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di Cosimo Maria Ferri (Sottosegretario alla Giustizia)

 

Il Tempo, 26 gennaio 2015

 

L'apertura dell'anno giudiziario è da sempre l'occasione per parlare di giustizia e analizzare i risultati raggiunti e le criticità emerse e anche se non fa notizia in alcuni distretti è stato dato atto dello sforzo e della spinta riformatrice del governo e del coraggio nell'affrontare questioni da anni irrisolte. Va anche detto che negli anni alle condizioni di lavoro dei magistrati e al funzionamento effettivo degli uffici sono stati anteposti spesso argomenti di natura ideologica sia dallapoliti-ca che dall'Anm.

I cittadini oggi avvertono un problema complessivo di efficienza del sistema giustizia. Evidenziando ciò, il premier Matteo Renzi non cercava lo scontro coni magistrati ma intercettava il senso comune dei cittadini, che vedono tempi troppo lunghi per avere giustizia. Ed è proprio nei magistrati italiani - secondo le classifiche Ue (vedi rapporto Cepej) tra i più "produttivi" d'Europa - che occorre ricercare l'alleato strategico per la sfida di una giustizia che cammini alla giusta velocità: né troppo rapida e sommaria, né troppo lenta e tardiva.

I magistrati già oggi sacrificano ore di riposo, fine settimana, vacanze, per scrivere sentenze, senza avere diritto a recuperi compensativi. Si può chiedere loro un ulteriore sacrificio, tagliare le ferie, ma i trenta giorni di riposo devono essere effettivi. Il Csm può evitare che nei giorni immediatamente precedenti e successivi alle ferie non vi siano udienze, così da evitare che le vacanze siano spese a scrivere sentenze.

E ancora: oggi tutti i lavoratori hanno diritto a essere retribuiti durante la malattia, per i magistrati non è cosi. Chi si ammala perde l'indennità giudiziaria. Si potrebbe quindi riconoscere la malattia evitando il taglio dell'indennità. C'è insomma da scrivere una nuova pagi-na per una giustizia di qualità e il governo lo sta facendo con serietà. Altro tema è poi quello del correntismo che è innegabile che esista dentro la magistratura e che abbia un peso nelle decisioni del Csm. Su questo da anni anche all'interno dell'Anm ho sempre chiesto di fare autocritica: nessuno si può chiamare fuori. L'indipendenza interna è un valore che deve essere salvaguardato e se non riesce a farlo da sola la magistratura, è inevitabile ce lo faccia la politica: ciascun magistrato deve sempre sentirsi libero di decidere senza preoccuparsi di dispiacere il collega che potrebbe giudicarlo nella sua carriera.