di Marzia Paolucci
Italia Oggi, 6 maggio 2019
Una stretta di mano. Accompagnamento alla mediazione penale. Si chiama "Una stretta di mano" il progetto di giustizia riparativa minorile del Cnca - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza gestito dalla "Casa San Benedetto-Istituto Don Calabria di Verona", opera sociale, educativa e sanitaria promossa dalla Congregazione Poveri Servi della Divina Provvidenza, in collaborazione con il Ministero della Giustizia - Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità.
Il progetto di cui è partner Cittadinanzattiva, è nato per sviluppare un approccio riparativo alla giustizia in ambito penale in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino, individuando strategie, modalità e strumenti innovativi di mediazione, di riparazione e di assistenza alla vittima del reato e di responsabilizzazione degli autori attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Il fi ne è quello di creare una rete territoriale e spazi di informazione e di ascolto che accompagnino entrambe le parti verso un percorso di mediazione che punti a una nuova responsabilizzazione del minore nei confronti della vittima del reato commesso.
Il progetto si svolgerà nel territorio del Triveneto, già da tempo impegnato in una diffusa attività di mediazione e progetti o esperimenti di giustizia riparativa, con il coinvolgimento di diverse associazioni e amministrazioni.
La rete istituzionale è costituita dall'Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione penale esterna per il Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, dal Centro di giustizia riparativa della Regione Autonoma Trentino Alto Adige e dal Centro per la Giustizia Minorile per il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e Bolzano, soggetto capofila. I fondamenti del modello riparativo sono il riconoscimento della vittima - la parte lesa deve potersi sentire riparata nella sua dignità - e l'autoresponsabilizzazione del reo.
Il minore soggetto di reato deve essere consenziente e su di lui va costruito un percorso mirato che dovrebbe portarlo a rielaborare il conflitto e i motivi che lo hanno causato, riconoscendo la propria responsabilità e avvertendo la necessità di ripararlo.
La comunità va coinvolta nel processo di riparazione nel doppio ruolo di destinataria delle politiche di riparazione e di attore sociale nel percorso fondato sull'azione riparativa da parte del reo. Il progetto vuole avviare e realizzare percorsi di mediazione penale rivolgendo l'attenzione al reo e soprattutto alla vittima, creando spazi di informazione e di ascolto che accompagnino entrambe le parti a intraprendere il percorso di mediazione.
Incontri con esperti saranno la premessa per una riflessione sulla giustizia riparativa tra gli operatori. Per promuovere la creazione di una rete territoriale di soggetti interessati, previsto anche l'avvio di rapporti con i referenti regionali e con gli amministratori degli enti locali per l'avvio di attività di sensibilizzazione alle tematiche della giustizia ripartiva.
Chiude il cerchio la costituzione di un coordinamento regionale delle organizzazioni e degli enti che intendano sviluppare politiche e azioni di giustizia ripartiva. Saranno individuati soggetti pubblici e del terzo settore da coinvolgere in tavoli di lavoro specifici, capaci d programmi di giustizia riparativa vicini ai luoghi e ai contesti di vita e di relazione di autori e vittime di reato. Contestualmente, l'azione di sensibilizzazione e di negoziazione con i referenti regionali è finalizzata ad individuare le condizioni di fattibilità per la costituzione di un tavolo di lavoro regionale in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, premessa per un coordinamento regionale in materia di giustizia riparativa.









