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di Francesco Lo Dico

 

Il Garantista, 19 marzo 2015

 

La situazione delle carceri italiane resta esplosiva, con un tasso di sovraffollamento al 108%, che rende l'idea "un letto per un detenuto", e cioè il requisito minimo che si chiede a un Paese civile che pretende di rieducare qualcuno, e di farlo nel rispetto della dignità umana, una mera utopia. È tutto nero su bianco sul rapporto Antigone, che anche quest'anno presenta una precisa fotografia dei penitenziari italiani.

Il dossier di quest'anno, intitolato "Oltre i tre metri quadri", evidenzia che al 28 febbraio 2015 risultano presenti nelle patrie galere 53.982, di cui il 32% stranieri. Rispetto al 31 dicembre si tratta senz'altro di un decremento: allora c'erano in galera rispetto a oggi più di 8500 persone. "In tre anni - spiega la coordinatrice dell'associazione Antigone, Susanna Marietti - sono scesi di 12.915 unità. Nel 2014, gli ingressi in carcere dalla libertà sono stati 50.217. Nel 2008, in piena ondata securitaria e con Roberto Maroni al Ministero degli Interni, sono stati ben 92.800. In sei anni, 42.683 in meno. Una diminuzione dovuta alle modifiche alla legislazione sugli stranieri e alle nuove norme in materia di arresto e di custodia cautelare".

Si tratta di dati che smontano pezzo per pezzo le tesi pappagallesche che molti sceriffi di Nottingham propinano nei talk show a ogni ora. Nonostante le uscite dal carcere di molti detenuti negli ultimi anni, i crimini all'esterno non sono in nessun modo aumentati, e anzi sono diminuiti, a dimostrazione che davvero in pochi, dopo l'esperienza carceraria tornano a delinquere. l delitti sono diminuiti del 14%, gli omicidi sono scesi dell'11,7%, le rapine del 13%, i furti dell'1,5%.

Se per un verso le scarcerazioni non hanno prodotto alcun danno alla società, le persone che continuano a stare in carcere hanno avuto ben pochi giovamenti. Il calo degli ospiti nelle nostre prigioni "non è servito a risolvere completamente il problema del sovraffollamento: i posti regolamentari in tutte le carceri del Paese sono infatti 49.943 secondo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). Il tasso di affollamento si aggira quindi intorno al 108%, ovvero 108 detenuti ogni 100 posti letto", chiarisce Antigone.

Ma le cose stanno peggio di come sembra. "Per stessa ammissione dell'amministrazione - precisa Antigone il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie". Ci si riferisce in questo caso a reparti chiusi per lavori di manutenzione, che comportano "scostamenti temporanei" quantificati intorno alle 4.200 unità. "Se si tiene conto delle detenzioni transitorie - si legge nel documento - il tasso di sovraffollamento potrebbe salire al 118%". A ciò va aggiunto che ad oggi ci sono 4200 posti che sono tuttora inservibili perché soggetti a manutenzione.

Se si guarda nel dettaglio alla popolazione delle nostre carceri, va registrata la presenza di 14 detenuti accusati o condannati per terrorismo internazionale jihadista e 725 detenuti sottoposti al carcere duro del 41 bis (di cui 210 appartenenti a Cosa nostra, 294 alla Camorra, 135 alla 'ndrangheta, 22 alla Sacra corona unita e 3 esponenti di associazioni di tipo terroristico). E ci sono poi 523 collaboratori di giustizia protetti nelle strutture penitenziarie.

Se si guarda ai soldi che l'Italia spende per tenere in piedi il sistema carcerario, sembrerebbe che ci sono investimenti in abbondanza, con l'Italia che risulta essere uno degli Stati che spende di più secondo l'European Prison Observatory.

Ma la verità, se si guarda più a fondo, è che sono soldo spesi malissimo. L'82,9% delle "uscite" serve infatti a pagare gli stipendi del personale, mentre per i detenuti, restano 11 euro e cinquanta al giorno che devono bastare per cibo, mantenimento, assistenza e rieducazione. Una miseria.

Le condizioni di vita materiali in cui sono costretti a vivere i detenuti, non potrebbero meglio essere identificate dal numero dei carcerati che hanno deciso di farla finita. Sono stati 9 i suicidi dall'inizio dell'anno e 44 i detenuti che si sono tolti la vita nel corso del 2014. Indicativi, fino troppo eloquenti, i gesti che per fortuna non sono andati a buon fine. Sono stati 933 i tentativi di suicidio non andati a buon fine, e circa 7mila i casi di autolesionismo scongiurati, anche grazie al lavoro delle guardie penitenziarie.

Che in proposito, con una nota del segretario generale del Sappe, Donato Capece, hanno espresso rammarico perché non presi in considerazione nel rapporto Antigone. D'altra parte non può essere taciuto che non tutti e non sempre, tra gli agenti penitenziari, si sono distinti per professionalità e spirito di servizio: non ultimi quanti hanno insultato su Facebook il detenuto rumeno suicida nel carcere di Opera. Il 19 gennaio di quest'anno due di loro sono stati inoltre condannati dal Tribunale di Asti a due anni e otto mesi per le violenze e le offese rivolte nel 2010 ad un detenuto di origini brasiliane convertito all'Islam: "sono stati allontanati dall'istituto ma non dal corpo di Polizia penitenziaria", spiega il rapporto.

E proprio gli stranieri detenuti rappresentano un altro importante capitolo: sono il 32% della nostra popolazione carceraria e contrariamente alle quotidiane menzogne di Salvini e altri aizzatori di folle sprovveduti e in malafede, sono puniti per reati meno gravi rispetto a quelli commessi dagli italiani. Sconcertante, in particolare, la situazione delle detenute, che sono il 4,3 per cento del totale. Gli istituti a custodia attenuata (Icam) per le mamme detenute sono soltanto tre. Tre in tutta Italia.

Non resta che sperare nel piano carceri, dunque. Ma anche in questo caso, è per ora una pia illusione. Il progetto di edilizia penitenziaria che fra il 2010 e il 2014 aveva portato allo stanziamento di circa 450 milioni di euro, 228 in meno di quanto previsto dal governo Berlusconi. "La domanda che oggi ci si pone - argomenta Antigone nel suo report - è quale sia l'utilizzazione di quei fondi, dopo che lo scorso giugno 2014 è stata resa pubblica un'inchiesta della magistratura sui bandi di gara per la costruzione di nuovi carceri o nuovi reparti". La civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri, diceva Voltaire. Quella dell'Italia, che civile non è, si misura invece dalle chiacchiere.