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di Giorgio Petta

 

La Sicilia, 6 febbraio 2015

 

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Adalberto Capriotti, l'ex capo del Dap citato l'altro ieri a deporre al processo sulla trattativa Stato-mafia. Il giorno precedente, davanti alla Corte di Assise di Palermo in trasferta nella capitale, aveva deposto il suo predecessore, Nicolò Amato, sostenendo di essere stato "defenestrato" nel giugno del 1993 per ordine del defunto presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Secondo la Procura di Palermo, l'allontanamento di Amato dal Dap avrebbe segnato, con l'alleggerimento del regime carcerario del 41 bis ai mafiosi detenuti, il primo passo della trattativa avviata da pezzi dello Stato per fermare la stragi di Cosa nostra. Di qui l'importanza della deposizione di Capriotti, nominato all'epoca dall'allora guardasigilli Giovanni Conso.

Essendo indagato di procedimento connesso, Capriotti ha deciso di non rendere testimonianza. Nel corso dell'inchiesta sulla trattativa fu iscritto, infatti, nel registro degli indagati per false informazioni al pm, lo stesso reato contestato all'ex ministro della Giustizia, Conso, e all'ex eurodeputato Giuseppe Gargani.

Se avesse risposto alle domande dei pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, Capriotti avrebbe dovuto parlare, tra le altre cose, anche della revoca del 41 bis, disposta da Conso nel novembre del 1993, nei confronti di altrettanti detenuti mafiosi. Una decisione, per l'accusa, che confermerebbe l'esistenza dell'accordo Stato-mafia.

Il processo è stato rinviato ad oggi. Al tribunale di Roma verrà sentito Arnaldo Forlani, l'ex segretario nazionale della Dc. Erano stati citati anche Conso e l'ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ma entrambi hanno comunicato di non poter deporre per motivi di salute.

"Non avevamo dubbi che Capriotti si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Insomma, sembriamo alla Waterloo della verità sulle stragi del 1993". Questo il commento di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione fra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. "Il professor Conso e l'ex presidente Ciampi, che sono ormai ammalati e molto anziani - aggiunge - non verranno in aula al processo trattativa a dire ciò che sanno. Sono pronti i certificati dei medici di famiglia. Dovevano parlare prima - conclude - magari al Tribunale di Firenze, ma non lo hanno fatto o lo hanno fatto male".