di Errico Novi
Il Garantista, 16 aprile 2015
Amore". "Amicizia civica". "Educazione morale". Sono le risposte che il cardinale Angelo Scola chiede a Milano, accorsa ai funerali di Stato di due delle tre vittime della strage in tribunale, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e il giudice Fernando Ciampi. Nel Duomo c'è un'atmosfera di commozione vera, scandita dal silenzio della maggior parte dei familiari delle vittime e dalla presenza di molti rappresentanti delle istituzioni.
Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai vertici di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, al ministro della Giustizia Andrea Orlando. Moltissimi avvocati, moltissimi magistrati, senza toga come avevano chiesto i leader dell'Anm milanese. Il Capo dello Stato, in particolare, ha un incontro con i congiunti di Appiani e Ciampi prima che cominci la cerimonia, nella cripta del Duomo. Un colloquio definito "intenso e commovente".
Da dietro l'altare, l'arcivescovo chiede che sulle vittime della strage compiuta il 9 aprile da Claudio Giardiello "non si stenda la coltre dell'oblio", e questa sarà possibile solo se nascerà, appunto "una maggiore responsabilità di educazione civica, morale e religiosa nella famiglia, nella scuola" fino "alle istituzioni". Una crescita collettiva che richiederà, dice Scola, di non "fermarsi alla comprensibile paura, alla giusta elaborazione di più rigorosi sistemi di sicurezza, a dialettiche, talora strumentali, fra le parti".
Non si tratta insomma solo di mettere qualche metal detector in più, ma di trasmettere il valore della giustizia e preservarne l'integrità. Messaggio che arriva in ritardo per l'omicida Giardiello, a cui pure il Cardinale rivolge, "con travaglio", parte dell'omelia: "Attraverso la giusta pena espiatoria, prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito".
Il commercialista Stefano Verna, uno dei due feriti nell'incursione a Palazzo di Giustizia, lo definisce un pensiero "difficile ma giusto". Non se la sentono di dire nulla la vedova di Ciampi la madre di Appiani. Parole che esprimono tenerezza arrivano solo dallo zio materno di quest'ultimo, Alessandro, che ringrazia il Milan per la presenza di Galliani. Non c'è il feretro di Giorgio erba l'altra vittima, che riceve l'ultimo saluto nel Duomo della sua Monza, come voluto dalla vedova dopo che il cerimoniale di Stato s'era dimenticato di contattarla. Pietro Grasso è il solo a presenziare, seppure in forma privata, anche a queste altre esequie. All'imprenditore e coimputato di Giardiello non va dunque il breve applauso tributato agli altri due feretri da piazza Duomo. Ma è da credere che Milano abbia pianto anche lui.









