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di Buddy Fox

 

Milano Finanza, 24 febbraio 2015

 

Raymond Burdon, nell'opera "Gli effetti perversi dell'azione sociale", affermava nel lontano 1981 che quando un Parlamento legifera sotto la pressione dell'opinione pubblica (e delle lobby politiche dei magistrati, aggiungo) lo fa sempre senza considerare gli effetti perversi cui la norma "voluta dal popolo" può dare origine. Non si sottraggono a questa regola le disposizioni sul delitto di auto-riciclaggio recentemente introdotte nel nostro ordinamento penalistico. Esse, a un attento esame, si disvelano, infatti, come la perfetta incarnazione di quello Stato penalistico assoluto idealizzato da Thomas Hobbes nella sua opera "Il Leviatano".

Ed è perciò naturale e facile pronosticare che, prima o poi, come succede ogni qual volta lo Stato si fa tiranno, la medesima opinione pubblica che l'aveva invocata a gran voce, insorgerà contro questa legge dai diffusi e pericolosi effetti perversi.

La nuova incriminazione, nella quale l'ostacolo alla tracciabilità del provento illecito pare non essere la discriminante, anzi, è, infatti, una fonte quasi inesauribile di effetti perversi, come ha lucidamente denunciato il prof. Filippo Sgubbi, docente di diritto penale all'Università di Bologna, richiamando proprio l'insegnamento di Burdon e la pericolosità dello Stato penalistico assoluto idealizzato da Hobbes. Vediamoli:

Effetto perverso numero 1: la nuova norma produce un generalizzato bis in idem (ossia doppia punizione del medesimo fatto) difficilmente compatibile con le elaborazioni giurisprudenziali della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Infatti tutti i delitti contro il patrimonio e i delitti che generano profitti saranno sempre accompagnati, d'ora in poi, salvo che il loro provento sia utilizzato a fini edonistici personali, dalla nuova incriminazione, che finirà per fagocitare le singole condotte delittuose che ne sono il presupposto, nella maggior parte dei casi punite con sanzioni inferiori.

Effetto perverso n. 2: nel caso di reati perseguibili su querela di parte, il delitto di auto-riciclaggio potrà essere contestato anche in assenza di denuncia della parte offesa e, dunque, in assenza di punizione del reato presupposto, con il perverso risultato che un soggetto, pur non imputabile per il reato che ha dato origine al provento illecito, potrà essere perseguito ove lo utilizzi per fini diversi dal piacere personale.

Effetti perversi nn. 3 e 4: l'autore del delitto fonte della provvista auto-riciclata potrà scegliere da quale giudice farsi giudicare, sottraendosi, in tal modo, al giudizio del giudice naturale. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi la pena del delitto presupposto, come abbiamo spiegato, è inferiore a quella fissata per l'auto-riciclaggio, che è reato sempre temporalmente successivo, mentre la competenza territoriale, quando vi è connessione, è del giudice del luogo ove è stato commesso il reato più grave.

Basterà, quindi, concludere il primo modesto investimento nel circondario del tribunale considerato meno efficiente per farvi radicare, in prevenzione del rischio di essere successivamente accusati del delitto presupposto, anche il relativo processo. Un'evasione fiscale compiuta a Milano sarebbe giudicata Roma se il primo reimpiego fosse lì avvenuto. Questo fatto comporterà anche un consistente incremento di eccezioni preliminari di competenza, con tutte le implicazioni negative che ne deriveranno in tema di speditezza dei procedimenti penali e carico di lavoro delle Corti.

Effetto perverso n. 5: l'autore del delitto di auto-riciclaggio sarà perseguibile all'infinito, in considerazione del fatto che anche il reimpiego degli utili del primo investimento, che avrà avuto origine dal reato presupposto, costituirà analoga fattispecie criminosa. Il reato di auto-riciclaggio costituirà a sua volta reato presupposto per una nuova identica imputazione, e così all'infinito.

Effetti perversi n. 6 e 7: il rischio di una incriminazione più grave indurrà il reo a mantenere i proventi del delitto presupposto nel circuito dell'economia sommersa e costituirà anche Un disincentivo a Un loro consumo a fini edonistici, dato che i consumi non giustificati dal reddito dichiarato potranno essere fonte, a loro volta, di una incriminazione per evasione fiscale.

Effetto perverso n. 8: non solo la nuova fattispecie di reato finirà per privilegiare, in una scala di valori assai discutibile, i consumi edonistici a discapito degli investimenti, ma tra i consumi edonistici finirà per privilegiare, per gli effetti perversi di cui si è detto ai precedenti numeri 5, 6 e 7, quelli meno traccia-bili, dunque, quelli che favoriscono e alimentano reati ben più gravi, quali, ad esempio, il consumo di sostanze stupefacenti, il gioco d'azzardo, il sesso a pagamento ecc.

Ed è proprio quest'ultima constatazione che mette a nudo tutti i limiti del fanatismo ideologico che ha ispirato l'introduzione di tale nuova fattispecie delittuosa, che deve far meditare. Un evasore fiscale che utilizzasse i proventi dell'evasione per consumare droga, per dilettarsi nel gioco d'azzardo, per accompagnarsi a prostitute, andrebbe indenne da incriminazione, mentre colui che reinvestisse quei medesimi proventi nella propria azienda o in un immobile da affittare ad equo canone, o semplicemente li depositasse su un conto corrente remunerato allo 0,01%, ossia in attività assolutamente tracciabili e di per sé lecite, rischierebbe una pesante condanna per auto-riciclaggio.

Nella sostanza la norma spingerà chi compie un reato finanziario a riciclare più che ad auto-riciclare il provento del reato, alimentando così quei medesimi circuiti finanziari illegali di cui si avvalgono le organizzazioni criminali internazionali e gli "stati canaglia" per i loro traffici illeciti e le loro attività terroristiche.

Naturale conseguenza sarà la necessità di più complesse attività investigative per rintracciare i proventi del reato da sottoporre a eventuale, se prevista, successiva confisca. D'altro canto non ci si deve neppure stupire più di tanto (indignare sì) di tanta insipienza legislativa, questa è una norma che è stata pensata e messa a punto nelle redazioni di talk show televisivi e di giornali che fanno del giustizialismo il loro strumento di marketing per fare più audience e più vendite e che già pregustano i primi eclatanti processi che avranno ad oggetto casi di incriminazione per auto-riciclaggio per accusare i critici e i perplessi, come il sottoscritto, di attiguità e collusività con i fenomeni criminali.