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di Giuseppe Guastella

Corriere della Sera, 15 maggio 2026

Il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli: “Ora uno spirito condiviso. Garlasco? Serve un esame di coscienza”. Avvocato Fabio Pinelli, dopo il referendum che ha bocciato la riforma del centrodestra - che avrebbe decretato la fine del Csm, di cui lei è vicepresidente, come disegnato dalla Costituzione- si sente un sopravvissuto? “(Sorride) No. Il Consiglio superiore, sotto la guida saggia del presidente della Repubblica, anche durante la campagna referendaria ha mantenuto un profilo altamente istituzionale e ha proseguito, nel solco di una rinnovata efficienza, nell’adempimento dei propri compiti in modo proficuo e virtuoso. In ogni caso, il referendum ha mostrato come il Paese possa confrontarsi su temi di grande importanza e delicatezza in modo franco, aperto, addirittura aspro, come è fisiologico nelle democrazie liberali. L’importante è che il confronto avvenga sempre nel rispetto delle istituzioni”.

 

Come ha reagito alla vittoria del No lei che è stato indicato dal centrodestra?

“Le istituzioni sono impersonali e gli uomini al loro servizio, transitori. I cittadini che hanno democraticamente espresso il loro Sì alla riforma devono essere rassicurati sul fatto che il Consiglio superiore, nell’immutato assetto, può funzionare e svolgere adeguatamente il proprio ruolo costituzionale. La fiducia è un pilastro delle istituzioni”.

 

Nella campagna è intervenuto solo per rivendicare i risultati in materia disciplinare a fronte di chi, come il ministro Nordio, sosteneva che fossero carenti per l’influenza delle correnti...

“Ho avvertito fosse un dovere istituzionale nei confronti di tutto il Consiglio, una macchina molto complessa che governa la funzione di quasi diecimila magistrati. La giustizia, anche quella disciplinare, non si misura con la percentuale delle condanne, ma con decisioni motivate in modo solido e adeguato. Questa è una consiliatura assolutamente positiva, le do tre dati esemplificativi”.

 

Prego...

“Il primo. Siamo una consiliatura determinante per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Abbiamo offerto soluzioni, in massima parte recepite dal ministero della Giustizia, che ci avvicinano molto al raggiungimento del risultato auspicato, che sembrava impensabile e che consentirà, se raggiunto, di ottenere risorse ingenti da destinare a personale, magistrati, digitalizzazione, edilizia giudiziaria e penitenziaria. Secondo punto. Mantenendo una discrezionalità virtuosa, abbiamo deliberato le nomine degli incarichi direttivi all’unanimità tra l’80 e l’85%, il che significa aver diminuito la conflittualità interna e relativizzato con scelte trasparenti e verificabili il ruolo degenerativo delle correnti. Abbiamo altresì ridotto i tempi delle vacanze da circa 18 mesi a circa 6 mesi di media”.

 

Il terzo punto?

“La sezione disciplinare. Credo che si possa dire che è estremamente rigorosa e che le sue decisioni, come quelle del Csm in materia di incarichi direttivi, siano ragionevolmente coerenti e prevedibili, ancorché sindacabili. Lo dimostra lo scarsissimo numero di impugnazioni. Questo, come ha affermato il capo dello Stato, non vuol dire che il Csm sia privo di difetti, immune da errori e debba rimanere esente da critiche. Ma è innegabile che un lavoro sia stato compiuto ed è positivo. Per altro verso, una certa conflittualità interna deve essere considerata fisiologica, per la natura stessa dell’organo, espressione di valori e principi culturali eterogenei, sia nella componente laica che in quella togata. Tale diversità è una ricchezza di questa istituzione, non un limite”.

 

La parola prevedibilità riporta alla critica delle imprese straniere restie a investire in Italia perché le decisioni dei giudici possono essere discordanti...

“Parlo da giurista: l’obiettivo deve essere una risposta giudiziaria uniforme, rispetto a fatti consimili, su tutto il territorio nazionale. Certezza del diritto e prevedibilità della decisione. Credo sia necessaria una semplificazione normativa. La politica deve avere l’autorevolezza di disegnare, con il prezioso contributo della magistratura, dell’avvocatura e dell’accademia, un nuovo modello di giustizia, adeguato alla contemporaneità, che non sia avulso dai cambiamenti demografici, economici e tecnologici che stanno attraversando la nostra epoca”.

 

Parla di semplificazione, ma la politica tende a penalizzare tutto scaricando i problemi sulla giustizia...

“Si tratta di un fenomeno di lunga data, presente in tutte le stagioni politiche. È necessario avviare una riflessione profonda sul ruolo che il diritto penale può e deve avere nella società. Allo stesso tempo, occorre incentivare una risposta dello Stato, ovviamente per i reati minori e privi di allarme sociale, meno incentrata sulla detenzione. Questo aiuterebbe anche a evitare l’aggravamento del drammatico sovraffollamento carcerario che finisce per compromettere la funzione rieducativa della pena”.

 

Non ha l’impressione che l’immagine del Csm sia stata incrinata dagli attacchi della politica principalmente contro le correnti criminalizzate per il caso Palamara?

“Credo che certe vicende debbano essere consegnate al passato. La reputazione attuale del Csm non può che essere la diretta conseguenza di un’attività quotidiana contraddistinta da correttezza, prevedibilità, serietà e trasparenza. Questa sì è una nostra responsabilità”.

 

La magistratura in gran parte sente di essere uscita vittoriosa dal referendum...

“La magistratura merita un riconoscimento per i tanti che compiono un lavoro straordinario e per il ricordo di coloro che hanno sacrificato anche la loro stessa vita. Legittimamente rivendica i principi inderogabili di autonomia e di indipendenza. Ma al contempo, all’esito del referendum, su questi stessi principi potrebbe compiere una riflessione matura, valorizzandoli come forme di garanzia per i cittadini, nel rispetto del principio di uguaglianza davanti alla legge. La magistratura non deve cercare consenso e potere, ma la fiducia dei cittadini acquisita attraverso una postura sempre adeguata nell’esercizio della funzione”.

 

I magistrati sono stati attaccati sui temi della sicurezza, delle indagini e dei processi che non avevano molto a che fare con la riforma. Il giorno dei risultati, alcuni non hanno fatto una bella impressione festeggiando cantando “Bella ciao”...

“È stata una fase storica particolare. Voltiamo pagina e guardiamo al futuro. Occorre nutrire e manifestare reciproco rispetto, la delegittimazione non aiuta le istituzioni e di conseguenza i cittadini”.

 

La cronaca ripropone in continuazione casi giudiziari come la vicenda Garlasco...

“Il processo mediatico è un tema delicato, rispetto al quale bisogna interrogarsi: un condiviso esame di coscienza che coinvolga magistratura, avvocatura e mezzi di comunicazione, anche se devo dire che nel caso specifico, in quest’ultima fase, la magistratura si è data una disciplina rigorosa. Tutti gli attori in gioco dovrebbero ricordare che il luogo dell’accertamento delle responsabilità individuali è solo il processo”.