di Angela Lamboglia
www.euractiv.it, 10 marzo 2015
Nelle prossime raccomandazioni specifiche per Paese la Commissione europea richiamerà con forza l'Italia sul tema della lentezza dei procedimenti giudiziari. Lo ha anticipato la commissaria per la Giustizia Vera Jourova, commentando il rapporto 2015 sui sistemi giudiziari europei secondo cui in Italia sono necessari in media 608 giorni per chiudere una causa civile o commerciale.
Terzultima in Europa, seguita solo da Cipro e Malta. Questa la posizione dell'Italia nella classifica stilata dalla Commissione europea nell'ambito del quadro di valutazione annuale sulla qualità, l'efficienza e l'indipendenza della giustizia negli stati membri. A fronte dei 308 giorni registrati in Francia, dei 192 giorni in Germania e dei 135 in Austria, in Italia la durata media dei processi civili e di natura commerciale si attesta a quota 608 giorni. Un dato in peggioramento rispetto ai 493 giorni di media del 2010 e ai 590 giorni del 2012, che tra l'altro penalizza, secondo l'Esecutivo comunitario, la competitività dell'economia italiana.
Per questo, ha fatto sapere la commissaria Jourova, nelle raccomandazioni economiche che Bruxelles presenterà a maggio nel quadro del semestre europeo, ci sarà un forte richiamo a rendere più efficiente la giustizia civile italiana. "La velocità dei processi è uno dei fattori chiavi per rendere efficace la giustizia", ha spiegato la commissaria, sottolineando che un sistema giudiziario con procedure eccessivamente lunghe non è "business friendly", quindi scoraggia gli investimenti e danneggia lo sviluppo delle imprese.
A livello dell'Ue nel suo complesso, il rapporto rileva miglioramenti nell'efficienza dei sistemi giudiziari, nell'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e nella partecipazione dei giudici ad attività di formazione continua sul diritto dell'Unione o di altri stati membri. All'indomani dell'8 marzo il rapporto rivela, invece, progressi ancora deboli sul fronte della parità di genere, soprattutto per quanto riguarda le posizioni apicali: in base ai dati raccolti dalla Commissione, quanto maggiore è il grado di giudizio, tanto minore è la percentuale di giudici donna. Nonostante la presenza di donne tra i giudici togati di primo e secondo grado risulti in aumento, osserva l'Esecutivo comunitario, nella maggior parte degli stati membri nelle corti supreme non si raggiunge l'equilibrio di genere.










