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Il Garantista, 10 marzo 2015

 

Sì, certo, "andranno attentamente valutati gli effetti concreti dell'applicazione della nuova legge". Ma sulla responsabilità civile dei magistrati Sergio Mattarella pronuncia parole tranquillizzanti. E smonta così i propositi di rivolta dell'Anm, il "sindacato" delle toghe.

Che proprio in un suo severo richiamo sperava per mettere sui binari giusti il "tagliando" della nuova disciplina. Con le recenti modifiche, ricorda il presidente, resta "il principio della responsabilità diretta".

Era l'ultima speranza dei magistrati: il Quirinale. Era il baluardo a cui l'Anm aveva deciso di appellarsi per l'attacco sferrato all'autonomia e indipendenza dei magistrati con la responsabilità civile. Ma Sergio Mattarella dà una risposta che più chiara non potrebbe essere. Prima promulga la contestatissima (dai giudici) riforma della legge Vassalli.

Poi ricorda loro di non avere nulla da temere. Giacché, se seguiranno "il modello di magistrato ispirato all'attuazione dei valori etici ordinamentali", le toghe potranno "affrontare con serenità" i loro "compiti". E, soprattutto riusciranno a non lasciarsi "condizionare dal timore di subire le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità, nella consapevolezza di essere soggetti", nell'applicazione delle loro funzioni, "unicamente alla legge".

Il Capo dello Stato dunque ridimensiona la riforma della responsabilità civile dei magistrati. Riconosce, sì, che "andranno attentamente valutati gli effetti concreti" della sua applicazione. Ma intanto ricorda che una simile "clausola di salvaguardia" è stata promessa dallo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando. E poi fa notare, più nel dettaglio, come la nuova disciplina abbia comunque dei limiti precisi, rispetto alla sindacabilità degli atti compiuti dalle toghe.

Si tratta di un'assai deludente risposta, per l'Associazione nazionale magistrati. La quale probabilmente sperava in parole più gravi, in un messaggio più severo da parte di Mattarella nei confronti della riforma. Se il Colle si fosse schierato in modo molto critico sul testo appena varato in Parlamento, si sarebbero create le premesse per il pur difficile ricorso alla Corte costituzionale. E comunque un giudizio negativo di Mattarella avrebbe almeno accelerato i tempi del "tagliando" previsto dallo stesso guardasigilli.

Invece il presidente fa ragionamenti pacati, quasi sdrammatizza. Lo fa per giunta con il tono un po' paterno che si conviene all'occasione, il "battesimo" al Quirinale dei 346 magistrati in tirocinio di ultima nomina (in servizio dal 20 febbraio 2014).

Ed è pure significativo che il discorso sia pronunciato al cospetto dell'intero Csm e dello stesso ministro della Giustizia. Mattarella ricorda come con la recente riforma si sia mantenuto "il principio della responsabilità indiretta del magistrato". E che sì, "la disciplina della rivalsa statuale" è diventata "più stringente", ma è pur sempre riferita ai casi estremi di "dolo o negligenza inescusabile".

Il Capo dello Stato rassicura poi sul fatto che, anche nella sua veste di presidente del Csm, sarà sempre "attento custode dell'autonomia e dell'indipendenza" della funzione giudiziaria, "valori costituzionali decisivi per la democrazia". Ricorda peraltro che i giovani magistrati convenuti al Quirinale dovranno "contribuire all'efficienza del sistema giustizia".

Impresa difficile, considerate le ultime statistiche della Commissione europea. Che nel "Justice scoreboard" classifica il Belpaese agli ultimi posti quanto a velocità delle cause civili e commerciali. Ora è esattamente alla pari con Cipro: peggio sta solo Malta. Si è passati dai 493 giorni necessari nel 2010 per arrivare a una sentenza di primo grado ai 608 del 2013 (in Germania sono 192, in Francia 308). Vero che nel frattempo c'è stato il decreto sulla negoziazione assistita e il rafforzamento dell'arbitrato. Ma certo non si può dire che la macchina pilotata dai giudici sia destinata a vincere il gran premio.