di Vincenza Palmieri (Presidente Istituto Nazionale Pedagogia familiare)
Il Garantista, 7 gennaio 2015
Centinaia di minorenni in Comunità non possono incontrare i genitori, perché lo ha deciso un burocrate. Lettera alla befana di una pedagoga indignata. A Natale speravano, ma son stati delusi.
Hai mai visto un bambino dopo un incontro "protetto"? È stravolto, sfiancato, dolorante, malato: un' ora con mamma e poi basta, dopo 15 giorni, un'ora con papà e poi il nulla. "Mamma, mamma, mi fa male la pancia!" "Papà, ho paura del buio!....". Il dolore che spezza il vuoto dell'attesa del ritorno. Spesso, la risposta dell'Istituzione è: "meglio diradare o sospendere gli incontri".
Ci sono tante storie da raccontare. Quella di Maria, per esempio: aspettava la zia, ma la tutrice ha cambiato l'orario, lei ha perso il treno e non è più partita. Ha pianto, rotto tutto, buttato per aria gli oggetti: perciò hanno chiamato l'ambulanza, l'hanno sedata, ha dormito due giorni. Questo succede ai ragazzini che stanno in comunità perché le autorità hanno deciso che era meglio toglierli ai loro genitori, perché -dicono - i genitori non sono adatti, o sono delinquenti, o sono violenti. I dati però stabiliscono che solo nel 7 per cento dei casi questo è vero. Nell'altro 93 per cento? È una specie di 41 bis per bambini innocenti.
Cara Befana, sei passata l'altra notte, ma non hai trovato molti bambini. Non c'erano Jenny, Serena, Alessio... migliaia di bambine e bambini. Non sono scappati di casa, né sono in guerra, neanche in ospedale, né in vacanza. Sono i bambini allontanati dalle proprie famiglie e collocati in Comunità, in Case Famiglia o già dati in adozione ad un'altra mamma e un altro papà, pur avendo genitori vivi che li amano e li rivorrebbero con loro.
Sono i bambini fantasma, dimenticati dai Servizi e dai Tribunali. Sono quelli che non sono potuti tornare a casa neanche per le Feste di Natale, perché il Giudice, cara befana, non ha firmato il decreto, perché non c'era la relazione dei Servizi, perché il tutore non era d'accordo, perché ... cento buone ragioni per lasciarli lì, come una volta nei brefotrofi, con le signore di buona Società, con pacchi dono in elemosina. Una licenza premio non si nega a nessuno: ai soldati in guerra, ai criminali in carcere, ai lavoratori migranti, anche ai ragazzini del Minorile. Ma ai bambini delle case famiglia: no!
"Loro devono rimanere lì; troppo rischioso rimandarli dai genitori, dai fratelli, dai nonni, dai giocattoli sotto l'albero... no! Si deve incancrenire la loro lacerazione del distacco, della solitudine, del nulla. Devono soffrire all'infinito, sospesi nel vuoto dell'attesa e del percepito abbandono. Ed i genitori, castigati perché poveri, ignoranti, litigiosi, o semplicemente ingenui, sprovveduti, stranieri. Ignari delle trappole del nuovo potere: quello che ha fatto grande "mafia capitale" sulle spalle dei neri e dei soli.
Sai, cara befana, non sono tutti abusanti i genitori ed i nonni dei bambini in casa famiglia o in affido presso altri. Prova a guardare i numeri (quelli ufficiosi, perché quelli ufficiali non ci è dato conoscerli). Pare che solo il 7% di questi bambini sia oggetto di maltrattamenti; forse saranno un po' di più o un po' di meno, forse non hanno nessun altro parente entro il quarto grado che possa occuparsi di loro, ma gli altri? Tutti gli altri? Sono solo dei bambini, puniti da un sistema che non li garantisce. Chi dovrebbe farlo è stritolato esso stesso dal bisogno di garantire più il sistema, la propria faccia e facciata, il proprio posto, piuttosto che i bambini stessi, per i quali è stato messo lì!
A chi parlare in queste ore? Pablo cantava "potrei scrivere i versi più tristi questa sera..." ma se questa è l'emozione, non può essere il fare. Potresti tu parlare a Matteo, Giorgio, Laura, Pietro, Francesco e ricordare loro che migliaia di bambini oggi, mentre tutte le famiglie sono riunite, non sono potuti tornare da mamma e papà? Raccontagli che quei bambini sono innocenti ma vivono il carcere duro, non hanno mai fatto del male ma sono puniti, provano il dolore e l'impotenza dell'ingiustizia ma vengono drogati con sedativi ed antipsicotici; si percepiscono abbandonati e quindi cattivi: probabilmente lo diventeranno e a 18 anni torneranno comunque là da dove erano stati strappati, dove niente è mutato.
