera". Le prove? I precedenti penali di un socio, cioè il nulla. Ma 200 posti di lavoro sono in bilico.

E sì, poi magari fra qualche anno capiremo. Se Salvatore Buzzi era davvero un mafioso, per esempio. O se aveva piuttosto trasformato la cooperazione in una forma di rampantismo imprenditoriale, in un gioco di scambio con la politica. Allora, magari, le immagini del blitz del 2 dicembre e quella stessa intestazione, "Mafia Capitale", ci faranno sorridere. Ma sarà troppo tardi. Almeno per aggiustare il destino delle cooperative vere. Quelle che dall'inchiesta della Procura di Roma sono state solo lambite. Contagiate appena. Eppure messe in ginocchio. Forse non dal punto di vista penale, processuale. Ma economico sì.

Rischia di essere il caso della cooperativa Edera. La numero due, a Roma, tra le società mutualistiche che impiegano ex detenuti e svolgono servizi di pubblica utilità.

Nelle carte del procuratore Giuseppe Pignatone e dei suoi sostituti ci finisce quasi per caso. O per paradosso, si potrebbe dire. Un suo ex amministratore, Franco Cancelli, attualmente socio lavoratore, è indagato per turbativa d'asta nell'ambito della maxi inchiesta. Secondo i pm Ielo, Cascini, Prestipino e Tescaroli avrebbe truccato una gara Ama, la numero 30 del 2013. Prove? Nessuna intercettazione in cui echeggi la voce di Cancelli.

Solo una in cui il solito Buzzi dice ad altri che Cancelli gli ha rappresentato una richiesta di un consigliere regionale, Eugenio Patanè: "Vuole 120mila euro". E si può chiedere la custodia cautelare, seppure ai domiciliari, perché un terzo soggetto dice che l'indagato in questione è intermediario di una presunta mazzetta, senza avere altre prove che la transazione ci sia stata, che la Edera di Cancelli e la 29 Giugno di Buzzi si siano spartite l'appalto, senza insomma il dispositivo logico che autorizzerebbe la misura?

"Avevano solo un modo per giustificare gli arresti domiciliari a mio carico: la presunta pericolosità sociale del sottoscritto". E su cosa si basa questa pericolosità? Vediamo. Cancelli ha precedenti di un certo peso. È stato arrestato nel 1978 per banda armata, con condanna definitiva nell'82. Avrebbe militato secondo le accuse nella formazione "Guerriglia comunista". Fatale, per Cancelli, è stata una rapina a cui avrebbe partecipato e che, secondo un brigatista pentito, serviva a finanziare la lotta armata.

Nella sua fedina penale compare addirittura un concorso in omicidio: "Nell'82, nel carcere di Trani, durante l'ora d'aria, uccisero il detenuto Ennio Di Nolfo. Non riuscirono a individuare l'autore e incriminarono tutti quelli che erano in cortile, compreso me". Nel 1996 ottiene la semilibertà, nel 1999 l'affidamento in prova. Da allora non ha più avuto storie con la giustizia "a parte un paio di occupazioni con altri compagni".

Insomma, è un comunista dal passato molto agitato. Che però a inizio anni 90 si è organizzato appunto "con altri compagni detenuti ed ex detenuti" per vedere "cosa potevamo fare una volta fuori". Da lì nasce la coop Edera. Che si occupa all'inizio di pulizie condominiali, qualche appalto nei giardini pubblici, la concorrenza insostenibile della 29 Giugno e poi le prime commesse nei servizi di igiene urbana. Oggi parliamo di 200 lavoratori, 780 mezzi prevalentemente destinati alla raccolta differenziata. Sulla carta una grande testimonianza di privato sociale che funziona. Nei fatti, una bella storia messa in ginocchio dall'inchiesta romana.

Perché appunto Cancelli finisce nel tritacarne degli arresti. A giustificare la misura cautelare, pur scontata ai domiciliari, è per il gip la sua "pericolosità sociale". Come si giustifica, visto che Cancelli ha chiuso i conti con la giustizia penale da quattordici anni, nel lontano 2001? Con il fatto che si è "reinserito in attività criminali di elevatissima pericolosità".

E quali sono? I presunti affari con Buzzi. Cioè, la pericolosità sociale sarebbe dimostrata dagli stessi reati oggetto dell'inchiesta. Reati che evidentemente non sono mai stati provati, visto che siamo alla fase preliminare del procedimento. Un paradosso giuridico. Che ai magistrati del Riesame appare grande quanto una casa. Tanto che il Tribunale della libertà revoca gli arresti domiciliari a Cancelli lo scorso 24 dicembre.

