di Agnese Pini
Il Giorno, 21 febbraio 2015
Rino Raguso, classe 1977 è vice segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp. "Mi hanno detto: adesso non fare tu qualcosa di inconsulto. Ma io li ho fermati: non mi conoscete proprio, ho risposto, risparmiatemi almeno certi commenti".
Questo glielo hanno detto dopo la lettera di sospensione dal servizio...
"Sì, ore 14 di giovedì. Nessun preavviso. Solo tre pagine al computer in cui si diceva che avevo leso l'immagine dell'amministrazione penitenziaria".
Rino Raguso, classe 1977, ispettore di polizia a 24 anni, da cinque commissario a San Vittore, da dieci nel sindacato Osapp, di cui è vice segretario generale. È tra i 16 poliziotti sospesi dal servizio dopo i commenti - violenti e offensivi - apparsi su Facebook sul suicidio di un detenuto di Opera, Ioan Gabriel Barbuta, che stava scontando l'ergastolo per omicidio.
In che cosa consiste la sospensione?
"Dimezzamento dello stipendio e revoca delle mie funzioni. Il tutto anche se io non ho approvato né risposto ai commenti apparsi in rete. Ho solo condiviso sulla pagina Facebook dell'Osapp un articolo neutro sulla notizia del suicidio, come facciamo con qualunque altro fatto rilevante legato alla vita carceraria. Comunque non è questo il punto".
E qual è?
"È che si colpisce il piccolo per coprire le magagne del forte. È un metodo: il sistema penitenziario fa acqua da tutte le parti? Bene, troviamo i capri espiatori, puniamo gli agenti per dire:guardate, abbiamo dato la giusta lezione".
Però i commenti erano feroci, su questo sarà d'accordo.
"Sì, non difendo certe esternazioni. Però siamo in uno Stato di diritto, anche la punizione deve essere inflitta secondo le regole: invece non c'è stata nessuna garanzia".
Cosa spinge degli agenti di polizia a lasciarsi andare in questo modo?
"Al netto dell'imbecillità? Beh, dal fatto che ci sono agenti che non metabolizzano il disagio, e il disagio è tanto, è troppo".
Ma che succede in carcere quando un detenuto si suicida? Si fa festa?
"Gli agenti sono uomini, e posso dire che al 95% la reazione per la morte di un altro uomo è quella di sgomento, di prostrazione. È terribile vedere un altro uomo morire. Si parla di suicidi fra detenuti, ma tra gli agenti penitenziari c'è il più alto numero di suicidi rispetto a tutte le forze di polizia".
Però non tutto è lindo, in carcere.
"No, certo. Ma questo non è dovuto tanto agli agenti quanto alla cattiva gestione dei vertici. Al fatto che, ad esempio, il rapporto tra detenuti e agenti è spesso sbilanciatissimo. A Opera ci sono 1.200 carcerati a fronte di 700 poliziotti. E così vivono male tutti. Chi sta dietro le sbarre e chi ci sta davanti".
Carceri: Mirabelli (Pd): nessuna guardia di Opera coinvolta
"Oggi, insieme con il consigliere regionale Onorio Rosati, sono stato nel carcere di Opera dopo il suicidio del cittadino romeno Ioan Gabriel Barbuta, condannato all'ergastolo, insultato via Facebook da un gruppo di guardie carcerarie e da rappresentanti sindacali dell'Alsippe. Abbiamo trovato un istituto in cui direzione e personale sono molto colpiti ed esprimono tristezza per il suicidio, il secondo dall' inizio del 2014. Nessuna guardia carceraria in servizio ad Opera è stata sospesa o è coinvolta nei farneticanti commenti su Facebook". Lo dice il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella Commissione Antimafia, eletto a Milano. "È importante sottolineare - continua Mirabelli - come nessun agente di Opera sia coinvolto nello sconvolgente episodio su Facebook, perché dalla narrazione mediatica non si poteva escludere. Invece, tutte le guardie coinvolte e sospese non prestano servizio ad Opera e quindi si sono rese responsabili anche di aver messo in difficoltà e in cattiva luce chi quotidianamente lavora con attenzione e senso dello Stato in un carcere difficile, in cui sono presenti molti ergastolani e c'è un reparto di 41 bis. Ad Opera è stato da tempo attivato un programma di sostegno psicologico ai detenuti e di prevenzione degli atti autolesionistici. Tutto il personale è coinvolto ed impegnato per migliorare ancora le condizioni di detenzione ed evitare altri drammi".