Hai mai visto un bambino dopo un incontro "protetto"? È stravolto, sfiancato, dolorante, malato: un' ora con mamma e poi basta, dopo 15 giorni, un'ora con papà e poi il nulla. "Mamma, mamma, mi fa male la pancia!". "Papà, ho paura del buio!....". Il dolore che spezza il vuoto dell'attesa del ritorno è lacerante.
Spesso, la risposta dell'Istituzione è: "meglio diradare o sospendere gli incontri: il bambino è turbato dopo ogni visita!" Dio Santo! È come dire: l'assetato vuole ancora bere, chiede ancora acqua, non giace disidratato immobile, e quindi senza pretese, nel suo letto di morte! L'assetato ha preso un po' di vigore, ne vuole ancora, urla il suo bisogno! Cara befana, puoi spiegare a Renzi, Napolitano, Boldrini, Bergoglio, Grasso (scendi dal camino e avvicinali) che potrebbero fare anche loro qualcosa a riguardo? Forse per Giorgio, il nonno d'Italia, non è tardi: potrebbe essere un bel gesto, prima di lasciare la grande casa del Quirinale, spiegare ai "padroni del sistema" che il bambino, turbato dopo una visita, è un assetato a cui è stata data un po' di linfa: sta solo apprezzando, con tutte le sue forze, quel poco che ha! Perché punire?
È la stessa logica con cui sono stati vietati i ritorni a casa nei giorni di festa. La permanenza in Istituto, anche a Natale o a Capodanno, o alla Befana, ha solo questo scopo: lasciarli lì, impotenti, disillusi, incapaci, soli e "cattivi". Sai, mi hanno chiamato molti genitori, in questi giorni. Carlo aveva preparato, insieme ai nonni, il pranzo con le vongole, per la cena di Natale e, sotto l'albero, la bicicletta e la rete per pescare le telline. Le zie erano pronte con dolci e vestiti nuovi. Anche i cuginetti erano ad attendere il figlio del pescatore Carlo, ma il piccolo non è arrivato. Ed anche Lory: "eravamo tutti pronti, nulla osta... " ma poi il Giudice ci ha ripensato. Ma perché? Mamma e papà prima litigavano, ora non più.
Perché punire il figlio? Della piccola Maria mi hanno detto che aspettava la zia, ma poi la tutrice ha cambiato l'orario, la piccola ha perso il treno e non è più partita. Ha pianto, rotto tutto, buttato per aria gli oggetti della Comunità: perciò hanno chiamato l'ambulanza ed è stata portata via. Mi ha raccontato la zia che l'hanno sedata, ha dormito due giorni, che oggi prende gli stessi antipsicotici della nonna. Era solo una bambina portata via dalla sua casa perché fosse "messa in sicurezza", oggi è ridotta a piccola demente, chimicamente deviata, resa oppositiva, borderline, con un disturbo della personalità.
Chi pagherà per tutto questo? Quanto ancora negare e continuare questa guerra dei numeri? Ancora indifferenza. È Festa in questi giorni: Tribunali chiusi, non succede niente in queste ore, ma i miei amici Sardi ci sperano ancora: "Dottoressa, ci sono i fratellini, a casa! Lo stanno aspettando, il fratellino loro: lo hanno portato via due anni fa perché mia moglie non voleva prendere gli psicofarmaci! Ora lei li prende tutti i giorni, ma neanche adesso va bene, perché ora, mi dicono, ne prende troppi, non può curare il bambino. Io mi sento in una trappola, ma perché, almeno nelle feste di Natale non ce l'hanno mandato a casa?".
Accanimento terapeutico, sul bambino e sulla famiglia! Potrei continuare all'infinito e "potrei scrivere i versi più tristi questa notte". E chissà che non succeda ancora una grande protesta popolare: "Tanto tuonò che piovve!", scrisse il mio amico Francesco, qualche mese addietro
Ma il tuono, ripetuto ed assordante, di un piccolo gruppo di coraggiosi esseri, porterà cascate ed uragano addosso a chi molesta i bambini! A chi, davvero, molesta bambini e famiglie, infanga gli affetti, a chi non vede o nega, a chi sfrutta ed abusa, ai farisei sulla pelle dei più piccoli.
Porta per me questa nota a Rosetta, Enza, Laura, Pietro - loro ne faranno buon uso - a nonno Giorgio, papà Matteo e al Santo Padre. E a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. A coloro che preparano le prime pagine dei giornali o a chi sa trasportare, sulla rete, il più lontano possibile, non le mie parole, ma quelle di migliaia di bambini, costretti al carcere duro, al 41 Bis dei bambini, invece di una lunga notte delle stelle, tra una scopa, una slitta e una stella cometa. Perché, non oggi, tutti Re Magi?











