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di Errico Novi

 

Il Garantista, 10 gennaio 2015

 

Il ministro Andrea Orlando si mette a giocare a zona. Addio definitivo al percorso di guerra dei 12 punti: la riforma della giustizia non assomiglierà più a un piano quinquennale. Molto più realisticamente il Guardasigilli si acconcia a integrare con proposte governative i testi parlamentari già avviati.

Lo ha fatto giovedì al Senato con gli emendamenti al ddl Grasso sul contrasto alla corruzione, lo farà a breve con delle variazioni da proporre sulla prescrizione, in corso d'esame alla Camera, È la stessa strategia che non a caso ha consentito di mandare avanti la legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

Proprio ieri nell'aula di Montecitorio Orlando è intervenuto per presentare il testo, che sarà approvato nei prossimi giorni: "Siamo aperti a verificare se alcuni passaggi possono essere migliorati", dice il ministro, "ma questo è un passaggio storico, è lo dico anche se l'aula è vuota". Certo, il testo del ddl originario "era più nitido rispetto a quello uscito dal passaggio parlamentare". Ma la verità è che il Guardasigilli non intende tornare indietro su due punti che non piacciono per nulla all'Associazione magistrati.

La prima è l'eliminazione del filtro di ammissibilità, che poi è il punto più qualificante di tutto il provvedimento. Si tratta della vera novità rispetto alla legge Vassalli dell'88, rimasta quasi del tutto inapplicata in questi 25 anni. Nel suo intervento di ieri in Aula, infatti, il ministro della Giustizia ricorda che la legge in procinto di essere licenziata dalla Camera assicura la tutela dei cittadini danneggiati da errori giudiziari attraverso "un rimedio funzionale accessibile".

E quest'ultimo aggettivo si riferisce proprio alla decisiva abolizione del filtro. Il secondo punto riguarda la definizione di colpa grave. Orlando dice che "abbiamo fatto una scelta di equilibrio che parte da un ulteriore scrupolo: la responsabilità colpisce il magistrato solo quando ci si trova davanti a errore per negligenza inescusabile".

Vuol dire per esempio che il giudice non potrà più giustificarsi con la sottovalutazione di una precedente sentenza se quello stesso precedente giurisprudenziale era stato segnalato dalla parte danneggiata. Anche qui l'Anni e il Csm se ne dorranno, ma il ministro fa capire chiaramente che i cardini del provvedimento sono immodificabili.

Sul versante delle norme anticorruzione, viene dunque accantonata l'idea di un ddl di riforma penale onnicomprensivo. Gli inasprimenti contro corrotti e mafiosi entrano nel ddl Grasso. Compresa una concessione alla commissione Gratteri, con l'estensione delle udienze in videoconferenza a tutti i detenuti per reati gravi, mentre oggi la modalità è prevista solo per quelli al 41 bis.

Un evidente limite al diritto di difesa e un lieve cedimento alle posizioni ultra-giustizialiste dell'organismo consultivo guidato dal pm di Reggio Calabria. Ma fa parte del gioco a zona adottato da Orlando: un po' di bastone alle toghe con la responsabilità civile, un po' di carota sui processi ma soprattutto niente più ddl monstre che condannano la riforma della giustizia al binario morto dell'utopia.