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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2022

Oggi riunione (forse anche con Cartabia) per tentare un accordo sui 250 emendamenti ma l’approdo in Aula la settimana prossima è difficile. Tempi più lunghi per la riforma di Csm e ordinamento giudiziario.

Appare ormai inverosimile che il testo possa arrivare in aula alla Camera tra una settimana. Solo domani si terrà infatti una riunione di maggioranza convocata dal ministero per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e non è esclusa la partecipazione della ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Sul tavolo i circa 25o emendamenti alla bozza di legge delega, presentata nell’estate 2020 dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, poi sottoposta alle modifiche cristallizzate negli emendamenti approvati poche settimane fa all’unanimità dal Consiglio dei ministri su proposta di Cartabia. La mole di nuove proposte di modifica, presentate dalla gran parte delle forze politiche, anche di maggioranza, e i temi che ne sono oggetto, peraltro, fanno registrare una netta presa di distanza da quanto approvato dal Governo.

E la decisione del premier Mario Draghi di non mettere la fiducia, a differenza di quanto avvenuto sulle altre due riforme chiave, determinanti nel contesto del Pnrr, quella del processo civile e quella del processo penale, è suonata un po’ come la messa in libertà per molti. A complicare un percorso già abbastanza impervio c’è poi la variabile referendum che insiste su materie oggetto della riforma, ad alto tasso divisivo, come la separazione delle funzioni o delle carriere che dir si voglia.

Dal ministero della Giustizia si fa sapere di non volere forzare la situazione e che in Parlamento i diversi partiti devono adesso dimostrare con i fatti di essere conseguenti all’apprezzamento espresso al discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella fatto alle Camere in occasione dell’insediamento per il secondo mandato.

La riforma di Csm e ordinamento venne definita da Mattarella tra gli interventi ineludibili e snodo cruciale, seppure non esclusivo, nel recupero di credibilità cui è chiamata tutta la magistratura. E tuttavia il ministero è chiamato a esprimere un parere sui diversi subemendamenti e in quella sede, in assenza di un accordo, dovrà prendere posizione e comunque si andrebbe alla conta in commissione. Con esito tutt’altro che scontato, visto che potrebbe saldarsi un fronte di centrodestra, magari supportato da Italia Viva e, su alcuni punti anche dai 5 Stelle, per arrivare a modifiche anche profonde dell’impianto indicato dal Governo.

Nel merito, tra i punti più critici, la legge elettorale per il Csm, la disciplina per le toghe che si candidano in politica, ma anche per quelle che occupano incarichi tecnici in organismi politici, le valutazioni di professionalità dei magistrati. E proprio il Consiglio superiore della magistratura voterà oggi il parere sugli emendamenti Cartabia.

Anche qui le oltre 90 proposte di ulteriori correzioni rispetto al testo approvato in commissione ha condotto al dilatarsi dei tempi. Ieri sono stati approvati alcuni aggiustamenti significativi, come quello che boccia in maniera netta l’ipotesi del sorteggio, anche temperato, per il rinnovo della componente togata del Csm.