di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 febbraio 2015
Sul reato del falso in bilancio "stiamo ancora mettendo a punto le ultime puntualizzazioni", parola del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il testo è ancora oggetto di limature e concretamente non se ne riparlerà prima della prossima settimana in commissione giustizia al Senato, nell'ambito del ddl Anticorruzione. Deciso che ogni falso in bilancio, anche il più lieve, merita la punibilità, si ragiona se lasciare delle soglie (il 3%?) per stabilire se un reato sia da punire da 1 a 4 anni oppure da 2 a 6.
In generale, però, dopo la riunione di maggioranza dei giorni scorsi, si profila un serio inasprimento delle norme su tutto il versante dei reati contro la Pubblica amministrazione. È deciso che ci sarà uno sconto di pena per il pentito: il premio per chi denuncia un accordo corruttivo di cui è parte, oscillerà da un terzo a metà della pena.
"Un premio fortissimo che ci permetterà, penso, un balzo in avanti nelle inchieste", spera il senatore Beppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia. E noto che le denunce sono poche. Si mette anche fine a un anacronismo: oltre al pubblico ufficiale, anche l'incaricato di pubblico servizio (platea nel tempo divenuta larghissima) potrà essere imputato di concussione. Era un gap nella legislazione che i magistrati avevano evidenziato da tempo.
Matteo Renzi aveva enunciato il seguente principio: il corrotto dovrà restituire il maltolto per accedere al patteggiamento, altrimenti si sarebbe perpetuato il malcostume italico di ladri che scontano pene minime e poi si godono i proventi del furto. Nel frattempo è intervenuto il reato di auto riciclaggio che limita fortemente il trucchetto. Con la restituzione obbligatoria, si scoraggeranno molti patteggiamenti di comodo. Non solo.
Un emendamento su cui la maggioranza concorda riguarda anche l'esecuzione penale: il condannato non potrà avere la sospensione condizionale se, al pari del patteggiamento, non restituisce quanto rubato. Infine le sanzioni. Il dipendente pubblico che sia condannato per corruzione verrà licenziato anche con pene di 2 anni (attualmente, come previsto dalla legge Severino, il minimo di pena per rischiare il licenziamento erano 3 anni).
Guai anche per il corruttore: se un imprenditore in affari con la pubblica amministrazione, caso tra i più frequenti, gli sarà impossibile stipulare appalti pubblici per 5 anni. Secondo la legge Severino, l'allontanamento dagli appalti era di 3 anni. Prevista una raffica di aumenti di pena per quasi tutti i reati contro pubblica amministrazione, con conseguenti allungamento dei tempi di prescrizione.











