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di Domenico Ciruzzi (Vicepresidente Unionme Camere Penali)

 

Il Garantista, 22 aprile 2015

 

Lo scempio tragico dei migranti nel Mediterraneo viene addebitato agli scafisti: è tutta colpa loro, si dice. Da decenni sappiamo che vi sarebbe stata una spaventosa migrazione di interi popoli affamati, privi del necessario per vivere: migrazioni dall'Africa, dall'Asia, dai paesi più poveri del mondo verso l'Europa.

Era prevista una migrazione senza precedenti nella storia, velocizzata paradossalmente dalle nuove tecnologie del Pianeta; uno spostamento di intere popolazioni diverso dal fenomeno migratorio di singoli, sia pur numerosi, avvenuto nell'Ottocento verso gli Stati Uniti.

Pur sapendo ciò da tempo, cosa ha fatto l'Europa unita, e non solo, per prevenire l'inarrestabile ecatombe quotidiana di questi anni? Nulla, come tutti sappiamo. Le responsabilità politiche di parlamenti ed istituzioni non solo europee sono innegabili. Ma come le si nasconde all'opinione pubblica?

Con la nuova ed antica arma di distrazione di massa, attraverso l'individuazione del nuovo "nemico" a cui addebitare tutto o quasi tutto, deresponsabilizzando i governanti: i nuovi mercanti di schiavi, gli scafisti. Per i quali il governo italiano - "differentemente da tutti gli altri paesi europei" esclama fiero il Ministro di turno - ha previsto la punibilità del timoniere con pene che con gli aggravamenti raggiungono i 30 anni di reclusione!

Come per gli spacciatori di droga. Soltanto che in tema di droga - si è a lungo sostenuto - quantomeno si tutela il diritto alla salute del cittadino; salvo poi accorgersi dopo cinquanta anni che forse è meglio legalizzare le droghe al fine di interrompere l'interesse della criminalità all'arricchimento illegale che condiziona intere economie di mercato. In un caso, dunque si è mercanti di morte e si ritiene, comunque a torto, di giustificare i 30 anni. E nell'altro? Si è mercanti di morte facendo salire dei disperati - inseguiti da nemici sanguinari - su di un barcone pericolante condotto dall'ultima pedina di un'organizzazione?

Pedina-timoniere, peraltro, sovente anch'essa disperata tanto da rischiare la morte insieme ai suoi passeggeri. È più colpevole chi ha ridotto intere popolazioni in condizioni così disperate da essere destinate a morte certa o il disgraziato - ben più simile ai suoi passeggeri che a noi - che offre loro, sia pur in cambio di denaro, l'ultima chance?

Come già sostenuto da altri, non credo che tali riflessioni possano essere degradate a "buonismo da irridere", essendo di contro l'analisi necessaria per individuare le cause reali della tragedia in atto senza ricorrere a diversivi distrattivi. Ed è chiaro che tali riflessioni, fatte le debite proporzioni, possono valere anche per l'analisi sulle principali cause del crimine e che gli aumenti di pena rappresentano sempre e soltanto lo specchietto per le allodole, non incidendo per nulla nella realtà del fenomeno criminale.

Ma tant'è, è inutile filosofeggiare sul libero arbitrio: il colpevole è già individuato ed a nulla valgono le sparute prese di posizione di chi evidenzia lo scandalo di oltre un miliardo di persone che vivono in una condizione di estrema invivibilità. Tali allarmanti dati sono peraltro relegati sempre ai margini dell'informazione ed, in ogni caso, slegati sia da un punto di vista grafico che concettuale dalla notizia dei migranti e delle loro tragiche morti.

Persino Renzi, il sedicente rottamatore della politica, non afferma mai con chiarezza che le responsabilità sono in primis di tutti i governanti presenti e passati che, pur potendo agevolmente prevedere cosa sarebbe accaduto, non hanno mai concretamente attuato politiche che consentissero una più equa redistribuzione delle ricchezze materiali e culturali sul pianeta. Nessuna autocritica, nessuna analisi che permetta di individuare le vere cause dello scempio.

Il responsabile è per tutti già pronto: il cattivissimo timoniere. Come dire che la responsabilità della Shoah è tutta del soldato Schulz che conduceva i camion verso i campi di prigionia. Nell'immediato, nell'attesa che si comincino ad attuare politiche dirette a mitigare sensibilmente le cause scatenanti della diaspora dei disperati del mondo - in primis, una più equa redistribuzione delle risorse materiali e culturali - occorre porre un argine all'ecatombe di migranti a cui stiamo assistendo inerti negli ultimi anni.

Esiste un diritto alla vita che deve essere tutelato prima di ogni altra cosa, senza distinguo e senza tentennamenti. In una tragedia umanitaria di queste proporzioni, tutti i paesi occidentali devono fare la loro parte, accogliendo pro-quota - attraverso un sistema che consenta ai migranti di spostarsi con mezzi "normali" e non già attraverso "zattere della morte" - i disperati della Terra.