di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 15 novembre 2019
Caccia a un compromesso che possa tenere insieme nuova prescrizione e tempi certi per la celebrazione dei processi penali. Dove la soluzione che potrebbe mettere d'accordo gli azionisti di maggioranza del Governo giallorosso, Movimento 5 Stelle e Pd, potrebbe passare per la determinazione di rigidissimi termini di fase. Cosi come proposto in un documento con le proposte Pd di modifica al disegno di legge di riforma penale e ordinamentale consegnato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
eri le forze di maggioranza, alla presenza del premier Giuseppe Conte di ritorno da Venezia, si sono trovate faccia a faccia per un vertice aggiornato poi a martedì sera. Bonafede riconosce che "sono stati fatti passi avanti in spirito collaborativo. Restano distanze sulla prescrizione che entrerà in vigore a gennaio. Continuiamo a lavorare con determinazione, ma ho chiarito che dal mio punto di vista abbiamo aspettato troppo ed è ora di accelerare".
Di confronto positivo parlano anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis e Andrea Bazoli, esponenti del Pd, presenti al summit. Entrambi concordano sulla necessità di individuare istituti e forme, per ora estranee al nostro ordinamento penale, che sdrammatizzino il tema della prescrizione, restituendo certezza alla durata dei giudizi penali.
L'utilizzo della sola leva disciplinare come tuttora previsto dalla bozza di disegno legge è considerato, da tutti, comunque insufficiente. Da una parte è troppo timido e rischia di non dare la necessaria effettività ai termini individuati (da 6 a 3 anni complessivi a seconda della complessità del procedimento), dall'altra evita di riconoscere che non tutti i ritardi possono essere addebitati a negligenze o trascuratezza dei magistrati.
E allora l'idea è quella di scandire, fase processuale per fase processuale, ma con un'attenzione particolare all'appello, la lunghezza massima oltre la quale non si potrà andare. Una scansione articolata e, secondo la proposta Pd, concentrata in particolare sul secondo grado, visto che sul primo vigila ancora, quanto a rispetto della durata, la prescrizione di nuovo conio, che congela i termini dopo il verdetto di primo grado. E che terrà conto dell'esito, condanna o assoluzione, di quest'ultimo. In caso di mancato rispetto dei termini predeterminati a decadere è l'azione penale stessa.
A questa proposta, che potrebbe rappresentare il punto di caduta del confronto, si accompagnerebbero poi misure comunque significative come una scansione puntuale della durata delle indagini preliminari, dove lo schema potrebbe anche essere quello individuato dalla bozza di disegno di legge consegnata ai partiti di maggioranza, che responsabilizza il Pm utilizzando lo strumento di una discovery anticipata per contrastare le sue negligenze. Come pure dovrebbero restare in campo i nuovi e più appetibili riti alternativi, dall'abbreviato al patteggiamento, novità dell'ultima ora, per il quale sarebbe innalzato a 8 anni il limite della pena che può essere richiesta dalle parti (era di 10 anni quello concordato da Anm e Camere penali al tavolo tecnico con il ministero nella primavera scorsa).
Di certo il tempo ora stringe. E non solo per il pressing di Bonafede. Da lunedì infatti inizia l'esame del disegno di legge, in quota opposizione, che cancella la riforma Bonafede e ripristina quella Orlando, centrata su una sospensione di 36 mesi tra appello e Cassazione, di fatto mai entrata in vigore. Una provocazione forse, ma anche una tentazione cui, in caso di mancato accordo, non è detto che deputati del Pd resterebbero, per amore di coalizione, insensibili.










