di Errico Novi
Il Garantista, 15 marzo 2015
Al governo non resta che decidere. Deve scegliere il rappresentante italiano al Comitato per la prevenzione della tortura, organismo del Consiglio d'Europa. Si tratta di avere un po' di coraggio e rompere il silenzio sulla condizione delle carceri (non solo quelle italiane), sulla disumanità dell'ergastolo ostativo e persino, udite udite, del 41.bis.
Se Renzi e Orlando vogliono puntare a simili obiettivi hanno una carta a disposizione: scegliere Elisabetta Zamparutti. L'esponente radicale, tesoriera di Nessuno tocchi caino, è in lizza con il presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi e il presidente di Antigone Patrizio Gonnella. Candidati eccellenti. Ma con Zamparutti forse ci si prende un rischio in più: la rottura definitiva col populismo giudiziario.
Certo che ora in Italia la spinta giustizialista è fortissima. E però ci sono anche segnali chiari di tipo diverso, a cominciare dall'unico messaggio inviato alle Camere dal presidente Napolitano nel corso del suo mandato. L'opinione pubblica italiana è sensibile al tema delle garanzie per i detenuti?
"Se c'è un vulnus è nella mancanza di conoscenza. Non c'è alcun tipo di dibattito su questioni come il sovraffollamento dei penitenziari. Il sistema dei media nega ai cittadini una vera informazione. C'è una comunicazione tutta concentrata su fatti che possono sollecitare l'emotività e indurre paure".
E come si spezza la catena?
"Il primo anello è la politica: il nodo è tutto lì. Alterare la verità rispetto ai problemi della giustizia fa comodo alla politica. Conviene eccome, cavalcare questa tendenza dell'informazione, perché in questo modo si evita di affrontare questioni come il significato della pena".
Dei suicidi nelle carceri si parla solo se qualche poliziotto idiota scrive sui social "uno di meno".
"La disumanità delle carceri non viene fatta quasi mai conoscere, a parte rarissime eccezioni come quella del Garantista. E tra le forze politiche noi radicali siamo gli unici a porre la centralità della questione giustizia. Si è riusciti a oscurare, di fatto, persino il messaggio di Napolitano".
Lei si candida al Comitato per la prevenzione della tortura, che monitora la tutela dei diritti nei vari Stati membri.
"La mia candidatura negli ultimi giorni ha ricevuto il sostegno di personalità di grande rilievo come il premio Nobel per la pace Maire-ad Corrigan Maguire, irlandese, e l'ex presidente dell'Assemblea generale dell'Onu Bill Richardson. Ma a decidere, di fatto, sarà il nostro governo".
Tra i pochi a schierarsi contro l'ergastolo c'è il Papa.
"E non a caso è un Papa assai più isolato rispetto ai suoi predecessori. È un Pontefice che ha il coraggio di interloquire con Marco Pannella, e che in Vaticano ha abolito l'ergastolo, introdotto il reato di tortura. Ha affermato davanti all'Assemblea internazionale dei giuristi che l'ergastolo e le pene più dure, di isolamento, sono pene di morte mascherate. È un dono, da questo punto di vista".
Lei al Consiglio d'Europa che priorità si darebbe?
"Quelle di Nessuno tocchi caino: l'abolizione dell'ergastolo e il superamento del 41-bis".
Il 41.bis? Roba da temerari.
"Quelle saranno le mie priorità: da una parte l'ergastolo ostativo, dall'altra il carcere duro, sono forme di isolamento che la nostra legge prevede di interrompere solo in caso di confessione. E quando la sola possibilità di uscire dall'isolamento consiste nel rendere determinate dichiarazioni, si configura precisamente il reato di tortura così come definito nei trattati internazionali".
Il 41-bis dunque è tecnicamente una forma di tortura?
"È scritto nelle convenzioni. E il mandato specifico del Comitato per la prevenzione della tortura è proprio quello di vigilare sui casi in cui determinati regimi di pena sono legati a un'eventuale confessione".
Sa che a San Marino le raccomandazioni del Comitato sono state accolte solo in parte e quasi del tutto disapplicate?
"Quando uno Stato membro non recepisce le raccomandazioni il Comitato ricorre alla dichiarazione pubblica. Attiverei sicuramente questo strumento straordinario. Così come mi impegnerei sul problema delle extraordinary rendition, cioè delle carceri segrete in cui alcuni Paesi come Romania, Polonia e Lituania interrogano persone considerate pericolose. Sono casi in cui si degrada dalla democrazia come dovrebbe essere alla democrazia reale, come avveniva con il socialismo reale".
A proposito del Papa: come vede il Giubileo dedicato alla misericordia?
"Questo è un Papa che mette sopra di tutto l'inclusione dell'umanità, il rispetto della dignità umana: questa decisione sul Giubileo lo conferma. Non è un caso che lui e Marco Pannella vanno d'accordo".










