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di Vincenzo Maria Siniscalchi

 

Il Mattino, 21 gennaio 2021

 

Una volta questo era il tempo del lavoro delle magistrature della Suprema Corte e di quelle delle Corti di Appello del Paese, con il concorso del Csm, dei vertici delle rappresentanze della Avvocatura ed anche del Ministero della Giustizia; tutti si preparavano alle inaugurazioni dell'Anno Giudiziario. "Era il tempo", dico perché ritengo che soprattutto nelle Corti di Appello, complesse e lunghe cerimonie non ve ne potranno essere. Le stesse ragioni della chi usura al pubblico dei teatri, valgono con la riserva delle rappresentazioni in "streaming" o comunque senza pubblico in mascherina e nemmeno "distanziato".

L'interdetto, peraltro, è già stato pronunciato dal Covid 19 che non conosce privilegi di sorta da osservare e ancora dilaga. Né conosce, il Covid 19, ostacoli che ne comprimano in qualche modo la funesta e malvagia diffusione. È una rinuncia che non costerà molto in termini di superamento delle rappresentazioni da tempi andati, dei picchetti di onore, delle assemblee di porpore, ermellini e toghe; il profilo prevalentemente "scenico" ha subito già critiche e contestazioni per il suo carattere legato a cerimoniali piuttosto obsoleti.

E tuttavia questa emergenza allucinante che ha percorso da Wuhan a ritroso il viaggio di Marco Polo promuoverà certamente necessità di sintesi rispetto alle cerimonie alle quali eravamo abituati e che già avevano guadagnato negli ultimi anni spazi di maggiore sobrietà. La inaugurazione dell'Anno Giudiziario, come pare, vi sarà ma relazioni, e comunicazioni delle sole autorità istituzionali verranno contenute in un'ora e trenta con partecipazione a distanza.

Eppure, dobbiamo pensare, in quelle modalità ristrette e di stretta osservanza cibernetica, in ogni caso occorrerà pur fare un primo bilancio dei guasti provocati anche all'intero sistema giustizia dalla pandemia. La giustizia penale, in particolare, pare aver subito un vero e proprio "colpo di grazia" che ci allontana da quegli annunzi di pseudo riforma che non andranno oltre la stravagante e con ogni probabilità incombente incostituzionalità della cosiddetta "riforma" della prescrizione. Emerge, a questo punto, come avevamo previsto da queste colonne, la necessità di sollecitare dal Parlamento riforme più urgenti alle quali ci chiama il "diritto della pandemia" dovendosi in qualche modo venire fuori dalla legiferazione per decreti di mera valenza amministrativa.

Sostiene con la consueta lucidità Nello Rossi, direttore di "Questione giustizia" che emergono quotidianamente problemi indotti dalla "pandemia", sicché occorrono risposte ad interrogativi pressanti, come ad esempio: "chi decide le priorità di accesso ai vaccini e con quali strumenti?". Urge un intervento del Parlamento ed una legge è fondamentale per scelte che possono essere anche tragiche in un clima di aumento dei contagi come l'attuale. È la legge, in altri termini, che deve stabilire il coordinamento dell'azione delle diverse istituzioni che intervengono nella effettuazione della vaccinazione ma anche ricordare a tutte le sovrastrutture in forma di "comitati tecnici" e simili organismi di sapienti consultori, che nuove responsabilità penali si profilano nel "diritto della pandemia". Sulle colonne de "Il Mattino" già nel corso dell'estate scorsa avevamo richiamato il principio di causalità colposa che regola la materia epidemica nella sua diffusibilità con eventuali colpe umane che pur possono essere a base di condotte perseguibili ad esempio per una diffusione incontrollata della pandemia o nel ritardo delle vaccinazioni.

Ora si tratta di chiarire con urgenza (per non ridurre la "inaugurazione dell'anno giudiziario" ad un mero atto simbolico) quali sono le autorità e gli strumenti regolatori che decidono ad esempio le allocazioni delle risorse vaccinali senza incorrere in condotte (come ritardi, errori o incapacità di controlli) da cui possono dipendere la vita o la morte di tanti. Gli interrogativi fondamentali, del resto, si sono posti dal rilevante atto indicato come "Piano strategico per la vaccinazione anti Covid-19 presentato al Parlamento il 2 dicembre 2020 e redatto dai seguenti soggetti istituzionali: Ministero Salute, Commissario straordinario per l'emergenza epidemiologica presso la Presidenza del Consiglio, l'Istituto Superiore di Sanità.

È in questo documento che potrebbero individuarsi condotte causative di reati di natura colposa. Il richiamo ad un "diritto della pandemia" è stato da tempo avvertito negli studi che sono apparsi in pubblicazioni su riviste curate da magistrati e da giuristi. Proprio questi studi pongono anche una priorità che riguardala organizzazione giudiziaria. Si tratta, cioè, della creazione nelle più grandi Procure, di nuclei di magistrati che possono vigilare in mani era coordinata ed approfondita sulle condotte collettive o individuali che operano nel campo della pandemia ed allontanare gli "sciacallaggi" non soltanto criminali. I gruppi coordinati con specifici compiti di analisi e di controllo hanno avuto esiti positivi in settori diversi da quelli sanitari con una ristrutturazione, ad esempio, operata dalla Procura della Repubblica di Napoli.

I dibattiti sulle obbligatorietà o meno della vaccinazione anti-covid non gravitano nelle attività di controllo legale delle quali stiamo facendo cenno. E tuttavia un assetto legale-che non risolve solo un problema organizzativo ma tende ad una disciplina normativa cui è preposto il Parlamento - va pur tentato in questa non facile fase di distribuzione del vaccino secondo priorità accettabili. Vaccinarsi è un diritto del cittadino presidiato dalla tutela costituzionale dell'art. 32 Cost. (di cui si fa giustamente menzione anche per la doverosa estensione alla popolazione carceraria).

Eppure la garanzia fondamentale dei cittadini non può ritenersi risolta dal mero rinvio alla natura di "atto amministrativo" del Piano strategico anti-covid essendo di tutta evidenza che la tutela costituzionale della salute è presidiata da tutto il complesso di norme codicistiche che attengono ad una materia così complessa. Ciò non significa che si chiede un sistema normativo di assoluto rigore ma che esprima i controlli di legalità che non si possono risolvere solo con normative di diritto amministrativo.

Tornando alla pur ridimensionata inaugurazione dell'anno giudiziario 2021 l'auspicio è che l'Autorità Giudiziaria a tutti i livelli solleciti il Governo, in particolare in persona del Ministro della Giustizia, a fornire una risposta agli interrogativi che pongono tutti gli operatori della giustizia, dai magistrati agli avvocati, agli operatori del settore amministrativo, circa lo stato effettivo dei finanziamenti straordinari per la organizzazione giudiziaria e per i detenuti.

Quali sono le richieste appostate nei documenti relativi al Recovery plan dal comparto giustizia? Quali finanziamenti urgenti verranno richiesti per i fondi Mes? Quali investimenti straordinari relativi alla disastrosa pandemia da Covid-19 sono stati inseriti per la organizzazione giudiziaria ad iniziativa del Ministro della Giustizia?