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di Ugo Magri

La Stampa, 11 luglio 2023

Il governo aspetta l’autorizzazione di Mattarella al ddl Nordio. Il capo dello Stato potrebbe essere costretto a usare la moral suasion. Riassorbite le 17 ore del volo di ritorno dall’America Latina, Sergio Mattarella ha iniziato a studiare il testo della riforma Nordio: una decina di articoli varati a metà giugno dal Consiglio dei ministri, passati ai “raggi x” dalla Ragioneria generale (mancavano alcune coperture finanziarie), approdati con forte ritardo al Quirinale mentre il presidente ancora si trovava in Cile.

Legittimo a questo punto chiedersi se e quando Mattarella autorizzerà il governo a presentare il testo davanti alle Camere: domanda che si giustifica alla luce dalle tensioni scatenate dal disegno di legge dove si cancella il reato di abuso d’ufficio, si stringono le maglie delle intercettazioni, si frena l’applicazione delle misure cautelari, viene vietato il ricorso in appello contro i proscioglimenti da certi reati. Nel clima già infuocato tra governo e magistratura, la riforma Nordio sarà ulteriore benzina sul falò delle polemiche.

Eppure quest’attesa su cosa farà il presidente, se firmerà o meno il ddl della discordia, viene liquidata sul Colle con vivo stupore. Sorprende lassù che non si colga la differenza tra i decreti legge (destinati a entrare immediatamente in vigore) e i propositi di riforma racchiusi in un disegno di legge. Nel primo caso il controllo presidenziale è sempre stringente perché, una volta emanato, il decreto può avere conseguenze gravi e irreparabili; più d’una volta un decreto legge è stato rispedito al mittente. Nel caso dei ddl (come appunto la riforma Nordio) si tratta invece di proposte rivolte al Parlamento che deciderà con calma, magari non prima di avere riscritto l’articolato da cima a fondo (tra parentesi: è lo stesso esecutivo, talvolta, a cambiare in corso d’opera). In teoria potrebbe perfino accadere che, strada facendo, la voglia di riforma sfumi e non se ne faccia più niente. Insomma, obiettano i giuristi di casa al Quirinale, la controfirma presidenziale ai disegni di legge è praticamente un obbligo costituzionale, tant’è vero che in 75 anni di Repubblica non è mai stata negata; il capo dello Stato potrebbe mettersi di traverso soltanto se il disegno di legge fosse (o apparisse) francamente eversivo.

Ma allora, se firmare è quasi un atto dovuto, come mai Mattarella non se ne libera in fretta? Per quale motivo intende dedicarci, a quanto risulta, i prossimi giorni? Per chi conosce le regole della casa, la risposta ha molto a che fare con la “moral suasion” quirinalizia, vale a dire con l’arte di suggerire, consigliare e a volte limitare i danni senza darne pubblicità.

Qualora dall’esame della riforma emergessero problemi di costituzionalità, ad esempio, si può star certi che il presidente troverebbe un modo di farlo presente al governo affinché vi metta riparo. Ultimo dubbio: se Mattarella firmerà la riforma Nordio, significherà che è d’accordo col contenuto? Niente affatto, rispondono gli addetti ai lavori. Autorizzare il Parlamento a discuterne non implica alcuna condivisione, nel bene e nel male.