di Alessandro Pagano (Capogruppo Ncd-Udc in Commissione Giustizia alla Camera)
Il Garantista, 15 marzo 2015
E normale che in uno Stato di diritto un uomo venga assolto dopo 25 anni? E dopo tutto questo tempo, cosa se ne fa un innocente dell'assoluzione? Questi sono gli interrogativi che tutti dovremmo porci quando parliamo di prescrizione, e in particolare della proposta di legge in discussione alla Camera. Tutti infatti dovremmo avere a mente che simili calvari condizionano e condizioneranno la vita dei malcapitati e delle imprese che vi si imbattono: le conseguenze sul lavoro, sulla stabilità della famiglia, sul futuro dell'impresa, per non parlare di tutte le spese economiche per portare avanti, fino alla fine, processi così lunghi.
L'articolo 111 della Costituzione recita: la legge assicura la ragionevole durata dei processi. Ma di fatto siamo ancora lontani da questo traguardo. A ciò si aggiunga la proposta di legge che ha ricevuto il via libera dalla commissione Giustizia, la quale legittima di fatto la prescrizione eterna. Dal testo esce un combinato delle pene già aumentate nelle precedenti leggi che, insieme alle sospensioni previste, potrebbe portare a un aumento inconcepibile che non ci convince affatto. Alla luce di queste premesse, ben si comprende perché il Nuovo Centrodestra e l'Udc, insieme nel gruppo parlamentare Area popolare, hanno deciso di non dare parere favorevole in commissione Giustizia al mandato dei relatori. Una commissione che è andata oltre gli accordi che c'erano stati all'interno del Governo. L'auspicio adesso è che nei prossimi passaggi parlamentari si possa correggere questo impianto.
Sia chiaro, la nostra storia e la nostra battaglia nel contrasto alla corruzione e ai corrotti non si discute. E, infatti, il dibattito in Senato sul ddl anticorruzione lo conferma. Questo non vuol dire che i cittadini debbano rimanere a vita con addosso la spada di Damocle di un processo. La lentezza e l'inefficienza della giustizia non può ricadere su di loro. Piuttosto si devono velocizzare i tempi. Basti pensare che, dall'ultima analisi della Commissione europea pubblicata la scorsa settimana, l'Italia è terzultima per i tempi della giustizia civile, ventiduesima sui ventotto Paesi dell'Unione per percezione di imparzialità dei giudizi, al terzo posto tra gli Stati europei con il maggior numero di cause civili pendenti.
Con in media 608 giorni necessari per arrivare ad una sentenza di primo grado in una causa civile o commerciale, l'Italia è il Paese più lento, prima solo di Cipro e Malta. Tra l'altro, per quanto riguarda invece il penale, il nostro è un sistema che tende a correggere i propri errori: il 47% delle sentenze di appello riforma, del tutto o in parte, quella di primo grado. Lentezza-inefficienza-errori giudiziari a cui stiamo ponendo rimedio. Come dimostra lo storico via libera alla responsabilità civile dei giudici. Ricordiamo in merito, sulle misure cautelari, le oltre 22mila sentenze emanate dal 1991 ad oggi per ingiusta detenzione che hanno generato 600 milioni di euro di risarcimenti, i quali sono addirittura aumentati del 41 per cento nel 2014 rispetto all'anno precedente. Questa è solo una delle fotografie del pianeta della giustizia nel nostro Paese. Un pianeta che vogliamo migliorare per dare davvero una giustizia giusta, rapida ed efficiente".










