di Fausto Cerulli (Avvocato)
Il Garantista, 12 aprile 2015
Aveva scoperto un traffico d'armi degli stati uniti in Somalia. Ogni tanto - ogni poco - si torna a parlare del caso Alpi, del caso, cioè, di una giornalista coraggiosa uccisa in circostanze misteriose: misteriose solo per chi non vuole vedere. A Ilaria è stato dedicato un premio giornalistico, della sua morto si è occupata anche una Commissione d'inchiesta. Parlo de relato, sulla base di confidenze fattemi da un mio assistito, attualmente detenuto, di cui in parziale omaggio al segreto professionale indicherò soltanto le iniziali del nome: L.P.
Il mio assistito sostiene di aver conosciuto Ilaria Alpi, e di aver saputo direttamente da lei di cosa si stava occupando in quelli che dovevano essere gli ultimi momenti della sua vita. Si potrebbe pensare che il mio assistito sia un venditore di fumo, ma non si capisce a cosa gli servirebbe vendere questo fumo, visto che la sua attualo detenzione non ha nulla a che vedere con storie di spionaggio e/o di servizi deviati. Va premesso che il mio assistito conosce bene la Somalia, per avervi a lungo soggiornato, conoscendo di conseguenza molte persone del posto, ed avendo anche sposato una somala, figlia di un notabile somalo. L.P, è persona nota, se non altro per aver portato a termine il più lungo dirottamento aereo che si ricordi.
E sul fatto che conoscesse Ilaria Alpi ho avuto conferma da persone che lo videro insieme a lei in Italia, e nei luoghi che il mio assistito mi aveva indicato nelle sue confidenze. L.P, viene da molti considerato un mitomane, ma non - tanto por fare un esempio - da un giornalista del Time che venne appositamente ad Orvieto per chiedermi alcune notizie su di lui, a completamento di notizie circostanziate già in suo possesso.
Comunque il mio assistito mi ha sempre scritto di sapore come e perché Ilaria Alpi aveva fatto la fine che sappiamo. Ilaria aveva scoperto, forse per caso, nel corso di suoi numerosi viaggi in Somalia, che era in corso un traffico di armi tra una potenza occidentale e la Somalia. Traffico clandestino in quanto all'epoca esisteva un ferreo embargo sulla fornitura di armi alla Somalia, La Potenza occidentale andava identificata negli Usa e il traffico di armi era coperto e favorito, quasi ovviamente, dalla Cia.
Ilaria era venuta a conoscenza del traffico illecito, e forse ne aveva incautamente parlato con qualcuno, oltre che con il mio assistito, e questo le era costato la vita. La sua scoperta aveva toccato nervi sensibili, e una sua divulgazione avrebbe messo nei guai persone ed istituzioni importanti. Di qui la decisione di chiuderle in anticipo la bocca.
Il mio assistito è stato sempre tentennante sulla natura del traffico scoperto da Ilaria Alpi, Qualche volta mi parlava di un traffico di rifiuti, altre volte di un traffico di armi. Poteva trattarsi di entrambi i traffici, a cui comunque non erano estranei anche ambienti riservati del nostro Paese. Certo è che il mio assistito fu prelevato dal carcere e condotto dinanzi alla Commissione che si occupava, per modo di dire, del caso Alpi.
Questa circostanza mi ha confermato la mia convinzione che L.P, non raccontava balle che oltretutto non gli sarebbero servite a nulla. Una ulteriore conferma del fatto che il mio assistito fosse ben informato sulle vicende di Ilaria può trovarsi negli atti, pubblici, della Commissione. Atti da cui si evince che sul caso Alpi furono interrogate molte persone, le cui deposizioni sono tutto consultabili, Tutto, meno quella del mio assistito che venne secretata per motivi di sicurezza dello Stato. Non occorre essere maghi per capire che quella secretazione serviva a coprire verità scottanti. Segno che il mio assistito aveva fornito notizie importanti e credibili, e proprio per questo destinate a non essere rese pubbliche.
Aggiungo che in un primo tempo il mio assistito si rifiutò di rispondere alla Commissione perché era presieduta dall'avvocato deputato Carlo Taormina, di cui il mio assistito, chissà mai perché, non si fidava. E ai commissari, consapevoli della rilevanza di quello che il mio assistito avrebbe potuto dire, non restò altra scelta che cambiare Presidente pur di ascoltare quello che L.P. avrebbe potuto dire. Ma il silenzio del segreto di Stato è piombato sulle rivelazioni del mio assistito, che dovevano essere veramente scomode. Ilaria è morta, e morta ammazzata, perché aveva scoperto qualcosa che non doveva essere scoperto, e sulla deposizione del mio assistito è calata la secretazione perché aveva detto cose che non si possono dire.
A corollario del tutto posso soltanto aggiungere che il mio assistito riteneva di sapere che anche Simonetta Cesaroni era stata uccisa perché aveva scoperto qualcosa di scottante su traffici illeciti. Quando fu processato, per la morte di Simonetta, il suo fidanzato, consigliai ai difensori dello stesso di citare come teste il mio assistito. Ma uno dei due avvocati difensori ritenne di non ascoltare il mio consiglio, mentre l'altro era di diverso avviso. Poi l'imputato fu assolto. E ancora non sappiamo chi abbia ammazzato Simonetta e per quale motivo. Forse non sarebbe male seguire la pista indicata dal mio assistito. Chissà che non intervenga di nuovo il segreto, implacabile, di Stato.










