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di Claudio Tito


La Repubblica, 21 luglio 2021

 

La Commissione: "Aumentare l'efficienza dei processi penali". Il 50 per cento delle sentenze sono di assoluzione. "Si conferma l'urgenza di misure per aumentare l'efficienza nei processi penali". Il governo Draghi ottiene l'ennesima sponda da Bruxelles. Questa volta sulla Giustizia. Non è esplicito ma il riferimento alle discussioni in Italia sulle riforme in questo settore e in particolare quella sui tempi del giudizio e della prescrizione è abbastanza chiaro. Ed è messo nero su bianco nel Rapporto della Commissione europea sullo "Stato di diritto" nell'Unione. Ossia sul buon funzionamento della democrazia in tutti partner comunitari.

Naturalmente il dossier di Bruxelles, presentato ieri, riguarda tutti gli Stati membri e due particolari segnalazioni concernono la Polonia ("a rischio l'indipendenza della magistratura") e l'Ungheria ("rischi di clientelismo e nepotismo"). In quel caso non si tratta di spronare ad una maggiore efficienza ma a rispettare i principi base dell'Ue. Tanto che è stato lanciato un ultimatum verso Varsavia affinché si conformi entro il prossimo 16 agosto alla recente sentenza della Corte di Giustizia Ue o saranno emesse "sanzioni pecuniarie". Esattamente come è stata posta sotto osservazione la legge ungherese anti-Lgbt. Il capitolo che riguarda il nostro Paese, invece, in larga parte è dedicato proprio all'efficienza del nostro sistema giudiziario. Quello civile, amministrativo e anche penale. Il confronto in corso tra le forze della maggioranza sulla cosiddetta "Riforma Cartabia" non è ovviamente citato nello studio dell'esecutivo comunitario. Ma alcuni passaggi sono diretti a mettere in evidenza proprio le questioni sollevate dalla Guardasigilli italiana. E infatti, in un passaggio successivo, si fa notare che alla Camera dei deputati continua l'esame sugli emendamenti a "un disegno di legge del marzo 2020 per migliorare l'efficienza dei processi penali".

L'Unione europea, insomma, sollecita l'intervento del governo italiano in questa materia. Il sottotitolo di ogni osservazione è inequivocabile: ricordatevi che i soldi del Recovery Plan sono condizionati all'effettiva approvazione delle riforme, compresa quella della Giustizia. Un modo, dunque, per richiamare l'attenzione sull'obiettivo prioritario di cambiare il processo in termini di buon funzionamento.

"Riforme - si legge nel rapporto - volte a migliorare la qualità e l'efficienza, compresi i disegni di legge per lo snellimento delle procedure civili e penali". Che, si sottolinea ancora nel dossier illustrato dal Commissario Didier Reynders, "sono particolarmente importanti per affrontare le gravi sfide legate all'efficienza del sistema giudiziario, compresi gli arretrati e la durata dei procedimenti".

Le esortazioni dei "tecnici" brussellesi, partono quindi da due dati: l'incremento delle cause pendenti e la circostanza che il 50 per cento dei processi si chiude in primo grado con un'assoluzione. Fattori che richiedono un intervento e rendono ancora più problematica la lentezza con cui si arriva alla sentenza. Perché l'efficienza giudiziaria, o in questo caso è meglio dire l'inefficienza, "continua a costituire un ostacolo alla lotta alla corruzione". Questione di particolare importanza, in considerazione del fatto che tutte le statistiche confermano che "la pandemia del Covid 19 ha aumentato significativamente il rischio di corruzione e i reati legati alla corruzione". L'attività prevalente in questo caso si è concentrata sugli "acquisti di piccole imprese private, come ristoranti in difficoltà economiche, e di prodotto sanitari, tra cui le mascherine. Attività che hanno favorito la corruzione e il riciclaggio di denaro". Tutti richiami, insomma, che il gabinetto Draghi incasserà e in qualche modo utilizzerà nella discussione ancora in corso con il Movimento 5 Stelle. E che inevitabilmente accompagneranno l'esame in Parlamento degli emendamenti preparati da Cartabia.

Sul nostro Paese, poi, pesano altri tre allarmi. Uno riguarda ancora la Giustizia e in particolare il giudizio che l'opinione pubblica coltiva dei magistrati. Solo il 34 per cento degli italiani li considera indipendenti. Percentuale che addirittura si abbassa al 29 per cento tra gli imprenditori. Il secondo si riferisce agli "attacchi fisici" cui sono sottoposti i giornalisti. Episodi che costituiscono "motivo di preoccupazione". "La tutela delle fonti giornalistiche e la legge quadro sul segreto professionale - prosegue il Rapporto - restano inadeguate". Il terzo aspetto si concentra sui partiti politici e in particolare sulla legge che ha abolito il finanziamento pubblico. "Devono dunque autofinanziarsi quasi esclusivamente attraverso donazioni private di singoli donatori - nota il dossier -. Ciò ha reso gli attori politici più dipendenti e vulnerabili a influenze indebite".