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di Davide Milosa

 

Il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2015

 

Coni d'ombra, spiegazioni che non coincidono, rabbia da un lato, dall'altro la legittima necessità di normalizzare. A cinque giorni dalla strage, al tribunale di Milano la tensione non accenna a diminuire.

Come è stata gestita l'emergenza nei minuti successivi alla sparatoria? E così mentre ieri mattina Claudio Giardiello, il 57enne autore del massacro, accusato di omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione, tentato omicidio e porto abusivo d'armi, nel carcere di Monza si avvaleva della facoltà di non rispondere, all'interno del Palazzo di Giustizia si è tenuta un'animata assemblea dei lavoratori del tribunale alla quale, come riporta il sito giustiziami.it, hanno partecipato il capo della procura Bruti Liberati e il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio. Visioni a confronto, dunque.

Per capire, al di là dei movimenti del killer, come è stata gestita l'emergenza. Per Bruti Liberati durante gli attimi successivi agli spari "non si è vissuta nessuna scena di caos e panico". Si associa lo stesso Canzio, confermando la versione ufficiale diffusa già dal pomeriggio del 9 aprile. Ieri, però, hanno parlato i lavoratori, quelli che il palazzo lo frequentano ogni giorno. E qui la storia cambia e non poco.

"Io - ha iniziato un esponente del sindacato della pubblica amministrazione - ho visto tutto un altro film. Ero al piano terra dove c'era il caos totale". Quindi ha aggiunto: "Girava gente armata senza pettorina né distintivo. Solo il buon senso ci ha suggerito di stare negli uffici". Una lavoratrice, invece, ha spiegato come da tempo chieda un piano di evacuazione: "Lo dissi in occasione dell'ultimo terremoto. Sono passati due anni e non c'è ancora nulla".

Sempre secondo questa lavoratrice è necessaria "l'introduzione di altoparlanti nelle aule, visto che il giorno della sparatoria avvenuta poco prima delle 11 l'email dall'ufficio del personale è arrivata alle 11.28 e non tutti hanno potuto leggerla". Oggi, poi, a detta dei lavoratori "il personale non è formato al piano di evacuazione ciascuno di noi, in casi come questo, dovrebbe sapere dove andare, per esempio si dovrebbe sapere come portare fuori un collega che ha delle disabilità. I corsi sull'evacuazione li fanno ai bambini di prima elementare". L'assemblea si è chiusa con la richiesta dei lavoratori di un incontro urgente con il Prefetto e con il presidente del Tribunale. Sul tavolo diverse proposte. La prima: l'installazione di tornelli e di budget elettronici. La sicurezza, insomma, resta il tema. Oggi più di ieri.

Visto che, spiega un magistrato, "già qualche anno fa un gruppo di noi chiese che al settimo piano fossero messe delle vetrate. Ci fu risposto di no, perché il palazzo di giustizia deve essere aperto a tutti". Un sentimento che oggi, dopo la strage, sembra traballare. A Milano come in tutta Italia dove ieri agli ingressi dei vari tribunali si sono registrate code lunghissime. Controlli aumentati, dunque. E molti oggetti sequestrati. Ad Imperia, un avvocato di Torino, come da abitudine, si è presentato all'ingresso con la sua pistola.

Questa volta però non ha potuto depositarla al corpo di guardia, ma il procuratore vicario ha disposto che la portasse direttamente al carcere. Molte udienze, poi, sono iniziate in grave ritardo proprio per le perquisizioni a cui sono stati sottoposti anche gli avvocati. A Napoli, ad esempio, la giunta della Camera Penale, riunitasi d'urgenza, ha chiesto al procuratore generale in Corte d'Appello "di revocare ad horas il provvedimento in oggetto oppure di voler adottare le misure che riterrà opportune per garantire un normale svolgimento delle attività giudiziarie". Intanto Milano si prepara per i funerali di Stato. Saranno celebrati domani in Duomo, ma solo per due delle tre vittime.