Ma ormai l'immagine della cooperativa Edera è compromessa. "Dal giorno stesso del blitz, dal 2 dicembre, abbiamo avuto una montagna di problemi", dice ancora il cofondatore. Nessuno si fida più. O meglio: nessuno al Comune di Roma e nelle municipalizzate se la sente di concedere appalti e credito a Edera. Sarebbe sconveniente. Un attimo dopo i giornali che hanno montato la storia della Capitale oppressa da una Cupola Mafiosa sparerebbero: la giunta Marino fa affari con i complici di Buzzi. Così andrebbe.

E ora 200 persone rischiano di veder disintegrata la loro fonte di reddito. La "creatura" messa insieme in oltre quindici anni di sudore, "fatica spesa, soprattutto all'inizio, nei lavori più umili, che abbiamo sempre accolto come un privilegio". C'è un capannone a San Lorenzo che Edera vorrebbe prendere in affitto, per farne un deposito dei mezzi della società.

"Eravamo in trattativa e ora si è bloccato tutto. Avevamo proposto al Comune e ai proprietari di assumere l'incarico dello smaltimento dell'Eternit, presente nella struttura in grande quantità. Sembrava fatta. Dal 2 dicembre non ci rispondono neppure alle mail". Stessa storia per una terreno Ater (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale di Roma) sulla Palmiro Togliatti, in zona Torraccia: "Abbiamo proposto di prendere l'incarico per trasformare l'area in un grande parco pubblico. Giochi per bambini e aree picnic. Molti nostri soci abitano lì, avrebbero la soddisfazione di lavorare e realizzare nello stesso tempo qualcosa di utile per il loro quartiere. Cosa ci guadagneremmo? A parte l'installazione delle strutture, gli introiti di un baretto da aprire sul posto. Niente di che, ma è un progetto in linea con lo spirito a cui cerchiamo di riferirci da quando

siamo nati: attività mutualistica che realizza servizi utili alla comunità, possibilmente alla stessa comunità di cui fanno parte i soci. Senza velleità di accumulo capitalistico... Cosa c'entra una cosa del genere con la Mafia della Capitale?".

Chissà se l'inchiesta sarà capace di evadere il quesito. Intanto anche il discorso intavolato con Ater si è incagliato nelle secche della maldicenza. Cancelli è stato fatto passare per uno che s'accorda e spartisce gli appalti con Buzzi. "Eppure mi sono sempre sentito lontano da lui. Già dalle prime riunioni, agli inizi della 29 Giugno. Gli dissi chiaro e tondo che non apprezzavo il rampantismo di certi suoi discorsi. Ci vedevo una forma impropria di impresa di capitali classica. Diciamo che dal punto di vista ideologico, tra me e Buzzi c'è da anni grande distanza".

Ci sono state tensioni tra i due anche durante una agitazione che coinvolse molte coop durante la giunta Alemanno. "Buzzi creò una delegazione con cui pretendeva di rappresentare anche Edera. Noi eravamo al presidio in 50 su 400, ritenevamo di dover avere una presenza diretta al tavolo con il sindaco. Non ce la diedero e ce ne andammo".

Adesso la coop Edera ha in pedi due appalti importanti, sempre con l'Ama. Ma non ne prende altri e questo pregiudica l'abituale processo di assorbimento di nuova forza lavoro dal bacino degli ex detenuti, tanto da dover respingere le richieste avanzate dagli assistenti sociali. In base a quanto previsto dalla legge che ha istituito l'Authoritry di Cantone, le due commesse di Edera sono state commissariate.

"I commissari sono due, professionisti di grande livello, che portano anche un valore aggiunto per i nostri soci lavoratori. Ma la nostra immagine è compromessa, Sulla base di un'accusa mossa al sottoscritto che si basa su mere presunzioni e chiacchiere di Buzzi al telefono", dice Cancelli. "La Mafia Capitale? Tra le tante carceri che ho girato c'è anche Fossombrone, dove ho diviso la cella con esponenti di spicco delle cosche siciliane.

Al piano di sotto c'erano i cutoliani. Me li sono studiati. E posso dire che Buzzi e Carminati, con i mafiosi veri, non c'entrano nulla. Corruzione? Magari lo proveranno. C'era un sistema di scambio, questo mi sembra. Ma la mafia è un'altra cosa. E noi siamo finiti sotto questo marchio infamante che rischia di distruggere tutto".