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La Stampa, 20 aprile 2015

 

All'assemblea prevale la mozione della maggioranza di Area e Unicost. Ancora una volta non passa la linea dura dello sciopero all'assemblea dell'Anm. Ai voti ha prevalso la mozione della maggioranza di Area e Unicost, che chiede al legislatore di introdurre un filtro contro le azioni temerarie per responsabilità civile, e prosegue senza arrivare alla rottura col governo, ma con una protesta simbolica di sospensione, per tre giorni a giugno (22, 23 e 24 di giugno), delle "attività di supplenza", ossia quelle a cui i magistrati si prestano per far camminare la macchina giudiziaria, pur non essendo loro compito.

All'assemblea, richiesta con una raccolta firme, si è ricompattato il fronte delle Toghe "moderate", con una mozione unitaria di Magistratura Indipendente e Autonomia e Indipendenza (la corrente nata per scissione, in dissenso con la partecipazione al governo dell'ex leader di MI Cosimo Ferri), che prevedeva in ultima analisi anche uno sciopero ad ottobre. Ma i numeri, 756 a favore contro i 1.212 di quella di maggioranza, restituiscono una Anm divisa sulle iniziative da adottare, e una fetta di magistratura in dissenso con la giunta.

"Chiediamo fiducia e rispetto, ascolto, buona organizzazione, leggi adeguate, per la giustizia, per chi lavora nella giustizia e per tutti i cittadini", ha detto il presidente Rodolfo Sabelli, aprendo l'assemblea, dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage al palazzo di giustizia di Milano. "Siamo sgomenti - ha aggiunto Sabelli - davanti alla rabbia che può raccogliersi sulla giustizia".

Il documento approvato rinnova la richiesta di modificare la norma sulla responsabilità delle toghe: che il legislatore si faccia carico "attraverso diversi strumenti giuridici da inquadrarsi nell'ambito della lite temeraria o dell'abuso del processo, dell'esigenza di stroncare sul nascere azioni pretestuose o che si presentano manifestamente infondate", attraverso "meccanismi che impediscano un uso strumentale dell'azione contro lo Stato volta a rimettere in discussione, in modo non ammissibile, gli esiti di vicende processuali definite o magari ancora in corso di definizione". Propone, inoltre, al Csm di individuare i carichi esigibili, chiede la cessazione delle attività di supplenza, e di indire un tavolo tecnico col governo per "il decoro e la sicurezza degli uffici giudiziari". Oltre a questi punti, il documenti di MI e A&I chiedeva, in assenza di risposte adeguate, uno sciopero nel mese di ottobre.

La spaccatura, ha commentato il segretario di Magistratura Democratica, Anna Canepa, "non è una pagina bellissima. Dopo i fatti di Milano, si pensava di trovare unità su cose importanti come la difesa della giurisdizione, e resta l'amarezza per non esserci riusciti". Al contrario per il segretario di MI Antonello Racanelli, "è il segno che una grossa fetta della magistratura è del tutto scontenta rispetta alla linea della giunta. Questa maggioranza ha il timore di qualsiasi iniziativa forte contro il governo".