di Redazione Salute
Corriere della Sera, 10 settembre 2025
L’indagine di Laboratorio Adolescenza. I risultati della ricerca annuale sugli stili di vita dei ragazzi (12-19 anni) che vivono in Italia Sempre più dipendenti dai social network, che sono il termometro della loro “popolarità” ma anche la fonte primaria di informazioni, pessimisti rispetto al futuro, a causa delle guerre e dei cambiamenti climatici, scettici rispetto all’intelligenza artificiale, vista con molto più timore che fiducia. A tracciare un profilo degli adolescenti di oggi è l’indagine annuale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD su un campione nazionale rappresentativo di 3160 studenti (fascia di età 12-19 anni), con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza.
“Sono ormai troppi anni - commenta Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza - che i risultati della nostra indagine annuale, che portiamo avanti da 27 anni, appaiono, anche loro, una sorta di bollettino di guerra. Il nostro lavoro purtroppo non indica soluzioni, ma è un termometro impietoso di una china pericolosa su cui, anno dopo anno, gli adolescenti, più o meno lentamente, stanno scivolando. Un’adolescenza fragile, ma sempre più “in vetrina” sui social, con il solo risultato di aumentare insicurezza e fragilità. Un’adolescenza sempre più impaurita dal futuro tanto da temere anche l’intelligenza artificiale che, ci piaccia o no, sarà il futuro, e tanto vale, allora, imparare a governarla invece di demonizzarla lasciandocela sfuggire di mano. Un’adolescenza culturalmente sempre più povera, dove la barriera ai consumi culturali spesso è di natura economica. Una adolescenza che non si fida degli adulti (e come darle torto) e cresce con modelli di riferimento fasulli come sono fasulli gli influencer della rete. Ma a questo punto serve, per il bene della società futura, una inversione di tendenza che può esserci solo se noi adulti, che a vario titolo siamo oggi responsabili di ciò che accade intorno a noi, saremo in grado di modificare gli scenari in cui i nostri figli e nipoti si trovano a vivere. Le generazioni precedenti ci hanno lasciato un mondo imperfetto, altrettanto pieno di orrori e di errori. Noi, se non riusciamo a cambiare velocemente passo, alle generazioni future lasceremo solo briciole e polvere”. I risultati: cercasi follower disperatamenteL’86,5% degli adolescenti (91% delle ragazze) posta foto e reel sui propri profili social e il 17,5% (21,3% delle ragazze) lo fa spesso. L’obiettivo di questa overdose di condivisione del proprio privato è la ricerca di follower che sono il termometro della propria “popolarità”, con la speranza, anche nel proprio piccolo, di poter diventare un influencer; e tanto basta.
“E intanto - commenta Loredana Petrone, psicologa e psicoterapeuta dell’Università di Chieti e componente del direttivo di Laboratorio Adolescenza - si imitano gli influencer già “riconosciuti” che, per intenderci, non sono quasi mai i nomi celebri alle cronache (considerati comunque irraggiungibili), ma altri adolescenti come loro che fanno bravate o riescono ad avere gratis da alcune aziende, in cambio di reel pubblicitari, qualche manciata di prodotti per la “skin care” o di capi di abbigliamento per un “outfit” alla moda”. “Meno del 20% dei giovani utenti dei social afferma di non aver mai imitato i propri influencer di riferimento nel modo di vestire, di pettinarsi, di atteggiarsi. L’80% (un po’ più le femmine che i maschi) lo fa in modo più o meno abitudinario e in percentuale crescente fino ai 17 anni, per poi avere una flessione dopo i 18 anni. Ma quali sono i “segreti” per avere molti follower? Se al primo posto c’è “riuscire a trovare un’idea vincente che renda i reel virali”, subito dopo la caratteristica fondamentale è “essere belle/belli” . Da qui il via all’utilizzo di tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per migliorare, fino qualche volta quasi a trasformare la propria immagine. Creando una dissociazione tra il sé reale e il sé esibito che contribuisce ad accrescere insicurezze e fragilità emotiva”.
Le ”challenge”
Preoccupano inoltre, sempre legati all’utilizzo dei social, i comportamenti a rischio come le challenge che si sviluppano in rete (di pochi giorni fa il caso dell’adolescente trovato morto davanti al computer con una maschera antigas). Se il 78% afferma di non essere (almeno per il momento) intenzionato a provare l’esperienza, il 13% l’ha già provata ed il 9,5% dice di volerla certamente riprovare. Preoccupa anche che troppi genitori e molti insegnanti non sanno nemmeno cosa sia una challenge.
