di Lorenzo Misuraca
Il Garantista, 11 aprile 2015
Renzi tiene De Gennaro e spinge sul reato di tortura, e ottiene un risultato che fa ben sperare i tanti che aspettano da molti in Italia, soprattutto le vittime della macellerie del G8 e i familiari dei tanti casi Cucchi avvenuti. Attento com'è alla pancia del paese, dopo la notizia della sentenza della Corte di giustizia europea che ha definito tortura l'irruzione nella scuola Diaz durante il G8, Matteo Renzi prende nota delle difese di ufficio di tanti membri del suo partito e del suo governo nei confronti del capo di Finmeccanica e decide di puntare solo sull'introduzione del reato nell'ordinamento italiano.
Montecitorio approva, con l'opposizione di Lega e Fratelli d'Italia, il testo che ora passa al Senato per il voto finale (a meno di ulteriori modifiche). Se approvato così com'è, il provvedimento inserisce nel codice penale la fattispecie di tortura che può essere commessa da chiunque, con un'aggravante quando i fatti sono commessi da un pubblico ufficiale, che rischia fino a 15 anni di carcere.
Aggiunto nel codice penale anche il delitto di istigazione a commettere la tortura, reato proprio del pubblico ufficiale. Inoltre, vengono raddoppiati i termini di prescrizione per il delitto di tortura e - articolo che ha comportato molte polemiche da parte della Lega - "è vietato espellere o respingere gli immigrati quando si supponga che, nei Paesi di provenienza, siano sottoposti a tortura".
Che la giornata sarebbe stata campale si era capito dalle parole del premier, secondo cui il G8 di Genova "è stato una pagina nera nella storia del nostro Paese", a cui ha aggiunto: "Conosco bene la vicenda per motivi personali, per il racconto di alcuni scout che erano lì e per un amico che ha rischiato di perdere un occhio. Ma se vogliamo affrontare questa pagina seriamente - continua - guardando al futuro la cosa più logica è introdurre il prima possibile il reato di tortura. Credo che nessuno debba avere paura dell'introduzione del reato di tortura".
L'esame degli emendamenti al disegno di legge sull'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento italiano si era svolto in un clima di opposte barricate. Mentre il Movimento 5 Stelle ha insistito per modificare abbondantemente il testo, e Sel, pur avendolo ritenuto insufficiente ha spinto per la sua approvazione, l'atteggiamento di chiusura è arrivato dalle forze di centrodestra, che rappresentano tradizionalmente l'area di riferimento elettorale delle forze dell'ordine.
"Il reato di tortura è l'ennesimo regalo ai ladri e l'ennesimo attacco alle guardie - sostiene il segretario del Carroccio, Matteo Salvini in trasmissione da Belpietro. La Lega è l'unica contraria. Con questo reato basterà che qualunque delinquente appena arrestato denunci il poliziotto o il carabiniere anche per una violenza "psicologica", e il poliziotto o il carabiniere passano i guai", e non va per il sottile: "Io chiuderei la Corte di Strasburgo, non serve a nulla, la paghiamo noi per sentenze idiote una dopo l'altra". Salvini viene scavalcato in tutela dei diritti anche da un sindacato di polizia: "L'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento è non solo un obbligo di diritto internazionale, ma anche un dovere di civiltà" dice Daniele Tissone, segretario del Silp Cgil.
Più articolata la posizione di Forza Italia e di Ncd, che presentano emendamenti per limitare l'uso del reato a fattispecie in cui la sofferenza sia legata sempre alla lesione. Da parte dei grillini e di Sel si spinge affinché la nuova norma non valga solo nel caso in cui il soggetto torturato sia stato affidato alla tutela dell'ufficiale: in questo modo si produrrebbe il paradosso di approvare un reato di tortura sulla spinta di una sentenza europea sui fatti della Diaz, che una volta legge non punirebbe come tortura fatti come quelli della stessa Diaz: qui infatti i ragazzi massacrati stavano semplicemente dormendo, senza essere sotto tutela della polizia. Richiesta inascoltata, come quella dei vendoliani di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta che "spieghi perché, ad esempio, molti dei funzionari di Polizia che dovevano garantire l'ordine e la sicurezza - anche dei cittadini che parteciparono alle manifestazioni - si sono macchiati del reato di tortura, sanzionato ieri l'altro da una sentenza della Corte Europea di Giustizia, ma sono ancora in servizio e in diversi casi, sono stati addirittura promossi".
Cittadinanzattiva: un importante passo in avanti, anche se con evidenti limiti nel testo
"La nostra organizzazione si è impegnata nella battaglia per l'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento nazionale, perché siamo convinti che il terreno della protezione dei diritti umani sia patrimonio di tutti i cittadini. Certo, il testo approvato è abbastanza lontano da quanto auspicato e presenta forti limiti, da quelli legati alla configurazione della tortura come reato comune e non come reato proprio - seppure con un'aggravante quando il fatto è commesso da pubblico ufficiale - alla necessità, alquanto pleonastica e quindi foriera di difficoltà di applicazione, che la sofferenza inflitta sia "ulteriore rispetto all'esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti", alla limitazione dell'ambito di applicazione del reato ai soli casi in cui la vittima è affidata o sottoposta all'autorità dell'agente", ad affermarlo Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.
"D'altro canto, nel corso degli ultimi vent'anni, si sono succeduti numerosi tentativi di introdurre il reato, sistematicamente sfumati anche a causa di resistenze e timori di parte consistente della politica e dei puntuali tentativi di ideologizzare strumentalmente un tema che riguarda semplicemente la tutela dei diritti umani e l'esistenza civile di tutti. Ciò considerato, l'approvazione della proposta di legge da parte della Camera rappresenta comunque un passo concreto per colmare una gravissima lacuna nel nostro ordinamento e sopperire ad un ritardo di più di un quarto di secolo sull'adempimento degli obblighi internazionali assunti dall'Italia con la ratifica della Convenzione Onu contro la tortura. Il nostro impegno naturalmente prosegue, continueremo a monitorare l'iter parlamentare e ad adoperarci affinché sia definitivamente portato a compimento nel corso di questa legislatura".










