di Simona D'Alessio
Italia Oggi, 1 aprile 2015
Giro di vite per reati di associazione mafiosa (la pena massima arriverà fino a 26 anni di reclusione). E maggiore severità pure nei confronti di chi, sotto processo per illeciti nei confronti della pubblica amministrazione, chiederà di accedere al patteggiamento: sarà concesso, ma soltanto in caso di "restituzione integrale del prezzo, o del profitto del reato" commesso.
Il Senato ha approvato nella seduta di ieri pomeriggio una serie di articoli del disegno di legge in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio (19), dando il via libera a una stretta nei confronti di chi fa parte di organizzazioni criminali, così come deciso dalla commissione giustizia: per i componenti di un'associazione mafiosa, infatti, è stabilito il carcere da 10 a 15 anni, invece che da 7 a 12, mentre per coloro, invece, che "promuovono, dirigono, o organizzano l'associazione", recita l'articolo 4 del testo, la pena fissata è da 12 a 18 anni (invece che da 9 a 14).
Se, poi, l'organizzazione è armata si applica la pena della reclusione da 12 a 20 anni (e non più da 9 a 15 anni), innalzata per i "boss" da 15 a 26 anni (invece che dagli attuali 12 a 20). Fra gli articoli votati, anche quello che dispone l'obbligo di risarcimento, giacché il condannato per peculato, concussione, corruzione e induzione indebita è tenuto, si legge, al "pagamento di una somma pari all'ammontare di quanto indebitamente ricevuto dal pubblico ufficiale, o dall'incaricato di un pubblico servizio a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell'amministrazione cui il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio appartiene"; il patteggiamento, inoltre, come già sottolineato, viene consentito all'imputato a condizione che renda quanto tutto quanto ottenuto, ovvero il prezzo o il profitto del reato in maniera "integrale".
L'articolo 6 del ddl (che ne comprende complessivamente 11) vincola, poi, il pubblico ministero, quando esercita l'azione penale per i delitti contro la pubblica amministrazione, a informare l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), i cui poteri di vigilanza sugli appalti vengono incrementati (art. 7). L'Aula di palazzo Madama riprenderà l'esame del testo oggi, con dichiarazioni di voto fissate a partire dalle ore 18.











