di Serena Gana Cavallo
Italia Oggi, 27 gennaio 2015
Si inaugura l'Anno giudiziario e la processione di mantelli rossi richiama alla mente la Santa inquisizione e pone alla logica la domanda sul perché in un Paese che non ha più tradizioni i magistrati ancora continuino a mettersi in maschera. A Milano, con tutto quel che è successo in Procura, si parla di mafia. A Roma, con tutto quel che è successo, si parla del calcio.
A Torino, per non restar da meno, si parla di corruzione (argomento peraltro comune) e di quanto è duro il lavoro in miniera e nelle aule giudiziarie. Il giorno che un Procuratore esordisse parlando di corruzione nella Magistratura sarebbe un giorno che potrebbe ridare speranza al Paese. Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva alla incredibile pena di 6 anni e due mesi un (ex) magistrato in servizio dal 1994 al 2002 alla sezione fallimentare del tribunale di Firenze. Il tribunale di Genova lo aveva condannato a 15 anni, ma, come dicono i legulei, "nelle more" le 51 imputazioni sono finite in gran parte in prescrizione, per poche è stato addirittura assolto.
Nelle (rarissime) notizie di stampa si evidenzia come, da solerte cittadino, non abbia atteso l'ordine di cattura a casa ma si sia costituito, facendosi accompagnare al carcere femminile di Ponte Decimo, dove vi sono anche alcune celle per uomini. Comprensibile che un ex magistrato non voglia trovarsi in mezzo a quelli che, probabilmente in numero non irrilevante, si sono trovati a subire episodi di malagiustizia, ma stupefacente che un uomo, un giudice corrotto, alla fi ne condannato solo per un falso e bancarotta aggravata di una ditta, che ha tra l'altro avuto un condono di 3 anni, debba in definitiva scontare solo una pena di 3 anni e due mesi, per cui a breve avrà diritto ai domiciliari con affidamento ai servizi sociali.
È evidente a tutti che la pena che sta scontando Fabrizio Corona è, dimostratamente, del tutto indecente. Da notare che lo scandalo emerse nel 2002 dopo il suicidio di un commercialista che fece venire alla luce un "sistema" per il quale i professionisti incaricati dal giudice dovevano cedergli parte dei compensi. Lo stile di vita del magistrato era tale che tra il 1995 e il 2002 risulta aver speso un miliardo e 833 milioni, avendo guadagnato legalmente circa 790 milioni ed avendo risparmi per 500 milioni di euro. Naturalmente i giudici genovesi erano anche abbastanza convinti che avesse conti all'estero, intestati a sé o alla compagna, ma purtroppo, cerca cerca, non hanno trovato niente. Nei giorni scorsi si è parlato su queste pagine di una eccessiva timidezza nel progetto di riforma presentato dal Governo.
Il punto è che non serve una riforma (riformina) della Giustizia che tolga un po' di ferie (soldi mai perché la Corte costituzionale si è affrettata a dichiarare il taglio delle retribuzioni inammissibile perché è risaputo, lo insegna Orwell, che alcuni sono più uguali degli altri), che depenalizzi un po' di reati (scelti in maniera raffazzonata) e che proponga la mediazione come ricetta per velocizzare le pendenze civili. Serve una riforma dell'intero sistema giudiziario. Serve la separazione delle carriere. Serve una vera responsabilità civile dei magistrati. Serve abolire il totem dell'"ordine di autogoverno" perché questo non funziona, la casta non si tocca, è saldamente compatta. Inutile chiedersi come un magistrato abbia potuto lucrare e truffare per sette anni senza che i suoi superiori ne avessero nemmeno il vago sospetto. O sono degli incapaci o, come è molto più probabile, "cane non morde cane".
D'altronde una storia del tutto analoga è venuta alla luce, dopo decenni, anche per il tribunale fallimentare di Roma. Ma quello che serve soprattutto è qualcuno che faccia veramente il ministro della Giustizia e ponga mano ad una totale riscrittura dei codici normativi e procedurali, tolga spazio ai cavilli su cui, nell'interesse anche degli avvocati, i procedimenti si contorcono per anni. Servirebbe che la Corte di Cassazione non continuasse a produrre sentenze che "fanno diritto" e rovescio, come abbiamo scritto tempo fa. Tanto più che noi non abbiamo purtroppo un diritto di "Common Law" come i più felici Paesi anglosassoni, dove i processi sono veloci, dove le truffe, quando scoperte, vengono immediatamente sanzionate, dove, non sempre, ma nei procedimenti penali si scopre il colpevole in tribunale, non sulle pagine dei giornali o nelle televisioni o nelle interviste, con dibattiti e dibattimenti pluriennali, sempre lasciando una forte ombra di dubbio.
Da noi abbiamo i codici e se è necessario interpretarli o scriverli meno ambiguamente dovrebbe essere il legislatore a farlo. (certo che poi ognuno ha il legislatore che si merita e in particolare i burocrati che ci meritiamo) C'è un gruppo su internet, che si chiama "Comitato spontaneo cittadini contro la malagiustizia". Non sempre la scrittura è perfetta, ma leggere quanto pubblica sarebbe molto istruttivo per il Signor Ministro che sembra ritenere che bisogni fare solo qualche ritocchino, un maquillage, un po' di cipria e fard, così non si vedono le rughe. Qualche volta le rughe sono piaghe.











