di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 19 febbraio 2026
Saranno attivati nei prossimi giorni, su tutto il territorio nazionale, i 36 Centri per la giustizia riparativa, nuova rete di servizi prevista dalla riforma introdotta con il decreto legislativo 150 del 2022. La giustizia riparativa si configura come una forma di giustizia complementare, basata su un incontro libero, volontario e consensuale tra vittima e autore del reato, facilitato da un mediatore esperto, figura terza, imparziale e qualificata. Il dialogo, che può avvenire in modo diretto o indiretto, si svolge in un contesto riservato e mira a far emergere bisogni, conseguenze e possibilità di riparazione.
Lo scopo è duplice: da un lato offrire attenzione al danno e ai bisogni della vittima, dall'altro promuovere la responsabilizzazione e la rieducazione dell'autore, coinvolgendo anche la comunità. Il programma può concludersi con un esito riparativo simbolico, come scuse formali o impegni comportamentali, oppure materiale, attraverso risarcimenti, restituzioni o azioni concrete per attenuare gli effetti del reato. In caso di mancato accordo, il procedimento penale prosegue senza effetti negativi per l'imputato. Per il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha presentato ieri a Roma l'iniziativa, “il risultato raggiunto è ampiamente positivo”. Sisto ha richiamato inoltre il ruolo centrale del protocollo d'intesa come strumento di governance, volto ad assicurare l'erogazione uniforme dei servizi nel rispetto dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), garantendo accesso gratuito, volontario e non discriminatorio, riservatezza, tutela dei dati personali e impiego di mediatori qualificati. Sul piano economico, Sisto ha poi ricordato che il servizio sarà sostenuto dal Fondo nazionale per la giustizia riparativa, previsto dall'articolo 67 del decreto legislativo, con una dotazione di 8,9 milioni di euro annui per il 2025 e per gli anni 2026 e 2027, oltre alle risorse della Cassa delle ammende e a eventuali fondi europei. Le stime tecniche individuano in 224mila euro annui il fabbisogno per ciascun Centro.
Alla conferenza è intervenuta anche Cristiana Rotunno, vice capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Rotunno ha definito la giustizia riparativa un modello che “non sostituisce la giustizia penale tradizionale, ma la completa”, parlando di un cambio di prospettiva sul reato, sulla vittima e sull'autore dell'offesa.
Ha quindi ricordato il ruolo svolto dal Dipartimento nella costruzione del sistema, dal supporto alle Conferenze alla definizione degli standard di qualità, fino al coordinamento con enti locali e autorità giudiziaria. “Al momento c'è un primo elenco con oltre 300 iscritti, la figura del mediatore dovrà essere formata in modo interdisciplinare, non solo ad esempio, con competenza in materie giuridiche o psicologiche o sociologiche”, ha precisato Nicola Selvaggi, vice capo dell'Ufficio legislativo, accompagnato da Maria Elena Mastrojanni, magistrata addetta.










