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di Piero Sansonetti


Il Garantista, 17 aprile 2015

 

Il poliziotto Fabio Tortosa è stato sospeso dal servizio dopo le sue demenziali dichiarazioni (via Facebook) a proposito della mattanza compiuta dalla polizia a Genova nel luglio 2001, e soprattutto dopo gli insulti (volgarissimi e, francamente, infami) nei confronti di Carlo Giuliani, il ragazzo che, in quei giorni folli di Genova, fu ucciso da un carabiniere a colpi di revolver e poi schiacciato dalla camionetta dei militari.

La decisione di sospendere Tortosa è stata presa dal capo della polizia, Pansa. Sembra una decisione saggia. Per una ragione semplice: un poliziotto ha un potere molto grande sulle persone, e in teoria dovrebbe riscuotere la fiducia delle persone, e deve essere visto dalle persone come un rappresentante dello stato non come un fanatico di parte. Fabio Tortosa, invece, ha voluto dichiarare che lui è orgoglioso delle sue idee - immagino radicalmente fasciste, anche se poi ha detto che vota Pd - e ha voluto offendere un ragazzo morto, e la sua famiglia, e le tante persone che gli volevano bene. Ha detto testualmente: "Carlo Giuliani mi fa schifo, e ora che sta sottoterra credo che faccia schifo anche ai vermi".

Per questa ragione è opportuno che sia tolto dal contatto con la gente e che sia privato del potere che in genere tocca - necessariamente - alla polizia con incarichi operativi. Non mi interessa una misura punitiva (non mi interessa mai una misura punitiva, e la vivo sempre con disagio e, comunque, con simpatia per il punito) ma penso che sia giusta una misura di cautela e di protezione dei diritti della gente, che va difesa dal rischio di essere sottoposta al potere fazioso di un poliziotto che si è dimostrato molto poco equilibrato. Tortosa deve essere allontanato dai servizi operativi e mandato a lavorare negli uffici, gli va assegnato un lavoro dignitoso e adeguato al suo grado, al suo ruolo e alle sue capacità.

Delle dichiarazioni rilasciate da Tortosa su Facebook mi hanno colpito più quella su Carlo Giuliani che la rivendicazione orgogliosa della sua partecipazione all'intervento - ingiustificato - nelle aule della scuola Diaz e della violenza di quell'intervento considerato dalla Corte Europea vera e propria tortura. Perché le frasi contro Giuliani erano veramente di una ferocia sconcertante, cariche di odio esagerato. Probabilmente un po' dipende dal clima che si è ormai creato, in Italia, nello spirito pubblico. Provocato dai giornali e dalla fragilità culturale e psicologica di moltissimi esponenti politici. L'odio, la rivendicazione della propria capacità di odiare e di desiderare l'annientamento e l'umiliazione del proprio avversario ( o comunque di chi dissente da te) è un punto di onore per tutti.

Il nuovo machismo è un tratto dominante della discussione pubblica, specie sui social network, ed è un machismo (solo in parte ereditato dalle rozzezze del fascismo o dello stalinismo) che tra l'altro coinvolge ampiamente anche le donne. È chiaro che in parte la virulenza della polemica di Tortosa è da addebitare a questa corrente di pensiero che sta travolgendo la nostra cultura. E infatti Tortosa, il giorno dopo quelle frasi obbrobriose su Carlo Giuliani, si è reso conto di cosa aveva detto e ha presentato le sue scuse alla famiglia di Carlo. Mi sono sembrate scuse sincere, anche perché Tortosa ha raccontato una storia tristissima, tragica, che lo riguarda, e cioè la morte di un suo fratellino di 15 anni. Io penso che le scuse di Tortosa andrebbero accolte, e però sono sconvolto dall'idea che una persona che ha vissuto un dramma umano così grande, e ha visto il dolore sconfinato dei suoi genitori, si possa far sfuggire, per sbaglio, quelle frasi su Carlo, provocando un dolore formidabile a Giuliano e Heidy, che sono il papà e la mamma di Carlo. Come è possibile?

È possibile proprio per la ragione che dicevamo prima: il clima è questo, il dovere di una persona con la schiena dritta è quello di insultare a più non posso gli avversari, e se non lo fa, forse, è un venduto. La prova che le cose stanno così sta nelle dichiarazioni dei politici che hanno voluto commentare il caso Tortosa.

Il solito Salvini non ha perso un attimo per attaccare Pansa, per attaccare Alfano e per chiedere addirittura le dimissioni del governo. E Daniela Santanché gli è andata dietro. Salvini ha rivendicato persino le idiozie che lo stesso Tortosa ha ripudiato, e ha esaltato l'azione selvaggia della polizia alla Diaz. Io penso che questa malattia profondissima (provocata dal crollo delle ideologie e dalla loro sostituzione con i folclorismi improvvisati e volgarissimi dei Salvini-Travaglio-Grillo) sia in questo momento il pericolo più grande per la nostra civiltà.

Anche perché non c'è niente che si contrapponga a questa violenza. In genere, per contrapporsi, si ricorre ad altra violenza. Speculare. Si chiedono punizioni esemplari per Tortosa, si creano gruppi Face Book contro di lui, si propone la repressione inflessibile dei reati di opinione o - meglio - delle opinioni ritenute sbagliate. L'unica reazione civile a Tortosa l'ha avuta il papà di Carlo, Giuliano. Il quale non ha chiesto che il poliziotto fosse bastonato e messo in catene, solo ha chiesto al Presidente della Repubblica di chiedere scusa, in nome dello Stato, a Carlo. E questo sarebbe giusto che avvenisse. Temo che non avverrà, invece.