Ansa, 29 gennaio 2015
"Allo stato non vedo il pericolo di un arruolamento di potenziali jihadisti all'interno delle carceri italiane. Siamo sensibili e attenti al problema e il nostro monitoraggio credo ci consenta di prevenire qualsiasi iniziativa": così Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, a "Voci del mattino" su Radio 1, sul rischio di un arruolamento di jihadisti nelle carceri italiane.
"Il problema - ha aggiunto - può nascere con detenuti che hanno rivestito ruoli importanti nell'ambito di una organizzazione terroristica e in questi casi il controllo va rafforzato per evitare che cerchino di fare proseliti all'interno del carcere, magari fra persone che non ci pensano affatto, e per impedire che mantengano rapporti con gruppi o persone all'esterno".
"La popolazione carceraria italiana - ha detto ancora Ferri - conta un 20% di persone provenienti da realtà vicine a quelle islamiche, pertanto di una cultura e una religione diversa, con abitudini diverse che la polizia penitenziaria tiene in conto e rispetta. Ma questo ovviamente senza abbassare la guardia sui controlli, perché un conto sono le diversità di culto, un altro è vigilare affinché non si pongano in essere gli atti criminali che abbiamo visto".
"Le carenze di personale della polizia penitenziaria sono innegabili, però gli agenti stanno lavorando molto bene a fronte delle risorse disponibili. Inoltre, laddove i detenuti non siano pericolosi, stiamo approntando, come Dipartimento, una vigilanza dinamica che impegni i detenuti in attività lavorative, formative e di studio. Il tutto nell'ottica di un progetto di rieducazione, perché siamo convinti che l'ozio di certo non agevoli l'integrazione e la sicurezza all'interno delle carceri" ha concluso il sottosegretario.










