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di Sergio Rizzo

 

Corriere della Sera, 20 aprile 2015

 

A chi ancora è convinto che il bicameralismo in salsa italiana sia un bene prezioso da tutelare consigliamo di dare un'occhiata a quello che sta accadendo in parlamento. Succede che il Senato approvi una legge che si aspettava da 21 anni, e che questa legge debba ora passare alla Camera come prevede la nostra Costituzione.

È un provvedimento che fa entrare i reati ambientali nel codice penale, nato da una iniziativa del grillino Salvatore Micillo, del democratico Ermete Realacci e di Serena Pellegrino di Sinistra ecologia e libertà. "Evviva!", esultano gli ambientalisti alla notizia che la maggioranza è determinata ad approvarla senza modifiche anche a Montecitorio per evitare non soltanto le lungaggini del ping pong che inevitabilmente scatterebbe (dalla Camera di nuovo al Senato e poi chissà...), ma soprattutto il rischio che in quel rimpallo la legge possa finire come molte altre sul binario morto.

E lì dissolversi. Per capirci, il provvedimento stabilisce che chi inquina, o si rende responsabile di danni ambientali, o ancora impedisca i controlli, non se la possa cavare con una semplice contravvenzione ma debba finire nelle patrie galere. Per giunta con il raddoppio dei tempi di prescrizione e la possibilità per gli inquirenti di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali. Peccato che lì dentro sia stata infilata una pillola avvelenata in forma superecologista. In Senato è infatti passato un emendamento che vieta l'utilizzo del cosiddetto air gun per le ricerche petrolifere in mare.

Si tratta di una tecnica che utilizza l'aria compressa e ha suscitato non poche critiche a livello internazionale da varie organizzazioni ambientalista per le possibili ripercussioni su pesci e cetacei. L'emendamento viene dunque votato con convinzione anche dai senatori di Sel e del Movimento 5 stelle, più attenti a queste tematiche, nonostante arrivi da uno schieramento dove non tutti fanno salti di gioia per l'introduzione degli eco-reati. In proponente è il senatore Antonio D'Ali, esponente di Forza Italia, trapanese, evidentemente preoccupato dalle possibili conseguenze dell'impiego dell'air gun nello splendido mare siciliano.

Il fatto è che il divieto di ricorrere a quella tecnica, fortemente contestato com'è comprensibile dalle compagnie petrolifere a partire dall'Eni, renderebbe complicatissime, se non addirittura impossibili, le ricerche marine di idrocarburi in determinate condizioni. Ecco allora spuntare in Commissione giustizia alla Camera, a sorpresa, un emendamento. Lo firmano due deputati che chiedono l'abrogazione del divieto di cui sopra introdotto al Senato. Due deputati, per inciso, Carlo Sarro e Luca Squeri, che appartengono allo stesso schieramento politico che a palazzo Madama ha proposto di introdurlo.

Ma perché un partito dovrebbe sostenere una certa norma in un ramo del parlamento, per poi cercare di affossarla con una esattamente contraria nell'altro ramo? Come sappiamo, in Italia i parlamentari non hanno vincolo di mandato. Agiscono dunque secondo coscienza, e nulla impedisce che nello stesso partito si possano confrontare posizioni anche radicalmente diverse. Soprattutto su certi argomenti. C'è chi può essere più sensibile ai temi ambientali, e chi invece è più interessato alle ragioni dell'industria. Ovvio.

Qualcuno tuttavia sospetta un'abile manovra studiata a tavolino per far ritornare il disegno di legge appena approvato dal Senato, di nuovo a palazzo Madama per quel ping pong che affosserebbe definitivamente il provvedimento. Quel sospetto è palpabile in una lettera che 25 associazioni, da Libera di Don Luigi Ciotti a Legambiente, da Greenpeace al Fai, hanno spedito al presidente del consiglio Matteo Renzi oltre che ai ministri e ai politici competenti con la richiesta di adoperarsi per scongiurare l'eventualità che inizi un letale rimpallo fra Camera e Senato.

La legge sugli eco-reati si discute da due anni, il 22 aprile dovrebbe avere il via libera della commissione Giustizia e il 27 aprile dovrebbe cominciare la discussione in aula In anni (troppi, ormai) nei quali le Camere si limitano a ratificare decreti o disegni di legge del governo sarebbe anche uno dei pochi provvedimenti di peso partoriti dal Parlamento. Finirà anche questo nel buco nero del bicameralismo perfetto?