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Ansa, 13 aprile 2015


"Minori investimenti nelle residenze alternative Rems, ovvero le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sovrastimate rispetto alle reali necessità, e più investimenti per l'assistenza sul territorio, vero nodo cruciale della riforma".

A due settimane dall'entrata in vigore della normativa che prevede il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e la loro sostituzione con le Rems, dove verranno accolti i pazienti non dimissibili (circa 450 su un totale di 704), il presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), Emilio Sacchetti, rileva come questa sia sostanzialmente una "buona legge" che va però "resa operativa e portata a regime". Il problema, spiega Sacchetti a margine del 23/o Congresso dell'Associazione europea di psichiatria (Epa), "è innanzitutto relativo alle Rems: credo infatti che tali residenze alternative non siano veramente necessarie se non in casi estremi; le Rems devono cioè essere approntate per accogliere solo i veri pazienti psichiatrici autori di delitti, mentre gli altri condannati vanno indirizzati nelle carceri".

La priorità dunque, a fronte di una situazione che vede ancora molte Regioni in ritardo nell'avvio di tali strutture è quella di "stimare correttamente il numero di posti davvero necessari per ogni Rems regionale, investendo invece maggiormente - afferma - nel territorio per l'assistenza e la presa in carico di questi pazienti. Ma su questo le Regioni sono impreparate". Ad oggi, rileva Sacchetti, "circa 800 internati sono stati già dimessi, ma mancano i fondi per la loro presa in carico da parte delle strutture territoriali, così come non sono ancora operative, presso i Dipartimenti di salute mentale, le mini-equipe con le varie figure professionali previste per la gestione di questi pazienti".

A ciò, afferma Sacchetti, si aggiungono altre due priorità: "bisogna rivedere e potenziare l'assistenza psichiatrica nelle carceri e bisogna riformulare, a livello giuridico, il concetto di pericolosità sociale per evitare che criminali si possano far passare per malati mentali al fine di usufruire di trattamenti diversi dal carcere". Ovviamente, conclude il presidente Sip, "il processo delle dimissioni dei pazienti dagli Opg dovrà essere graduale e supportato sul territorio, anche tenendo conto del disorientamento di molti di questi soggetti che, spesso, non hanno più una rete di supporto nelle proprie realtà di origine, né di tipo familiare né sociale".

 

Dell'Acqua: non resta indietro più nessuno

 

Un indubbio merito nella chiusura degli Opg va ascritto all'ex Presidente Giorgio Napolitano per la "passione con cui accolse la denuncia della Commissione del Senato. Quando gli comunicammo il viaggio con Marco Cavallo per la campagna StopOpg, ci scrisse e ci mandò una medaglia per il patrocinio della Presidenza".

Il primo ricordo di Peppe Dell'Acqua, tra gli psichiatri che raccolse l'eredità di Basaglia, alla vigilia della chiusura degli Opg che completa quella rivoluzione cominciata negli anni 70, è per l'ex Presidente della Repubblica. Che nel discorso di fine anno nel 2012 parlò di "istituzione indegna di un paese appena civile".

Tra le paure diffuse di incrociare in libertà pericolosi quanto inconsapevoli individui, Dell'Acqua riporta il discorso su un piano di minor suggestività: "Non resta indietro più nessuno. Tutti i matti ora sono cittadini".

Praticamente "si restituisce appieno o si tenta di restituire diritto e responsabilità. Le persone con disturbo mentale quando commettono un'azione sono ora responsabili, cittadini a tutti gli effetti: si processano se commettono un reato, si condannano se colpevoli e, se sono bisognosi di cure, si curano. Ci liberiamo del doppio binario: hai commesso un reato ma ti assolvo perché incapace, ma ti inserisco nel circuito manicomiale e non in quanto hai commesso il reato ma perché sei pericoloso". Intanto, gli ospiti degli Opg negli ultimi quattro anni sono quasi dimezzati; oggi sono circa 700 in tutta Italia. "Vivo un momento di svolta storica, epocale - prosegue Dell'Acqua.

È straordinario il modo in cui con questa legge e con questa campagna finisce l'internamento ancora ottocentesco. Si chiude un ciclo, ma il 31 marzo sarà ancora una volta un inizio perché il problema è di una delicatezza estrema". Con un ringraziamento: prima di tutto ai "giuristi costituzionalisti che hanno messo sempre più in evidenza lo stridore tra la persistenza di quelle strutture con la visione acquisita della cura delle persone con disturbo mentale". E un pensiero speciale va al convegno bolognese dell'Anm: "straordinario, che ha sottolineato nelle parole del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, responsabilità, libertà e Costituzione".

Infine, Basaglia. "Aveva detto una cosa suggestiva per noi: non mandiamo la gente in carcere ritenendo che non sia in grado comprendere il senso della carcerazione e la mandiamo in un luogo dove per chiunque è impossibile comprendere dove si trova e perché. Io da allievo dico: con il viaggio del Cavallo siamo entrati in luoghi da chiudere non perché sporchi e fatiscenti ma perché sono i luoghi della più locale insensatezza. Sono i luoghi della sottrazione, dell'azzeramento di ogni diritto. Lì vivono uomini e donne che non hanno nessun diritto. Sono luoghi improntati alla pericolosità, luoghi senza tempo. Oggi tutto questo, con la legge 81 comincia a essere attaccato, lesionato".