Sappe: sospensione agenti è provvedimento sproporzionato
"Non ho avuto alcuna esitazione ad affermare che esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e vergognosa. Ma altrettanto abnorme e sproporzionata è stata la risposta dell'Amministrazione Penitenziaria, su sollecitazione del Ministro della Giustizia: sospendere dal servizio 16 appartenenti alla Polizia Penitenziaria è un provvedimento sbagliato ancorché formalmente irregolare. Quelle frasi sono da censurare senza se e senza ma, ma un percorso disciplinare ha regole e forme da rispettare che, in questo caso specifico, non sono state osservate" Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commentando i provvedimenti assunti dal Dap nei confronti di alcuni degli autori di certi messaggi apparsi su social network rispetto al suicidio di un detenuto a Milano Opera.
"Il Dap - prosegue il leader del Sappe che ieri pomeriggio ha incontrato il Guardasigilli Orlando - con questi provvedimenti, ha dimostrato ancora una volta di essere incapace di gestire situazioni critiche, tant'è che, invece di cercare di capire le cause di certi fenomeni (ancorché gravi) pensa solo a reagire in maniera eclatante e sproporzionata, al solo scopo di evitare ogni assunzione di responsabilità.
Sospendere dal servizio un poliziotto, senza un percorso disciplinare che preveda contestazione e difesa, è fuori dalle norme previste ed è un'anomalia illegittima che, infatti, l'Amministrazione Penitenziaria non ha mai adottato. Ripeto e lo ribadisco. Il suicidio di un detenuto è sempre - oltre che una tragedia personale - una sconfitta per lo Stato e dunque ci vuole il massimo rispetto umano e cristiano ancor prima di quello istituzionale. Chi ha scritto messaggi stupidi, gravi e insensibili se ne assumerà le responsabilità. Ma sospenderli dal servizio d'ufficio mi sembra davvero abnorme e sproporzionato".
Assistenti sociali: bene pugno di ferro ministro
"L'episodio degli insulti su Fb a un detenuto suicida è inqualificabile. È il sintomo di un malessere sordo e profondo che mal si addice alla importante e fondamentale funzione che - silenziosamente - la polizia penitenziaria svolge quotidianamente all'interno delle carceri italiane": così Silvana Mordeglia, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Assistenti sociali, che plaude al "pugno di ferro" del ministro della Giustizia Orlando.
"È una ferita insanabile e una offesa bruciante - aggiunge Mordeglia - verso quegli agenti, e sono la maggioranza, che offrono la loro dedizione e la loro professionalità all'interno del pianeta carcere per dare dignità e decoro ai detenuti chiamati a compiere quel percorso di riabilitazione che è il fine ultimo della pena cui sono condannati".
"Quanti come noi conoscono la realtà carceraria - prosegue - non possono e non devono restare silenziosi davanti a un fatto come questo. Bene dunque ha fatto il ministro Orlando e l'intero Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a prendere verso i responsabili provvedimenti immediati e severi. Serve non lasciare zone d'ombra o anche solo zone grigie. Nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno, quindi anche verso quelle degli agenti raggiunti dai provvedimenti, serve andare fino in fondo senza guardare in faccia nessuno". Mordeglia ricorda poi che "il Paese non ha mai mostrato grande attenzione al problema delle carceri: è un bene che ora si registri una sia pur ancora tiepida mobilitazione delle coscienze, perché è bene ricordare che la dignità di un carcere è lo specchio della dignità di un nazione".











