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di Liana Milella

La Repubblica, 14 giugno 2023

A palazzo Chigi arriva il disegno di legge del Guardasigilli. Un solo testo in otto articoli. Stasera il consiglio dei ministri. Annacquato il reato di traffico di influenze. Interrogatorio obbligatorio prima dell’arresto. Dopo sette mesi di “passione” a palazzo Chigi si materializza la riforma della giustizia del Guardasigilli Carlo Nordio. Confermate le indiscrezioni di Repubblica a partire dal colpo di maglio alla libertà di stampa, vietato riferire di intercettazioni se queste non sono contenute espressamente negli atti dei giudici. Ma ecco i capitoli del disegno di legge.

Via il reato di abuso di ufficio - Nordio cancella il reato di abuso d’ufficio. Perché il numero dei processi che arrivano a buon fine sarebbe limitatissimo. Nel 2021 solo 18 casi in dibattimento. Il ministro assicura che comunque “l’apparato repressivo dei reati contro la pubblica amministrazione è articolatissimo e i singoli delitti sono puniti gravemente”.

Cambia il reato di traffico di influenze - Anche il reato di traffico di influenze viene ristretto. Nordio lo definisce un reato “avamposto” e interviene sulla nozione di “altra mediazione illecita” che viene così definita “la mediazione per indurre il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti a compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio costituente reato dal quale possa derivare un vantaggio indebito”. Aumenta il minimo edittale della pena. Si va da un anno e sei mesi a quattro anni e sei mesi.

Nella nuova versione l’ambito di applicazione della norma risulta molto ristretto. Viene richiesto il dolo intenzionale e le relazioni del faccendiere con il pubblico funzionario devono essere esistenti e non solo millantate, l’utilità che si riceve dev’essere “economica”. Quindi diventano ininfluenti favori o benefici di altra natura.

Le intercettazioni e la stampa - Sotto il capitolo degli interventi “in materia di intercettazioni a tutela della riservatezza del terzo estraneo al procedimento” Nordio materializza il suo obiettivo di limitare la diffusione delle intercettazioni e tutelare la persona, il cosiddetto terzo estraneo, che viene citato nel corso di una conversazione. E qui ecco la stretta per la stampa. Com’è spiegata testualmente nella relazione illustrativa al testo “tale limitazione viene resa ora più stringente prevedendo che il divieto di pubblicazione cada solo allorquando il contenuto intercettato sia riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento” Questo vuol dire che non sarà più possibile pubblicare intercettazioni che non siano già contenute negli atti. L’intervento riguarda l’articolo 114 del codice di procedura penale che stabilisce le regole sul divieto di pubblicare atti e immagini. Ma non è tutto perché Nordio esclude anche che copia degli atti possa essere rilasciata se la richiesta “è presentata da un soggetto diverso dalle parti e dei loro difensori”.

La tutela dei terzi citati nelle intercettazioni - Ed ecco il passaggio che fissa il divieto di citare i cosiddetti “terzi” che finiscono nelle intercettazioni perché citati da chi parla. Il disegno di legge stabilisce che “è dovere del giudice di stralciare le intercettazioni includendovi, oltre ai già previsti dati personali sensibili, anche quelli relativi a soggetti diversi dalle parti, fatta salva l’ipotesi che essi risultino rilevanti ai fini delle indagini”.

Interrogatorio obbligatorio prima dell’arresto - Confermata anche in questo caso l’indiscrezione che rende obbligatorio un interrogatorio preventivo della persona che deve essere arrestata. E l’obbligo di un via libera collegiale sull’arresto stesso confermata dopo la richiesta del pubblico ministero da tre giudici anziché dal solo giudice per le indagini preliminari come avviene oggi.

Le motivazioni di questa misura di garanzia sono le seguenti: “Da un lato si evita l’effetto dirompente sulla vita delle persone di un intervento cautelare adottato senza possibilità di difesa preventiva, dall’altro si mette il giudice nelle condizioni di poter avere un’interlocuzione, e anche un contatto diretto, con l’indagato prima dell’adozione della misura”. Il pubblico ministero avrà inoltre l’obbligo di depositare tutti gli atti trasmessi con la richiesta dell’arresto dando così la possibilità all’indagato di prendere visione. Siamo dunque a una discovery anticipata delle carte dell’accusa.

Torna la legge Pecorella sull’appello - Ed ecco un’altra novità esplosiva della riforma di Nordio, viene fatto divieto al pubblico ministero di presentare appello contro le sentenze di proscioglimento. E la stessa norma presentata nel 2006 dall’ex presidente della commissione giustizia della Camera Gaetano Pecorella, avvocato, allora berlusconiano di ferro, norma che fu bocciata dalla Corte costituzionale in quanto non rispettava i principi della stessa Costituzione.

Aumenta l’organico della magistratura - Nordio aumenta di 250 unità l’attuale organico della magistratura e cambia le regole del concorso. Se i candidati sono più di duemila, la commissione viene ampliata a 23 magistrati di cui sei professori universitari e quattro avvocati. Regole nuove anche per valutare i compiti, in particolare deve essere considerata la chiarezza espositiva, la capacità di sintesi, quella di inquadramento teorico sistematico. Inoltre i componenti del collegio esaminatore avranno l’obbligo di presentare “una relazione riassuntiva mensile sul numero delle sedute effettuate e sul numero dei candidati esaminati”.