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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2021

 

Slitta l'arrivo in aula del processo penale. Avvocatura in rivolta e magistrati perplessi nel civile. Sull'ordinamento attesi gli emendamenti. I referendum di Salvini non aiutano.

Tempi più lunghi, confronto complicato nella maggioranza, frizioni con avvocati e magistrati sulla riforma della giustizia, nelle sue principali declinazioni. Vediamo. La ministra Marta Cartabia ha innanzitutto istituito un metodo diverso e comune per gli interventi nelle tre aree chiave, civile, penale e ordinamento giudiziario.

A monte è stata istituita, in ciascuna delle materie, una commissione di studio con il compito di preparare a valle proposte di emendamenti ai disegni di legge già incardinati in Parlamento. Le proposte tecniche, in ogni caso, prima del deposito davanti alle commissioni di Camera e Senato sarebbero state presentate ai capigruppo di maggioranza. Ora, nel penale, la commissione guidata dal presidente emerito della corte costituzionale Giorgio Lattanzi ha già da qualche settimana finito i suoi lavori, gli esiti sono noti e sono stati presentati alla maggioranza.

Di lì in poi però poco si è saputo, gli emendamenti non sono stati formalizzati e neppure depositati. È in corso tuttora un confronto che ha visto già un incontro della ministra con una delegazione del Movimento 5 Stelle, nei prossimi giorni ne è previsto un altro (così ha annunciato il leader della Lega Matteo Salvini, peraltro attivamente in campo con un pacchetto di referendum che non aiuta certo la coesione) con Giulia Bongiorno.

Di fatto però quell'approdo in Aula che era già stato fissato per l'inizio della prossima settimana è slittato a data da precisare. Sul civile, da pochi giorni gli emendamenti, dopo una lunga sosta alla Ragioneria per la verifica sugli impegni di spesa soprattutto sul fronte della mediazione, sono stati depositari e si tratta certo dell'intervento nella fase più avanzata. Tuttavia l'avvocatura è in rivolta, con l'Unione delle camere civili che contesta le misure, soprattutto quelle sul rito, come pericolose per i diritti dei cittadini, e minaccia lo sciopero, e un congresso straordinario di tutta la categoria che si svolgerà a fine luglio; perplessi anche i magistrati, con l'Anm, sabato, a sottolineare come le modifiche processuali a poco serviranno se non si procedere a un ampio reclutamento di magistrati.

E sull'ordinamento giudiziario la commissione guidata da Luciani ha concluso i suoi lavori, ma, anche in questo caso, gli emendamenti ancora non sono stati presentati. Intanto, il Consiglio superiore della magistratura prova a fare da sé e pochi giorni fa ha approvato una serie di modifiche al Testo unico sulla dirigenza.

La commissione sulla disciplina della crisi d'impresa è stata prorogata sino alla fine di luglio, mentre quella sulla magistratura onoraria dovrebbe concludere i lavori tra pochi giorni. Al ministero della Giustizia si ricorda che la mole e la rilevanza degli interventi messi in cantiere è assoluta e che la ricerca di un confronto il più ampio possibile nel merito dei contenuti fa parte del programma dell'amministrazione; nello stesso tempo la consapevolezza della necessità della riforma, soprattutto in chiave di accesso ai fondi del Recovery Plan, dovrebbe fare compiere a tutti gli interlocutori uno scatto di responsabilità, ammainando magari bandiere anche identitarie nel nome di un passaggio di interesse comune.