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di Niccolò Nisivoccia

Il Sole 24 Ore, 10 luglio 2023

Per portare avanti la riforma sulla giustizia riparativa sono arrivati i due decreti attuativi sulla formazione dei professionisti e sul loro elenco. Non tutti i tasselli del mosaico sono a posto ma l’auspicio è che non sia destinata a rimanere solo un’intenzione, questa legge.

Spetterà a tutti coloro che operano nella giustizia, pur con le difficoltà che rischiano di presentarsi, farla vivere nella quotidianità (in cui la giustizia riparativa esiste da anni, al di là di una regolamentazione ufficiale). Ma cos’è, la giustizia riparativa?

È una modalità alternativa di risoluzione dei conflitti, ma alternativa non nel senso di sostitutiva. Questo è un piano che spesso ha generato e genera equivoci: la giustizia riparativa non intende sovrapporsi alla legge; non intende sostituirsi alle sentenze dei giudici, e tantomeno intende contestarle. Al contrario: il rispetto della legge e delle sentenze è il presupposto che la orienta.

Il fine della giustizia riparativa è quello di offrire ad autori e vittime dei reati, a patto che lo vogliano, quello spazio e quel tempo - che i processi non contemplano - in cui autori e vittime possano recuperare, alla presenza di un mediatore "equiprossimo", la possibilità di un confronto e di un dialogo, per riempirli anche solo di sguardi e silenzi e non per forza di parole.

Ma sul presupposto, appunto, che i fatti siano chiari, e che altrettanto chiare siano le responsabilità e la loro assunzione. La giustizia riparativa, come infatti si dice, opera non "al posto" ma "all’insegna" della legge. Potrà scaturirne un accordo, o perfino un perdono (pur nell’ambiguità di significati che la parola "perdono" porta con sé quando venga usata al di fuori di una sfera intima e personale). Ma tutto questo comunque appartiene all’eventualità, e non alla necessità: una riconciliazione sarà sempre possibile, ma l’esito riparativo potrà avere il contenuto più vario.

Così come, da parte sua, l’autorità giudiziaria potrà sempre valutare liberamente l’esito, senza vincoli. Ha certo molti detrattori, la giustizia riparativa. È inevitabile, quando inostri orizzonti abituali vengono scompaginati da nuovi modelli che li mettano in discussione.

È questo quello che fa la giustizia riparativa, che riguarda specificamente il diritto penale ma a ben vedere richiama il diritto ingenerale all’interrogazione di se stesso: lo induce a ricordarsi che la sua funzione non dovrebbe essere quella di chiudere la realtà dentro una successione di norme tecniche, ma quella di contribuire a costruire relazioni sociali in una dimensione collettiva di convivenza e di scambio reciproco delle esistenze.