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di Marika Ikonomu

Il Domani, 24 aprile 2026

Il termine del 25 aprile, pena la decadenza, si sta avvicinando e la maggioranza alla Camera sta correndo per l’approvazione finale della legge di conversione del decreto Sicurezza. Le sedute fiume dovrebbero portare al via libera al provvedimento non prima delle 11:30 di venerdì. Poi il passaggio del testimone al Consiglio dei ministri che si riunirà per mettere una toppa all’emendamento attenzionato dal Quirinale. L’ipotesi sempre più accreditata è quella di un decreto legge per correggere l’articolo 30 bis, la norma sui compensi agli avvocati che portano a compimento il rimpatrio volontario di un cittadino straniero.

Per evitare la violazione dell’articolo 24 della Costituzione, che sancisce il diritto alla difesa, il governo interverrebbe su tre punti. Se il decreto Sicurezza prevede la corresponsione di 615 euro al rappresentante legale che “fornisca assistenza al cittadino straniero” per la richiesta di rimpatrio volontario, “ad esito della partenza”, il decreto correttivo dovrebbe svincolare il compenso dall’esito del procedimento. Tre partiti in cerca d’autore, la destra e le onde d’urto del referendum Così il governo eliminerebbe il rischio che un avvocato faccia l’interesse dello Stato e non del suo assistito, integrando il reato di patrocinio infedele.

Il provvedimento del Cdm potrebbe poi ampliare la platea dei beneficiari del contributo a mediatori e associazioni. Infine, il nuovo provvedimento dovrebbe togliere il coinvolgimento del Consiglio nazionale forense, che non era nemmeno stato informato, e trasferire la competenza del pagamento allo Stato. Per il mondo dell’avvocatura, però, la violazione del diritto di difesa non si nasconde solo nella norma sorvegliata dal Quirinale. Anche nell’articolo 29, che sopprime l’accesso automatico al gratuito patrocinio per i procedimenti diversi dagli espatri volontari.

“Il caso è chiuso” Giovedì mancavano alcune limature, ma il sottosegretario Alfredo Mantovano, incaricato dell’interlocuzione con il presidente della Repubblica, ha stabilito che “il caso è chiuso”. Sarebbe quindi chiuso anche il nodo delle coperture economiche: già la somma prevista nel decreto Sicurezza assicurava un numero di rimpatri volontari per il 2026 inferiore a quelli del 2025. “I valori della Resistenza vanno difesi”. Il monito del Colle dopo le polemiche Ora, con l’aumento della platea e lo svincolo dall’esito positivo della procedura, la spesa non può che aumentare. C’è poi il nodo dei rapporti istituzionali, hanno fatto notare le opposizioni in aula. “Come vi è venuto in mente”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, “di fare un testo che mina il diritto alla difesa e anche davanti ai rilievi del Quirinale di tirare dritto? È arroganza al potere”. E ancora il deputato del M5s, Gaetano Amato: “Cosa deve fare il presidente della Repubblica perché non si voti una norma incostituzionale?”.

I due provvedimenti dovrebbero arrivare sul tavolo di Sergio Mattarella “contestualmente”. Mercoledì Riccardo Magi di +Europa aveva sollevato il rischio che il decreto correttivo possa poi non essere convertito e, quindi, lasciare nell’ordinamento la norma imputata di incostituzionalità. Su questo dal Viminale garantiscono che la soluzione tecnica assicurerà al cento per cento il recepimento di tutte le osservazioni del Colle. Una certezza che fonti del ministero definiscono granitica, perché - dicono, messe da parte le parole di Piantedosi sulle “sensibilità” arrivate dal Colle - i rilievi della presidenza della Repubblica sono sempre “tenuti in massima considerazione”.

E la presa di responsabilità, concludono, è stata anche politica. La campagna d’Albania In corsa per sistemare l’accozzaglia fatta in patria, il governo ha trovato uno slancio sui Cpr in Albania. L’avvocato generale alla Corte di giustizia Ue, Nicholas Emiliou, in una delle due cause sulle strutture italiane oltre Adriatico, ha presentato le conclusioni, sostenendo che il protocollo Italia-Albania è compatibile con il diritto Ue, a condizione che i diritti e le garanzie previste dall’Unione per i migranti siano pienamente rispettate.

“Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate”, ha attaccato la premier Giorgia Meloni sui social. Più pacata poi la sua reazione da Cipro: “Il parere dell’avvocato è incoraggiante”. La maggioranza, che ha subito rivendicato l’operazione Albania - da sempre attaccata sul piano dei costi giuridici, umani ed economici di strutture rimaste per molto tempo vuote e inutilizzate - ha tralasciato però il carattere non vincolante del parere per i giudici Ue.

Conclusioni, quelle di Emiliou, preoccupanti per Andreina De Leo, ricercatrice di diritto europeo all’università di Maastricht e socia Asgi, perché forniscono un’interpretazione estensiva del concetto di frontiera. La logica è che “la geografia non conta, conta il controllo”. Cioè non importa dove si trovino le zone di frontiera, basta si applichino la giurisdizione e la piena garanzia dei diritti dell’Ue. Ma, fa notare De Leo, “la giurisdizione senza la necessaria infrastruttura territoriale rischia di diventare un nesso puramente formale: un nesso che potrebbe non garantire una reale conformità”. Ed estremizza: “Potremmo gestire procedure di asilo alle frontiere su Marte”, purché formalmente applicati i diritti Ue?