di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 26 aprile 2015
Anche i detenuti sono diminuiti, ma le condizioni generali non sono comunque migliorate. "Il sistema carcere in Italia costa 3 miliardi di euro all'anno e ha una recidiva tra le più alte d'Europa". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo all'incontro "Per rieducare un carcerato ci vuole un villaggio", organizzato a Roma da una serie di cooperative italiane sociali impegnate nel recupero dei detenuti.
Durante l'intervento ha detto che "occorre trasformare la detenzione da "pena passiva" a un'occasione di recupero per i detenuti attraverso studio e lavoro". Il guardasigilli ha sottolineato come il primo obiettivo, quello del superamento del sovraffollamento carcerario, sia stato raggiunto: "Quando mi sono insediato i detenuti erano 61 mila con circa 44mila posti disponibili, ora il numero dei reclusi si aggira sui 53mila con 46-47 mila posti disponibili",
L'emergenza del sovraffollamento carcerario, ha aggiunto Orlando, è stata risolta anche grazie allo "stimolo importante e fondamentale venuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". Secondo il ministro, occorre andare nella direzione di altri Paesi europei che hanno sviluppato un sistema dell'esecuzione penale esterna, "Abbiamo affrontato il tema con gli incentivi alla legge Smuraglia - aggiunge Orlando - e con l'introduzione della messa alla prova si è aperto un filone importante del sistema delle pene alternative al carcere che il nostro Paese non aveva".
Il ministro ha ricordato come l'obiettivo "degli stati generali dell'esecuzione della pena sia quello di ridefinirne un nuovo modello anche grazie al coinvolgimento delle cooperative sociali". Durante il convengo poi è emerso che l'abbattimento della recidiva porterebbe a un risparmio di 210 milioni di euro.
Il recupero dei detenuti è di per sé un fatto umano, sociale di inestimabile valore che ha anche un risvolto economico per la collettività. "Siamo pronti a dare il nostro contributo agli "Stati generali sul carcere". Il nostro impegno è rinforzare l'alleanza con le istituzioni per realizzare in ogni carcere d'Italia esperienze lavorative finalizzate al recupero del detenuto. I dati sulla recidiva parlano chiaro: tra i detenuti che non svolgono programmi di reinserimento la recidiva sfiora il 90%, mentre tra i detenuti che seguono
questo percorso la recidiva si riduce alla soglia del 10%", ha detto Giuseppe Guerini, presidente Alleanza Cooperative Sociali, che ha introdotto i lavori. Ai lavori hanno partecipato, oltre al ministro della giustizia, Luigi Bobba -Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Gabriele Toccafondi - Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca; Edoardo Patriarca - Parlamentare e presidente Centro Nazionale per il Volontariato - Lucca.
Il "villaggio carcere" si è raccontato attraverso le testimonianze di persone recluse che lavorano in Sicilia, a Padova e presso le cooperative sociali Men at Work di Roma e II Germoglio di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino). Altre esperienze significative sono state quelle di don Claudio Burgio dell'associazione Kayròs del carcere minorile Beccaria di Milano, di un ex detenuto della cooperativa Homo Faber di Como e dei volontari dell'associazione Incontro e Presenza di Milano. Altre voci interessanti sono venute dal mondo della formazione professionale in carcere e dall'esperienza di volontariato Vic, nel carcere di Rebibbia.
Il presidente delle Cooperative Sociali ha concluso i lavori rivolgendosi ad Orlando: "Ministro, la prendiamo in parola rispetto agli impegni che ci ha annunciato". Nel frattempo l'associazione Antigone conferma le parole di Orlando sul fatto che i detenuti siano diminuiti, ma ha precisato che le
condizioni del carcere non sono comunque migliorate. I detenuti presenti al 28 febbraio 2015 nelle carceri italiane sono 53.982. Il 31 dicembre 2014 erano 53.623. Il 31 dicembre 2013, ovvero a sette mesi dalla sentenza pilota della Corte europea dei diritti umani nel caso Torreggiani, i detenuti erano invece 62.536. Dunque a oggi sono 8.554 in meno rispetto a fine 2013. Scende il numero dei detenuti nelle carceri italiane ma non sembrano migliorare significativamente le condizioni di detenzione all'interno delle carceri.