La visione del futuro
Incerti o addirittura preoccupati, gli adolescenti che hanno una visione “grigia” del futuro sono ormai un’ampia maggioranza (62,4%), mentre solo poco più di un terzo (37%) si dichiara ottimista o fiducioso. Ed il fenomeno è in costante e forte crescita: solo due anni fa (dati indagine 2023) gli ottimisti e i fiduciosi sfioravano il 50%. Ciò che cambia, invece, sono i principali motivi di preoccupazione. Il Covid, e con esso il rischio di epidemie, ormai è archiviato e preoccupa meno del 25% del campione (era l’84% nel 2022). Superato, il rischio epidemie, anche dal rischio “catastrofi naturali” che preoccupa molto il 38% degli adolescenti. In cima alla classifica oggi c’è la paura della guerra, indicata dal 53,6%. Unica costante tra le preoccupazioni adolescenziali, e quindi probabilmente la più profonda e meno legata alla contingenza, è quella riguardante il degrado ambientale, oggi indicato dal 48,7% del campione. Riguardo al genere, complessivamente le ragazze sono più preoccupate e pessimiste, su tutti i fronti, rispetto ai maschi.
Via da casa
Solo un terzo del campione (32,9%) pensa di rimanere nella stessa città/regione in cui vive attualmente, mentre un altro terzo (33,1%) si vede in Italia, ma in un’altra città/regione, mentre la maggioranza (33,5%) si vede in un’altra nazione europea o extraeuropea. Significativa la differenza di genere, con le ragazze più orientate a “lasciare casa”: poco più di una su 4 afferma di voler rimanere nella propria città/regione, mentre il 37% si vede fuori dai confini nazionali.
Realizzazione personale
Dal punto di vista della vita personale una larga maggioranza (75%) si vede in “un rapporto di coppia stabile e di convivenza/matrimonio, con figli” (ma questa percentuale nel 2015 superava il 90%). E proprio riguardo ai figli ad immaginare il proprio futuro senza figli è il 10% dei maschi e il 15% delle femmine. L’8,2% immagina, invece, un futuro da single, mentre solo il 3% si prefigura in un rapporto stabile ma senza convivenza.
“Se non possiamo certo dire che la visione che gli adolescenti hanno della nostra società sia improntata all’ottimismo, non stupisce la spinta a trovare per sé stessi tranquillità in un equilibrio affettivo e sicurezza in un equilibrio esistenziale - spiega Carlo Buzzi, sociologo dell’Università di Trento e Direttore scientifico dell’indagine -. La prima dimensione sembrerebbe garantita dal desiderio largamente maggioritario del rapporto di coppia stabile e con figli, la seconda dimensione sembrerebbe invece realizzabile attraverso una diffusa mobilità territoriale (solo un terzo si pensa ancorato anche da adulto nella località o nella regione d’origine, gli altri si vedono proiettati in altre realtà italiane o straniere). Ne emerge un quadro nel quale la sfiducia dal punto di vista dei destini collettivi (riconducibile alle attuali situazioni dettate dalle recenti crisi economiche, ambientali ed internazionali) è intimamente compensata dalla prevalenza di un atteggiamento positivo e fiducioso verso il proprio futuro personale”.
Cambiamento climatico
Rispetto alla preoccupazione degli adolescenti riguardo il degrado ambientale Gianni Bona, pediatra endocrinologo, Presidente Onorario di Laboratorio Adolescenza e coordinatore di AMBO (Associazione che coinvolge 43 Società Scientifiche e Gruppi dell’Area Pediatrica, a cui aderisce anche Laboratorio Adolescenza, dedicata a studiare la relazione tra ambiente e salute nel bambino e nell’adolescente) commenta: “La costante presenza ai primi posti del tema dell’ambiente tra le preoccupazioni degli adolescenti ci dà fiducia per il futuro. Infatti, se il cambiamento climatico e Il degrado dell’ambiente possono essere arginati attraverso iniziative di tipo globale disegnate dalla politica, un ruolo non secondario è affidato ai singoli individui, prima di tutto mediante la presa di coscienza del problema in tutte le sue declinazioni, per poi agire in maniera responsabile e proattiva, attuando da subito comportamenti virtuosi. E gli adolescenti sono un terreno fertile su cui lavorare. Il gruppo AMBO rivolge grande attenzione agli adolescenti, sia per la creazione di materiale informativo/educativo a loro direttamente rivolto, che per proporre interventi educativi nelle scuole, al fine di sensibilizzare insegnanti e studenti sull’importanza di promuovere stili di vita rispettosi dell’ambiente, in linea col concetto di “One Health”.
