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di Giovanni Maria Jacobazzi

 

Il Garantista, 25 gennaio 2015

 

Ieri mattina a Milano, prima di partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli ha tenuto una veloce conferenza stampa per esporre i motivi della protesta contro la legge di riforma della responsabilità civile delle toghe. Nervo scoperto per i magistrati e, insieme al taglio delle ferie, elemento di attrito con il governo Renzi.

L'incontro era stato organizzato dalla locale sezione dell'Anm, con la partecipazione del segretario Federico Rolfi e del presidente Ciro Cascone. Per Sabelli "il tema della responsabilità civile è fondamentale ma non può essere mortificato attraverso soluzioni che non tengano conto della giurisdizione e della compatibilità con il principio di indipendenza e autonomia della magistratura". Nota dolente è sempre l'eliminazione del filtro di ammissibilità. Secondo Sabelli i magistrati "non si chiudono in una forma corporativa e non rifuggono dal principio di responsabilità, ma l'approccio del governo non è stato sufficientemente mediato". In altri termini la riforma approvata in Senato lo scorso mese di novembre è "propaganda, fatta di luoghi comuni e piena di pregiudizi".

Dimenticandosi del fatto che l'Italia spende ogni anno circa 12 milioni di euro per riparare le ingiuste detenzioni e che sono solo 9 le condanne per responsabilità civile dei magistrati dall'introduzione della legge Vassalli ad oggi (dal 1988, dunque una ogni 3 anni), il presidente Sabelli ieri mattina deve aver trovato ispirazione più che all'articolo 3 della Costituzione ("Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge"), nell'articolo 21 della Magna Charta Libertatum promulgata da Re Giovanni d'Inghilterra: "Conti e baroni non siano multati, se non dai lori pari, e se non secondo la gravità del reato commesso".

Dall'entrata in vigore della legge i due terzi delle richieste di risarcimento danni per responsabilità dei giudici sono state dichiarate inammissibili e, al netto di quelle ancora pendenti, solo 9 sono state, appunto, quelle accolte. Questi numeri impietosi testimoniano meglio di tante stucchevoli discussioni come le attuali norme sulla responsabilità civile non funzionino. I numeri irrisori di magistrati condannati, a fronte delle sanzioni inflitte dall'Europa all'Italia in tema di funzionamento del sistema giustizia, sono il miglior spot per dimostrare che l'attuale impianto autoreferenziale togato si autoassolve sempre e comunque. Per la cronaca, nel decennio 2001-2011, i magistrati ordinari destituiti dal Csm sono stati 4. Lo 0,044 di quelli in servizio.

Pretendere che il magistrato che ha sbagliato paghi non vuol dire, come fanno intendere i difensori a prescindere delle toghe, minare il principio di indipendenza e autonomia della magistratura. I cittadini hanno il diritto ad avere giudici terzi e imparziali. Ed hanno anche il diritto di vedersi riconosciuti i torti subiti. Negare ciò equivale ad affermare, senza tanti giri di parole, che in questo Paese ci sono persone più eguali delle altre. Una casta intoccabile, quella dei magistrati, che nessun può giudicare.

Nella conferenza stampa mattutina sono stati toccati anche altri temi. Visto il luogo, quello dello scontro interno alla Procura milanese fra il procuratore capo Edmondo Bruti Liberti ed il suo aggiunto Alfredo Robledo. Le parole di Sabelli sono state rassicuranti. Per il presidente dell'Anm l'attuale sistema di autogoverno della magistratura "funziona". Puntualizzando che l'Anm non si sovrappone al Csm su queste tematiche, comunque "ci vuole tempo, vista la complessità, per svolgere l'attività istruttoria del caso".

Evidentemente un anno, da quando è esploso il conflitto alla Procura di Milano, è un tempo tutto sommato per il Csm ancora nella norma. Si può stare tranquilli, evitando inutili allarmismi. Nessuna inerzia quindi. Lasciamo che i due magistrati continuino serenamente a denunciarsi e contro-denunciarsi. Dopo aver sentito ieri mattina le parole di Sabelli si ha la conferma che la giustizia resta sempre il primo dei problemi per questo Paese. E che anche Renzi eviterà di scottarsi le mani.