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di Liana Milella


La Repubblica, 11 novembre 2021

 

Pd e M5S contro centrodestra, Italia viva e Azione. Furibondo il ministro D'Inca. Per colpa della microspia Trojan il governo si spacca alla Camera. Per giunta su un decreto per il quale era stata messa e votata la fiducia. Quello che proroga di un mese la possibilità di raccogliere le firme per il referendum sulla cannabis e cambia le regole sui tabulati telefonici che dovranno essere autorizzati dal giudice dopo la richiesta del pm. Ma quando è sera ecco l'agguato dei super garantisti che da sempre odiano il 'virus' inoculato nei telefoni. Per giunta sulla votazione degli ordini del giorno. Quindi a fiducia ormai alle spalle.

E proprio tra gli ordini del giorno ce ne sono molti - di Costa di Azione, di Vitiello di Italia viva, di molti deputati di Fratelli d'Italia, di Turri della Lega, della Siracusano di Forza Italia - che stringono le maglie sul Trojan e, con differenti richieste, pretendono che i controlli e le autorizzazioni diventino molto più stringenti. È stato Costa, per primo, a chiedere già in commissione Giustizia, che fossero tre giudici, e non il solo gip, ad autorizzare la richiesta del pm. Proposta bloccata. Che Costa però ha trasformato in un ordine del giorno, seguito dal centrodestra. Ma, sul fronte opposto, ecco altrettanti emendamenti di M5S - da Saitta, da Sarti, da Ferraresi - che, all'opposto, chiedono di ampliare l'uso del Trojan, per esempio ai reati ambientali, oppure a quelli contro le donne, con la possibilità di utilizzare subito le trascrizioni, anche dopo 48 ore, senza il via libera del giudice. Modifiche a un provvedimento che vede contro tutti i giudici.

E proprio qui la situazione sfugge di mano. Il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, boccia alcuni emendamenti, dà il via libera ad altri, fatte salve delle riformulazioni. Chiede di accantonare quelli su cui, di fatto, il governo rischia. Ma la sua proposta non sta bene a FdI, perché Ciro Maschio e Carolina Varchi insistono sul voto di due emendamenti. Che ricordano il duro intervento del Copasir per via di procure che non danno sufficiente conto delle intercettazioni fatte. FdI chiede che intervenga in modo molto più netto la Corte dei conti. Messi al voto, i due emendamenti passano, spaccando a questo punto la maggioranza. Perché FdI vota assieme a Lega e Forza Italia, e anche a Italia viva e ad Azione. Restano in minoranza Pd, M5S e Leu.

Ma non basta, perché sul tavolo ci sono gli altri ordini del giorno, tutti dello stesso tenore contrapposto, di cui Sisto ha chiesto l'accantonamento. Roberto Giachetti di Italia viva spiega che se venissero votati rappresenterebbero un precedente che impedirebbe di riformulare gli altri. A questo punto scoppia il caos. Giorgia Meloni, presente in aula, s'infuria, e la capogruppo del Pd Deborah Serracchiani insiste per sospendere la seduta. Arriva a Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento D'Incà che fa la voce grossa, ma dopo venti minuti, trattando con Deborah Bergamini e la Serracchiani, ottiene il risultato di convincere Lega, Forza Italia e Italia viva ad astenersi su altre votazioni. E va così su un nuovo ordine del giorno di FdI che viene bocciato: vota sì il partito della Meloni e Costa di Azione, no di Pd, M5S e Leu, astenuti Lega, Fi, Iv. Riformulati gli ordini del giorno di Turri della Lega e di Ferraresi di M5S con l'obiettivo di superare l'impasse di altre bocciature. Ma comunque, per evitare altre grane, tutto è rinviato a domani.