L’IA che fa paura
Inaspettato il giudizio che gli adolescenti danno dell’intelligenza artificiale. Complessivamente vedono nel suo sviluppo più pericoli che benefici, con le ragazze che risultano molto più pessimiste dei ragazzi. Indubbiamente una risposta arriva dalla maggiore maturità, a quell’età, delle ragazze, che esprimono già un pensiero di tipo più adulto che le porta ad una analisi meno superficiale su qualcosa che davvero potrà cambiare il modo di vivere e sulla quale è oggi estremamente difficile fare pronostici.
Consumi culturali
Pochi i consumi culturali. Se si eccettua l’andare al cinema (73,9%) o l’aver visitato una mostra o un museo (72,4%), magari in occasione di uscite didattiche. Se certamente tra le cause non si può escludere il disinteresse e il maggiore appeal che ha il trascorrere il tempo libero sui social, dai focus group qualitativi che Laboratorio Adolescenza realizza a corredo dell’indagine quantitativa emerge anche, tra le cause, una barriera economica considerevole, specie per quanto riguarda concerti, manifestazioni e viaggi all’estero. Salute e prevenzione Il 38% del campione si mostra fatalista affermando “Indipendentemente dai miei comportamenti e dalla prevenzione, se sono destinato ad ammalarmi, mi ammalerò”, mentre il 70% ritiene i social utili ed affidabili anche per le informazioni riguardo a temi di salute. Ed Internet è la principale fonte alla quale attingono per avere informazioni riguardo la sessualità e la contraccezione. Il 55% gradirebbe poter avere uno spazio di colloquio riservato con il proprio pediatra o medico senza la presenza dei genitori, ma il 32,5% afferma che questa possibilità non ce l’ha.
“Che una percentuale così alta di adolescenti desideri avere un momento di contatto diretto con il proprio pediatra o medico di riferimento non alla presenza dei genitori è un segnale molto importante al quale dobbiamo dare risposta - commenta Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria -. Naturalmente l’esigenza degli adolescenti nasce prevalentemente dal voler parlare con il medico di argomenti che non è sempre facile affrontare con i genitori e non certo di un mal di gola. Questo impone a noi pediatri di farci carico di un impegno molto delicato, sia perché sappiamo bene quanto sia complesso gestire una comunicazione efficace con gli adolescenti, sia perché dobbiamo far comprendere ai genitori l’utilità della cosa, anche per favorire quel processo di progressiva autonomizzazione che è l’essenza stessa dell’adolescenza”. Dall’indagine emerge infatti che solo una minoranza (tra il 20 e il 30%) si sentirebbe a suo agio a parlare con il proprio medico di argomenti come il fumo, in consumo di alcol, di cannabis, ma anche dei propri comportamenti in rete per la paura che il medico vada immediatamente a riferire tutto ai genitori vanificando il senso stesso di un incontro riservato.
“Il medico - spiega Marina Picca, Vice Presidente di Laboratorio Adolescenza e Presidente della sezione Lombardia della Società Italiana di Cure Primarie Pediatriche - e non ha l’obbligo di informare i genitori sempre e comunque. Se il medico ritiene che il suo silenzio non sia pregiudizievole per la salute dell’adolescente, ha la facoltà e, aggiungerei, il dovere deontologico di garantirgli assoluta riservatezza su quanto ha saputo e su quanto eventualmente indicato o prescritto. E se su qualche aspetto non può non informare i genitori va detto con estrema chiarezza e lealtà al giovane paziente e la cosa non va mai fatta” alle sue spalle”, evitando atteggiamenti ambigui di “complicità”. Questo perché è di assoluta importanza che fra medico e paziente, di qualunque età, si costruisca innanzi tutto un rapporto di fiducia. Come indica giustamente il Presidente della Società Italiana di Pediatria la comunicazione con un adolescente e cosa complessa per cui anche noi medici e pediatri abbiamo il dovere di formarci in modo adeguato per svolgere questo difficile compito in modo efficace, come affrontare, ad esempio, argomenti a volte spinosi ma anche come rassicurare l’adolescente sul rispetto della sua privacy”.










