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di Alfredo Barbato

 

Il Garantista, 30 gennaio 2015

 

Il ministro: "Riforma penale equilibrata, il Procuratore Roberti e con noi". L'Anm: "Governo timido". Ci sono due fronti, tra governo e magistratura. Il primo è quello più difficile, che tocca gli interessi delle toghe in modo diretto, e riguardale loro ferie.

L'altro è più tecnico ed è relativo alla prescrizione. Nonostante le misure previste dal disegno di legge sul processo penale siano molte e tocchino diversi aspetti, il vero nodo è sulla prescrivibilità dei reati. E il motivo non è difficile da comprendere. I magistrati chiedono di non concedere agli imputati la possibilità di ricorrere a eventuali espedienti dilatori per far raggiungere al processo il tempo massimo di durata.

L'obiettivo delle toghe è quello di poter avere in pugno la macchina della giustizia penale e di poter svolgere le indagini secondo tempi quanto più larghi possibile. È proprio questo l'aspetto che viene fatto rilevare dai penalisti. È successo anche ieri, in un'animata puntata di Radio anch'io, su Radio 1, in cui sono intervenute tutte le parti in causa, e tra queste anche il presidente dell'Unione Camere penali Beniamino Migliucci. Il quale ha ricordato come gran parte dei reati, circa due terzi, cada in prescrizione quando si è ancora nella fase delle indagini preliminari. Sono statistiche diffuse dal governo, e in particolare dal viceministro della Giustizia, Enrico Costa.

Il nodo del contendere è chiaro: i pm chiedono di essere liberi di indagare quanto vogliono. E per questo, attraverso alcuni esponenti di punta della magistratura come Piercamillo Davigo, invocano una riforma che preveda di interrompere la prescrizione già dopo il rinvio a giudizio, in modo da sfruttare a fini investigativi tutto il tempo disponibile per quello specifico reato. Le Camere penali dicono il contrario, e Migliucci ricorda come "non serva allungare i processi, la cui durata va ragionevolmente ridotta".

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha scelto una via intermedia. Interrompere il decorrere dei termini di prescrizione per due anni in caso di condanna in primo grado e per un altro anno per chi viene condannato in appello. Limitare l'interruzione ai soli condannati dovrebbe essere sufficiente a placare le preoccupazioni della magistratura sulla strumentalità delle impugnazioni.

L'interruzione non si applica a chi viene giudicato innocente e subisce il ricorso in appello dell'accusa perché è evidente che in quel caso non c'è strumentalità alcuna nel comportamento processuale dell'imputato. A questo si aggiunge l'innalzamento delle pene per i reati di corruzione che il Guardasigilli ha proposto come emendamenti al ddl Grasso. Riguardo al percorso parlamentare, si dovrà dare però precedenza ai lavori della commissione Giustizia di Montecitorio, dove un disegno di legge sulla prescrizione in gran parte analogo agli intenti del ministro è già avviato.

Sul quel testo il governo interverrà con degli emendamenti. In ogni caso l'impianto che dovrebbe uscire dalla Camera è difeso da Orlando a dispetto dei rimbrotti dell'Anni. E in diretta su Radio anch'io, il ministro non manca di opporre alle perplessità del presidente dell'Associazione magistrati, Rodolfo Sabelli, il parere favorevole espresso dal procuratore nazionale Antimafia: "Roberti ha parlato della proposta di intervento sulla prescrizione del governo come di un accettabile punto di equilibrio".

Poi Orlando ammette: "Forse su questo non ci sono verità assolute. Tenere conto dei diversi interessi che vanno contemperati è un modo di legiferare saggio". In ogni caso il Guardasigilli si è detto disponibile "a discutere sulla norma, su come renderla più funzionale, non in astratto ma in funzione di quali sono le principali fonti che portano alla prescrizione".

Sarà una discussione difficile. Sabelli lo lascia capire chiaramente: "Sembra che a volte il governo abbia paura del proprio coraggio. Tante volte le proposte o non vengono fatte con la determinazione necessaria oppure sono fatte ma poi è come se ci fosse una marcia indietro", dice il numero uno dell'Anni sempre in diretta sulle frequenze di Radio 1 Rai. La situazione resta tesa. Ma è facile prevedere che così sarà a meno che l'esecutivo non faccia un improbabile passo indietro sulle ferie, l'altro oggetto del contendere. Che forse pesa più della prescrizione.