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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 3 giugno 2022

Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone in una circolare ricorda che dal 2017 è consentito ai giornalisti di pubblicare l’ordinanza che spiega i motivi di un arresto o di un sequestro. Da tre mesi tutti a brandire (a sproposito) il decreto sulla presunzione di innocenza per (provare a) silenziare qualunque (anche corretta) notizia giudiziaria, ma da 5 anni fanno tutti finta che non esista un’altra legge: quella che dal 2017 in teoria consente ai giornalisti di pubblicare, anziché riferire solo nel contenuto, l’ordinanza che spiega i motivi di un arresto o di un sequestro.

Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, ora trae finalmente la logica che il legislatore del 2017 abbia “indirettamente ma inequivocabilmente riconosciuto al giornalista un interesse specifico” (quello dell’art. 116 c.p.p.) “a poterne ottenere copia”, se no “non si capirebbe come esercitare la facoltà di pubblicazione senza avere disponibilità dell’atto”.

Il come, da 5 anni, è il solito clandestino rapporto con tutte le mai disinteressate fonti: dal pm all’avvocato, dal giudice al cancelliere, dal poliziotto al carcere, nell’opacità di un finto proibizionismo padre di sciatte approssimazioni, gravi errori o maramaldi falsi, i cui guasti sono misurabili solo da chi ci capiti in mezzo. I lettori sanno che qui dal 2006 si va perciò proponendo un accesso diretto e trasparente dei giornalisti agli atti non più segreti come misura di ecologia professionale e di riduzione del danno per le persone al centro di procedimenti di interesse pubblico (diverso dall’interesse del pubblico).

È quanto Cantone, in un passo ulteriore rispetto all’apripista procuratore di Napoli Gianni Melillo, ammette con la circolare anticipata agli avvocati l’1 giugno, riservandosi il bilanciamento con la non lesione dei diritti delle vittime o dei terzi nei loro dati personali sensibili. Direzione giusta, ma che andrebbe integrata con gli atti successivi ad arresti e sequestri, come i Tribunali del Riesame che su ricorso della difesa li annullino o modifichino: perché l’accesso diretto è un disinfettante efficace solo se è un film di tutti i progressivi fotogrammi, e non solo il riflettore sul primo ciak inevitabilmente più tributario dell’accusa.