di Francesco Grignetti
La Stampa, 6 giugno 2021
Il segretario Pd: "Un nuovo voto serve a non affrontare il tema". I partiti di governo si spaccano. Se Matteo Salvini voleva attirare l'attenzione su di sé con i 6 referendum sulla giustizia, che sono laterali rispetto alle riforme del governo, beh, ci è riuscito eccome. L'ipotesi che si arrivi alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente è dietro l'angolo. E infatti la magistratura associata, contrarissima, è entrata in fibrillazione. Così come il M5 S. E buona parte del Pd, dove pure il dibattito si è aperto a seguito degli interventi a favore di Goffredo Bettini e dell'ex capogruppo al Senato, Andrea Marcucci.
Di nuovo, ieri, è arrivato il niet di Enrico Letta: "Vedo - dice a Rainews24 - che Salvini ha un'altra agenda su questo punto. La mia impressione è che lo fa perché non vuole affrontare questo tema oggi. Non vuole fare la riforma con noi. Con il referendum butta la palla in calcio d'angolo". La metafora calcistica attira le ironie di Maurizio Turco, segretario radicale: "Togliete il subbuteo dalle mani di Letta".
Ma Bettini stesso ha voluto precisare il suo pensiero, senza minimamente recedere, e anzi mollando una stoccata micidiale al segretario: "Comprendo - scrive in una lettera al quotidiano Domani - le opinioni diverse. Le rispetto. E vi rifletto. Ma, se l'identità non è una ricerca astratta e autoconsolatoria, deve essere una visione del mondo che attraversa la storia, i sentimenti, la cultura della Nazione. E che cos'è una visione del mondo, se non include i principi di massimo rispetto e di garanzia per tutti gli esseri umani?".
Di fatto, l'iniziativa referendaria di Lega e Radicali sta smuovendo le acque dentro tutti i partiti. I renziani di Italia Viva sono tentati di appoggiare la raccolta firme. Roberto Giachetti si è già espresso a favore. Anche Gennaro Migliore ha fatto capire di stare con loro, specie per la separazione delle carriere. "Se mi si chiede il mio orientamento personale, è questo".
Nel giro di una settimana o due, Italia Viva deciderà. Uguale travaglio si avverte in Forza Italia. "Figurarci se non appoggiamo quelle che sono le nostre idee da sempre", dice un big del partito. Potrebbe esserci un problema politico: qualcuno storce il naso all'immagine di un partito che va a rimorchio di Salvini. Ma altri rovesciano il ragionamento. In vista di un coordinamento o federazione che sia, appoggiare i referendum sulla giustizia significa confluire nel momento migliore, con Salvini che mostra una propensione moderata e non estremista. Un'occasione unica per sottolineare che in fondo sono i principi liberali ed europeisti ad aver trionfato, non il contrario. Qualcuno si è già buttato. Storici esponenti radicali come Emma Bonino.
Oppure, su un versante molto distante da lei, Giorgia Meloni. L'ex senatore Ciro Falanga, che ora parla a nome dell'Udc, e ha alle spalle un lungo girovagare tra Berlusconi, Fitto, Verdini, sostiene che i centristi non dovrebbero avere dubbi. Così come i socialisti di Stefano Caldoro e gli altri socialisti di Enzo Maraio. Dentro il governo s'interrogano: l'iniziativa di Salvini sarà di aiuto odi ostacolo alle riforme di Marta Cartabia? C'è chi pensa che il leghista forse volesse sabotare il percorso, ma otterrà l'effetto contrario: pur di togliergli argomenti, la maggioranza voterà a tempo di record una serie di riforme, grandi e piccole, per dimostrare che i suoi quesiti sono superati.











