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di Wanda Marra

 

Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2019

 

Sulla prescrizione, il Pd resta contrario, Italia Viva pure, ma si limita a esprimere delle perplessità tecniche, mentre il M5S la difende a spada tratta. Sul sorteggio per i membri del Csm, M5s e Italia viva sono a favore, il Pd e Leu, contrari.

Il vertice di maggioranza di ieri sera sulla giustizia ha registrato lo stato dell'arte, anche se la discussione si è mantenuta il più possibile sulle generali. Un giro di tavolo, con uno scontro evidente, ma congelato, in assenza di accordo. Nel frattempo, si cerca informalmente una soluzione: il Pd sarebbe pronto ad accettare il fatto che la prescrizione si interrompa solo per sentenze di condanna, non di assoluzione.

Politicamente, poi, c'è qualche acquisizione in più. Se l'obiettivo del Partito Democratico era mettere all'angolo Matteo Renzi, costringendo i suoi a esporsi in una sede ufficiale, tale obiettivo è fallito. Il tema, in questo caso, è la giustizia. La formula, il vertice, che si è tenuto ieri sera. Alla Camera, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha illustrato le linee guida della riforma, attraverso due disegni di legge, uno sul civile e l'altro sul penale e il Csm. La priorità a quest'ultimo, che deve essere approvato entro il 31 dicembre.

Ricapitolando. Bonafede vuole ridurre la durata massima dei processi penali a 4 anni e arrivare a una media di 4 anni per il civile. Arrivare a definire un limite massimo serve ai Cinque Stelle per non tornare indietro sulla legge sulla prescrizione che dal prossimo primo gennaio la abolisce dopo la sentenza di primo grado. Mentre il Pd vorrebbe prima la modifica dei processi, per rimandare la scadenza. Il Guardasigilli ieri ha ribadito: "Non capisco perché ritardare l'entrata in vigore della riforma della prescrizione. Nessun cittadino lo capisce, visto che vogliamo fare una riforma che renda il processo breve".

Il ministro vuole sorteggiare i membri del Csm, i Dem di nuovo non ci stanno. E Italia viva? È d'accordo. Nell'intervista al Foglio, Renzi se n'è uscito così: "Il problema della giustizia sono innanzitutto i tempi che vanno accorciati, su questo concordo con Bonafede". Però, poi, di fatto, non è una riforma che può appoggiare. Ancora. "Sul sorteggio per il Csm sono più d'accordo con Bonafede che con Orlando". Questo mentre Maria Elena Boschi annunciava: "La nostra posizione la scoprirete in aula". Al Nazareno si sono parecchio agitati.

"Non è che noi ci possiamo mettere d'accordo e poi Renzi fa il fenomeno fuori". Ecco, allora, la decisione di un vertice. Che non è il primo e non sarà l'ultimo. Questo governo ha davanti a sé la strada di continue ed estenuanti riunioni, presumibilmente per non arrivare a decisioni certe. Ieri alla riunione con Bonafede c'erano una quindicina di persone. I capigruppo di Camera e Senato dei quattro partiti di maggioranza, i responsabili Giustizia dei partiti e pure chi ha incarichi di qualche tipo sul tema. Per Italia Viva, si sono presentati Boschi, Davide Faraone e Giuseppe Cucca. A quest'ultimo, il compito di illustrare le posizioni del nuovo partito.

Generico il più possibile. Sul Csm ha sorvolato, sulla prescrizione ha espresso dubbi, ma tenendosi ben lontano da motivazioni politiche: ha parlato della grande carenza di personale. "Sulle riforme sarà necessario un confronto serrato. Quando il provvedimento sarà portato in Parlamento", ha spiegato poi il senatore al Fatto. Come dire: Renzi non ha nessuna intenzione di rinunciare al palcoscenico offerto dalle Camere per farsi notare. Né tanto meno, smettere il gioco di sponda con il Guardasigilli allo scopo numero uno dimettere in difficoltà i Dem.