E quanto emerge leggendo "Oltre i tre metri quadrati", XI Rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia e in Europa, redatto dall'Associazione Antigone ed edito dal Gruppo Abele. I detenuti erano 66.897 alla fine del 2011 - si legge nella fotografia di Antigone - anno nel quale sono stati assunti i primi interventi di carattere deflattivo. Pertanto in he anni i detenuti sono diminuiti di 12.915 unità. Dieci anni fa ovvero il 31 dicembre 2004 i detenuti erano 56.068, ossia 2.445 in più rispetto a oggi. Il 21 % dei detenuti in Europa è straniero. Il paese con la percentuale più alta è la Svizzera (dei suoi 4.896 detenuti il 74,2% è straniero, e la gran parte di questi è irregolare), seguita dall'Austria con il 46,75%, e dal Belgio con il 42,3%. Inoltre, dei circa 370 mila detenuti stranieri in Europa, il 32,4% è di origine comunitaria. Questo significa che in tutta l'Ue i detenuti extracomunitari sono circa 250 mila, ossia il 14% del totale. La percentuale di stranieri nelle carceri italiane è del 32% ovvero 11 punti in più rispetto al dato europeo. Il numero complessivo di detenuti sottoposti al regime duro del 41 bis è pari a 725, di cui 8 sono donne. Solo uno è straniero. Di questi, 648 sono stati condannati per associazione di tipo mafioso. Ben 414 sono in attesa di giudizio per cui presuntivamente innocenti; 305 i condannati, di cui 144 all'ergastolo.
Vi è sottoposto un detenuto su dieci fra quelli finiti in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso. I posti letto regolamentari secondo il Dap sono 49.943. Il tasso di affollamento sarebbe dunque del 108%, ovvero 108 detenuti ogni 100 posti letto. Per stessa ammissione dell'amministrazione -sottolinea il rapporto - il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie (reparti chiusi per lavori di manutenzione) che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato. Gli scostamenti temporanei accertati nell'indagine dì Antigone sono quantificabili intorno alle 4 mila 200 unità. Se così fosse il tasso di affollamento salirebbe al 118%. Dunque - si sottolinea - bisogna insistere sul terreno delle riforme per arrivare a una situazione normale, ovvero di un detenuto per un posto letto. Il Rapporto di Antigone segnala inoltre un calo nei nuovi ingressi in carcere: gli ingressi sono stati 50.217 nel 2014. Furono ben 92.800, nel 2008. Ovvero in sei anni sono diminuiti di 42.683 unità.
Un calo dovuto al cambio della legislazione sugli stranieri e alle nuove norme in materia di arresto e custodia cautelare. Diminuiscono detenuti e anche reati: il calo della popolazione detenuta non ha inciso sulla criminalità esterna smentendo il dato che vuole un nesso tra "più criminali in carcere e meno delitti fuori". I delitti nella fase storica del decongestionamento carcerario sono infatti diminuiti. I detenuti scarcerati dunque non hanno commesso crimini che hanno messo a rischio la sicurezza esterna. Nel 2014, l'indice di delittuosità (reati per numero di abitanti) è infatti complessivamente diminuito del 14% nonostante la popolazione reclusa sia anch'essa diminuita, segno - dice il Rapporto - che in carcere c'erano tante persone (principalmente immigrati e consumatori di droghe) che nulla hanno a che fare con il crimine e che una volta uscite non hanno commesso nuovi reati. Sono diminuiti gli omicidi dell'11,7%, le rapine del 13% e i furti dell'1,5%. In calo anche gli omicidi: l'Italia è tra i Paesi più sicuri al mondo.










