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di Valter Vecellio

 

Notizie Radicali, 21 gennaio 2015

 

Abbiamo ascoltato l'altro giorno l'appello lanciato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando ai partiti di partiti di maggioranza e opposizione, perché si sappia e voglia superare quello che ha definito uno scontro politico "ventennale", capace di produrre "uno dei più grandi macigni per la crescita". Bene, bravo. Dunque signor ministro Orlando?

Tra i parametri per valutare lo stato di salute del pianeta giustizia, il ministro cita anche il nodo mai sciolto sulla responsabilità civile dei magistrati: solo 4 casi di condanna su 400 cause da quando la legge Vassalli è in vigore; se consideriamo che la legge è del 1988, si può dire che è come non ci fosse; e non si può davvero dire che in tutti questi anni, di errori giudiziari non se ne siano fatti, e anche di gravissimi; ci sono persone che ne sono morte. Il ministro Orlando arriva così alla conclusione, bontà sua, che quella norma "non tutela i cittadini"; ne ricava che va cambiata; ma tranquilli, senza comunque intaccare l'indipendenza dei giudici. Bene, bravo. Dunque signor ministro Orlando?

La magistratura associata è mobilitata per scongiurare che possa accadere d'essere chiamati a rispondere direttamente degli errori commessi per dolo o colpa grave. Scambiano indipendenza per impunità. Silenzio, assoluto, invece per una situazione gravissima e che emerge dai dati ufficiali diffusi dallo stesso ministero di giustizia. E cioè che negli ultimi dieci anni oltre un milione e mezzo di processi sono andati in fumo per prescrizione: centocinquantamila l'anno, più o meno. Una situazione che non è dovuta a manovre ostruzionistiche o dilatorie degli avvocati difensori; di quel milione e mezzo di prescrizioni oltre un milione e centomila, il 73 per cento, sono andati in fumo quando il procedimento è ancora in fase di indagine preliminare, archiviati dal Giudice delle Indagini Preliminari. Altri sessantamila circa, sono andati al macero per prescrizione disposta dal Giudice per l'Udienza Preliminari. Dunue, signor ministro Orlando?

Venerdì prossimo a Roma si aprirà l'anno giudiziario 2015, e sabato analoghe cerimonie si terranno in tutti i capoluoghi di regione; è l'occasione per tracciare uno stato di salute della Giustizia italiana. Vedremo cosa verrà detto, quale sarà il quadro che sarà tracciato, i giudizi che verranno dati sulle riforme di cartone del governo Renzi. A quanti sbuffando dicono che barba questi radicali con il loro chiodo fisso sulla giustizia, si può per ora rispondere citando alcuni dati ricordati ieri da Francesco Manacorda su "La Stampa": "L'Italia è in una umiliante posizione, 247esimo posto su 198 paesi, nella classifica stilata dalla Banca Mondiale, quando si parla di esecuzione forzoso di un contratto per via giudiziaria. 147esimi nell'ultima rilevazione, 147esimi nella precedente, con un progresso dello 0,00 per cento 1.185 giorni per chiudere un procedimento, contro una media di 540 giorni degli altri paesi Ocse... È innegabile che il mix di tempi della giustizia lunghi e scarsa certezza del diritto sia una miccia esplosiva per qualsiasi operatore economico". Dunque, signor ministro Orlando?