di Liana Milella
La Repubblica, 15 aprile 2021
Forza Italia e Azione stoppano la riforma del Csm secondo Bonafede. Alla Camera intesa tra il sottosegretario azzurro Sisto e l'ex forzista Costa passato con Calenda: la nuova legge dell'ex Guardasigilli per ora non diventerà il testo base su cui innestare i futuri emendamenti della ministra Cartabia. La mossa dopo che Pd e M5S si sono messi di traverso sulla commissione d'inchiesta (voluta da centrodestra e renziani) che avrebbe dovuto rileggere l'operato della magistratura. Sulla giustizia vendette incrociate alla Camera.
Mentre l'ex pm Luca Palamara sotto inchiesta a Perugia - a breve sarà sentito dall'Antimafia - plaude alla commissione d'inchiesta sulla magistratura, Pd e M5S bloccano la commissione sulle toghe. Forza Italia e Azione 24 ore dopo rendono la pariglia stoppando la riforma del Csm dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede che, per ora, non diventerà il testo base su cui innestare i futuri emendamenti della ministra Marta Cartabia.
Come sempre, quando si gioca sul campo della giustizia, i colpi bassi volano. Stavolta l'uno-due riguarda temi caldissimi. Sul tavolo due questioni. La richiesta del centrodestra di governo (Forza Italia, Lega e Azione) e d'opposizione (Fratelli d'Italia), nonché di Italia viva, di dar vita a una commissione d'inchiesta che rilegga trent'anni di operato della magistratura per scoprire se dietro c'è stato un input politico. Dall'altra le riforme della giustizia, quella del processo penale e quella dell'ordinamento giudiziario inclusa la nuova legge del Csm e le regole sull'ingresso dei magistrati in politica. Su entrambe Bonafede ha presentato i suoi testi sin dal governo gialloverde. Sono in Parlamento. Alla Camera. Sono gli stessi testi su cui i gruppi di lavoro istituiti a via Arenula dalla ministra Marta Cartabia stanno preparando gli emendamenti che la stessa Guardasigilli ha promesso per la fine di aprile. È fin troppo ovvio che proprio i testi di Bonafede non possono che diventare i testi base su cui radicare il dibattito legislativo.
Ma se la procedura è ovvia, il banco salta quando di mezzo c'è quello che viene considerato dal centrodestra uno "sgarbo istituzionale", e cioè lo stop sulla richiesta di mettere in calendario il testo di Lega, Forza Italia, Azione e FdI sulla commissione d'inchiesta sulla magistratura, che ha l'appoggio anche dei renziani.
Il calendiano Enrico Costa non ha fatto mistero delle sue accuse: i presidenti delle due commissioni Affari costituzionali e Giustizia, Giuseppe Brescia e Mario Perantoni, entrambi di M5S, avrebbero volutamente bloccato la messa in calendario per un'evidente contrarietà politica. Passano 24 ore e che fa Costa? Eccolo in commissione Giustizia mettere a segno la ritorsione. Chiede di bloccare il voto sulla legge Bonafede sul Csm come testo base per la futura discussione. Esattamente, del resto, com'è avvenuto per il processo penale, altra legge varata dall'ex ministro di M5S ed ex capo delegazione a palazzo Chigi. E che oggi è tornato alla Camera e si muove come semplice parlamentare. Attimi di smarrimento politico dopo l'intervento di Costa. Con savoir faire, anziché arrabbiarsi, interviene anche Bonafede che fa parte della commissione.
Ma a questo punto arriva la sorpresa nella sorpresa. Perché Francesco Paolo Sisto - il sottosegretario alla Giustizia di Forza Italia, avvocato barese anche di Berlusconi, ex responsabile Giustizia di Fi da quando, ad agosto dell'anno scorso, Costa è passato con Calenda - di certo non contrario alla commissione d'inchiesta sulle toghe e sui loro processi, fornisce una giustificazione "politica" al rinvio dell'azione del testo Bonafede come testo base.
Sisto spiega che il rinvio sarebbe utile "per allineare il lavoro della commissione a quello del gruppo di studio diretto dal costituzionalista Massimo Luciani che per la fine del mese presenterà gli emendamenti". A che cosa? Ma ovviamente al testo Bonafede che quel gruppo di lavoro ha già adottato come testo base per i suoi lavori. Costa gongola. Il presidente della commissione Perantoni di M5S deve fare buon viso a cattiva sorte. La vendetta è andata a segno.
Giusi Bartolozzi, la giudice eletta con Forza Italia, tutta soddisfatta può andare in aula per lanciare la sua maratona per ottenere di mettere in calendario la commissione d'inchiesta. Avrà come sostenitore anche Vittorio Sgarbi, proprio quello che tempo addietro l'apostrofò con un epiteto poco delicato. Ma tant'è. Per ottenere la commissione d'inchiesta si può anche passare sopra a un "sei una str..." detto in aula il 20 giugno dell'anno scorso.











